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Via libera al Ceta, l’accordo economico tra Europa e Canada

16 febbraio 2017


Via libera al Ceta, l’accordo economico tra Europa e Canada

Voto favorevole del Parlamento europeo, ora la parola passa alle assemblee nazionali. L’intesa commerciale entra in vigore ma provvisoriamente. 

Liberalizzerà gli scambi commerciali e finanziari tra le due sponde dell’Atlantico. Benefici anche per l’agroalimentare.

L’obiettivo è di eliminare i dazi doganali, aprire il segmento degli appalti pubblici alle imprese delle due sponde opposte dell’Atlantico, liberalizzare gli scambi di servizi, uniformare i criteri di tutela dei brevetti e della proprietà intellettuale e promuovere gli investimenti industriali. Nasce con questi obiettivi il Ceta, acronomico per Comprehensive economic and trade agreement, l’accordo economico e commerciale tra Canada e Unione europea.

Il 15 febbraio il Parlamento europeo ha votato a favore dell’adesione: 408 i sì, dai banchi di popolari, liberali, conservatori e social-democratici, 254 i no, da Verdi, sinistra, Enf, dove militano la Lega Nord e il Front Nationale di Marie Le Pen, e l’Efdd di Nigel Farage e del Movimento 5 Stelle. A cui aggiungere 33 astenuti. È un semaforo verde provvisorio, quello che hanno acceso a Strasburgo. Un’analoga votazione spetta al Parlamento canadese. A Bruxelles stimano che per aprile il Ceta possa entrare in vigore in via provvisoria. Perché dopo l’ok dell’Europarlamento, alla Ue serve il via libera di tutte le assemblee dei 28 Paesi.

Il voto passerà sia dai parlamenti nazionali sia da quelli regionali. Nel complesso, serviranno 38 sì perché il Ceta sia approvato in tutta Europa. E questo è il passaggio più delicato, perché il trattato commerciale Ue-Canada ha già subito uno stop proprio in un’assemblea regionale, quella della belga Vallonia, che con il suo no ha fatto saltare le agende di Ottawa e Bruxelles, tenuto in scacco per giorni l’intesa e ritardato il voto dell’Europarlamento su un documento che si negozia dal 2009. Lo scenario potrebbe ripetersi anche ora, quindi il destino del Ceta è ancora da scrivere. Il fronte del no annuncia battaglia al voto locale.

Il rischio è che questo tira e molla vanifichi un accordo che, secondo Bruxelles, potrà far risparmiare agli esportatori oltre 500 milioni di euro, permetterà di vendere il 92% dei prodotti agricoli e alimentari senza dazi, di partecipare alle gare della pubblica amministrazione canadese, che ogni anno spende circa 30 miliardi di euro e di sostenere l’occupazione. La Commissione europea ritiene che ogni miliardo di euro di export sostiene circa 14mila posti di lavoro, che ricevono stipendi fino al 15% più remunerati della media del settore. L’intesa con la Corea del Sud, che Bruxelles porta a esempio, ha aumentato del 55% le vendite di merci e del 40% quelle di servizi dal vecchio continente a Seul.

Il Ceta ha l’obiettivo di abbattere il 98% dei dazi doganali che dividono le due sponde dell’Atlantico.  Ottawa e Bruxelles hanno trovato un’intesa sulle certificazioni di conformità dei prodotti, per segmenti strategici come i giocattoli, i macchinari, gli strumenti di misura e le apparecchiature elettriche. Una semplificazione di cui beneficeranno le imprese del settore, se l’accordo sarà recepito anche dai parlamenti nazionali. La liberalizzazione dei servizi – finanza, energia, telecomunicazioni e trasporto marittimo – potrebbe aumentare di 5,8 miliardi gli introiti dell’economia europea.

Confindustria ha calcolato che da gennaio a ottobre dello scorso anno il Canada ha esportato verso l’Italia merci e servizi per un controvalore di 4,188 miliardi di euro, con un calo del 3% rispetto al 2015, mentre da Roma a Ottawa i flussi si sono mantenuti sostanzialmente stabili, con una diminuzione dello 0,9% a 3,040 miliardi di euro. L’Italia compra dal Canada grano, pasta di legno e petrolio, materie prime, quindi, che poi rivende allo stesso mercato sotto forma di prodotti lavorati, come macchinari, mobili, prodotti farmaceutici e bevande. Il Ceta uniformerà anche le regole sull’agroalimentare, tutelando le denominazioni di origine protetta: 176, per la precisione, in tutta Europa, di cui un numero significativo è made in Italy.

Sono oltre 13mila le aziende italiane che hanno rapporti con il Canada e danno lavoro a 63mila persone delle 865mila in tutta Europa. Il maggior numero di aziende ha sede in Lombardia, 367 per la precisione, a cui seguono il Veneto con 235, l’Emilia Romagna con 195 e il Piemonte con 114.

 

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