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Università e imprese a braccetto verso la sostenibilità

14 settembre 2018


Università e imprese a braccetto verso la sostenibilità

La chimica è un comparto industriale strategico di elevata eccellenza e rappresenta una componente irrinunciabile per il futuro sostenibile del nostro Paese. 

In questa direzione è fondamentale la collaborazione tra università e imprese in tema di ricerca e sviluppo, innovazione e competitività nel mercato globale. Ne parliamo con Galatea Bio Tech, startup green che rappresenta al meglio questa alleanza.

L’appuntamento annuale di rilievo dedicato alla chimica – il XXXVIII Convegno Nazionale della Divisione di Chimica Organica – ospitato quest’anno a Milano, è stata l’occasione per una riflessione a tutto tondo sulla collaborazione tra università e imprese per stimolare l’innovazione e ricordare l’importanza che il settore riveste nella nostra società e per l’economia.

Per avere un’idea della rilevanza del comparto, basti pensare che solo in Lombardia occupa oltre 42mila addetti (il 41% rispetto al totale nazionale) e sono presenti 151 multinazionali (per un totale di 21mila addetti) che operano nel settore. In particolare, nel territorio di Milano, Monza e Brianza, Lodi la chimica occupa 20,5mila addetti (il 48% della Lombardia) e vi risiedono ben 102 multinazionali di quelle contate nell’intera Regione.

Un settore in cui l’attenzione alla sostenibilità gioca un ruolo sempre più decisivo, che si misura in risultati tangibili: -81% di emissioni in acqua e -96% di emissioni in aria dal 1981, oltre a -55% emissioni di gas serra dal 1990 (Fonte Federchimica). Il chimico-farmaceutico è infatti al primo posto nei settori leader dello sviluppo sostenibile e, in particolare, si stima che il mercato globale delle plastiche registrerà un CAGR (tasso annuo di crescita composto che rappresenta la crescita percentuale media in un lasso di tempo n.d.r.) di più dell’8% al 2020, e che quello delle bioplastiche crescerà del 50% entro il 2021.

La pervasività della chimica nella vita quotidiana la rende quindi centrale nello sviluppo di soluzioni per le sfide del futuro. In quest’ottica è fondamentale che università e imprese si uniscano per muoversi verso una direzione comune.

Perfetta rappresentazione di quanto questa collaborazione possa generare casi di successo virtuosi è Galatea Bio Tech, spin-off universitario i cui soci sono l’Università di Milano Bicocca, tre professori di Biotecnologia Industriale e di Fisica della materia dello stesso Ateneo e un manager industriale. Un’alleanza che ha generato un core business fatto di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie e processi utili alla produzione di materiali bioplastici nati da scarti di lavorazioni industriali. La startup ha vinto un premio per la solida collaborazione creatasi appunto tra industria e università e tra studenti e manager in vista di un futuro sempre più green. Ne parliamo con Paola Branduardi, Presidente di Galatea Bio Tech e docente dell’Università Bicocca.

Galatea Bio Tech è da considerare una best practice nell’ambito della chimica per essere riuscita a trasformare un progetto di ricerca scientifica in un’attività imprenditoriale. In che modo è stato possibile e quanto è importante la collaborazione con le università?  

Siamo nati nel 2013 come spin-off universitario e oggi siamo una start-up innovativa che opera nel campo delle biotecnologie industriali e della chimica verde, ma in realtà il nostro percorso parte da anni di ricerca all’interno di un laboratorio universitario che è stato uno dei primi in Italia a lavorare con l’ingegneria metabolica, un’ingegneria genetica rivolta a finalizzare il metabolismo cellulare per produrre determinate molecole. Grazie a queste tecniche il laboratorio era stato contattato da una multinazionale per lavorare insieme su un progetto di ricerca, proseguito per oltre un decennio, fino a quando l’azienda ha poi deciso di cambiare strategia. Per cinque anni non ci siamo dedicati alla tematica in oggetto per etica professionale. Dopo quel tempo, abbiamo ripreso l’attività di ricerca a livello solo accademico e ci siamo accorti che il nostro approccio era ancora d’avanguardia e abbiamo quindi cercato all’interno del nostro team di laboratorio le energie per riprendere il progetto e lavorare in particolare su piattaforme chimiche che potevano essere utilizzate per creare polimeri: è nato così lo spin-off, che ha come attività principale la ricerca e la produzione di bioplastiche e che fa da ponte tra le conoscenze accademiche e le imprese che vogliono iniziare un percorso verso la sostenibilità.

Essere incubati all’interno dell’università ci permette di avere un punto di vista privilegiato sulle nuove tecniche e tecnologie di frontiera e di poterle applicare e testare immediatamente per poterle poi mettere a disposizione di altre imprese. Inoltre, un altro vantaggio è che abbiamo l’opportunità di conoscere giovani talenti e offrire loro la possibilità di fare il salto da un mondo universitario a uno più aziendale, restando però nello stesso contesto. Della presenza dello spin-off beneficia anche l’università stessa perché gli studenti che frequentano il laboratorio hanno un approccio organizzativo più preciso, su modello aziendale: ad esempio nella preparazione di report e nell’archivio di libri di laboratorio firmati, in modo tale che se si dovesse sviluppare una domanda di brevetto, tutto sia stato certificato.

Operate nella chimica verde. Cosa si intende?

Il concetto di chimica verde è molto ampio e all’interno di questo settore ci occupiamo di bioraffineria attraverso trasformazioni microbiche. Proprio come nella raffineria classica, partiamo da un composto iniziale per ottenere tante sostanze differenti sia ad alto che a basso valore aggiunto. L’aspetto di diversità è che il processo avviene in modo sostenibile: utilizziamo biomasse di scarto, ovvero prodotti che sono residui industriali di origine naturale che, attraverso un bioprocesso, spesso accompagnato da processi chimici e/o fisici anch’essi ad impatto ridotto, producono diversi tipi di molecole. Nel nostro caso creiamo monomeri che costituiranno bioplastiche o polimeri con caratteristiche bioplastiche.

Galatea-Biotech---Attività-startup

Le trasformazioni partono da biomasse quali la lignocellulosa o parti non edibili della filiera alimentare e lattiero casearia che non trovano impiego – come foglie, paglia e siero del latte – che invece contengono molecole preziosissime che possono essere lavorate, raffinate e portate a una nuova vita attraverso trasformazioni chimiche, fisiche e biologiche per produrre energia e nuove risorse, in una logica zero waste. Un altro grande vantaggio della bioraffineria è quello di essere integrata nel territorio perché mentre le raffinerie sono complessi molto grandi localizzati solo in alcuni punti geografici, queste altre si possono invece inserire in qualsiasi realtà agro-industriale, offrendo quindi un’opportunità in più – anche sotto l’aspetto occupazionale – a realtà locali.

Qual è il valore della sostenibilità per un’azienda e in che modo può creare un vantaggio competitivo?

La sostenibilità deve essere contemporaneamente economica, ambientale e sociale. In questi tre pilastri si inseriscono le attività industriali, la ricerca e lo sviluppo. Quello che cerchiamo di offrire attraverso queste nuove tecnologie è una porta di ingresso alle imprese che vogliono intraprendere il percorso verso la sostenibilità. Si può iniziare a utilizzare questi nuovi processi per una piccolissima parte della produzione, in modo che le aziende possano indagare sul possibile mercato avendo al contempo modo di portare il processo a livello industriale; ciò significa poterlo testare e trovare le soluzioni per ridurre i costi operativi, in modo che in un futuro, speriamo prossimo, si arrivi anche a una competitività da un punto di vista economico. Finché non porteremo il processo a livello industriale non potremo infatti individuare i colli di bottiglia e lavorare per superarli. Anche in quest’ottica è fondamentale la collaborazione tra ricerca universitaria e impresa. Bisogna iniziare a piccoli passi, ci vuole tempo.

Dall’economia lineare a quella circolare quindi…

Come dicevo la missione della bioraffineria è quella di impattare meno e non depauperare le risorse del pianeta, come avviene invece per il petrolio. Si va quindi verso un’economia di tipo circolare in cui l’obiettivo è diminuire gli sprechi domandandosi se un residuo di lavorazione non possa essere nuovamente riutilizzato. In questo modo si allunga il ciclo di vita dei prodotti che non finiscono: per questo l’economia circolare spesso lavora con una progettualità che per ogni produzione si definisce dalla culla alla culla.

Le molecole ottenute tramite i nostri processi tecnologici hanno un basso carbon footprint, tipico dei prodotti di origine vegetale, e contribuiscono così all’abbassamento delle emissioni di gas serra e all’ottenimento dei parametri stabiliti dal protocollo di Kyoto.

Galatea-Biotech---Attività

La vostra attività di ricerca e sviluppo di materiali bioplastici innovativi si basa sulla conoscenza dei microrganismi. Che ruolo hanno all’interno della chimica verde?

I protagonisti di molti processi di bioraffineria e in generale delle trasformazioni del pianeta sono proprio i microrganismi. Hanno infatti la capacità unica di avere dei metabolismi che permettono di trasformare gli elementi e le molecole garantendone il flusso tra comparti biotici e abiotici, ovvero di dirigere i cicli della materia.

In alcuni casi i microrganismi producono esattamente le molecole di cui avremmo bisogno, in altri casi ne fanno alcune simili e quindi il nostro compito è capire come, insieme alla chimica, possiamo ottenere proprio la molecola desiderata. Si dice che conosciamo solo l’1% dei microrganismi su questo pianeta; si tratta di un universo ancora da esplorare e ricco di potenzialità, in cui la chimica è elemento cardine.

 

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