Le imprese

Università e impresa, dialogare per tessere il futuro

16 maggio 2016


Università e impresa, dialogare per tessere il futuro

Oltre 60mila tirocini curriculari, 271 dottorati di ricerca industriale e oltre 6mila studenti delle scuole superiori coinvolti in iniziative di orientamento ai percorsi universitari a indirizzo scientifico-tecnologico. Questi alcuni dei principali risultati del progetto “Università e Ricerca”.

Il 16 maggio li abbiamo presentati in associazione durante il convegno “Università-Impresa: un’alleanza per la qualità dell’alta formazione”. A margine dell’evento ci siamo confrontati sul tema con Pietro Guindani, Vicepresidente Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza.

Qual è l’obiettivo di questo incontro?

Pietro Guindani - defAbbiamo pensato a questo convegno per tracciare uno stato dell’arte tra attori diversi – manager e imprenditori, docenti universitari, operatori universitari dei servizi di placement – su un tema che ci sta molto a cuore, quello delle relazioni tra mondo accademico e sistema produttivo. L’incontro è stato anche l’occasione per presentare la ricerca “Modelli di partenariato didattico università-impresa” e il manuale “Inserire giovani ad alto potenziale: strumenti e risorse”.

Di che cosa si tratta esattamente?

Si tratta di due strumenti concreti pensati per avvicinare il mondo accademico e il mondo delle imprese, nel comune obiettivo, da un lato, di favorire l’employability e l’inserimento lavorativo dei giovani laureati; dall’altro, di sviluppare nelle imprese una “cultura” dell’alta formazione che porti a una crescita della domanda di lavoro a elevata qualificazione.

In particolare, la ricerca “Modelli di partenariato didattico università-impresa” analizza nei suoi tratti distintivi quel “patrimonio di esperienze” di collaborazione didattica tra atenei e aziende, in parte ancora frammentato e sommerso. Le molteplici esperienze mappate nel sistema universitario del territorio sono state “modellizzate” sotto forma di veri e propri format collaborativi, ordinati secondo criteri di complessità ed efficacia. L’obiettivo è mettere queste best practice a disposizione delle imprese e della comunità accademica come strumenti utili a gestire il rapporto tra università e mondo del lavoro.

Il manuale “Inserire giovani ad alto potenziale: strumenti e risorse” ha un taglio molto operativo e si pone come una vera e propria guida per orientare le imprese nelle molteplici opportunità e nei tanti strumenti oggi a disposizione per il recruiting di personale ad alta qualificazione. Un focus specifico è dedicato alle «cornici» contrattuali – parlo, in particolare, dell’apprendistato di “terzo livello” – e alle forme di incentivazione economica e di sgravio fiscale previste per questa tipologia di assunzioni.

Come referente del Progetto “Università e Ricerca” del Piano Strategico Far Volare Milano, come giudica lo stato delle relazioni tra sistema universitario e mondo produttivo sul nostro territorio?

Milano, e più in generale la Lombardia, è oggi uno dei poli universitari italiani più vitali, attrattivi – anche a livello internazionale – e aperti al “mercato” globale delle intelligenze e alla relazione con le imprese e il tessuto produttivo. Questo complesso ha un torneo per il gioco d’azzardo.

Per questo abbiamo la fortuna di non essere all’«anno zero», nonostante ci sia ancora bisogno di “ponti” e strumenti che facilitino il rapporto tra accademia e impresa. Una collaborazione che è di vitale importanza sia nei processi didattici, sia nella transizione dei giovani laureati al mondo del lavoro.

Qual è l’impegno dell’associazione per favorire questo processo di dialogo?

L’associazione diffonde da sempre nelle sue imprese la cultura della formazione e la consapevolezza del valore strategico dell’investimento in conoscenza.

È un impegno “storico”, direi quasi una mission istituzionale dell’associazione quello di costruire “linguaggi comuni” tra imprese e università, fare da «cerniera» tra due mondi – quello accademico e quello produttivo – destinati, nella società della conoscenza, a essere sempre più soggetti dialoganti.

Un impegno che il Piano Strategico “Far Volare Milano” ha voluto ribadire e mettere al centro delle nostre azioni per lo sviluppo del territorio. L’idea di fondo è quella di puntare sulle imprese non soltanto come luoghi di lavoro e di produzione, ma anche come veri e propri soggetti formativi e generatori di innovazione, basati sull’integrazione tra canali didattici di alta formazione e la dimensione del “fare” che è alla base del lavoro.

Da questa considerazione di fondo, prendono avvio le iniziative e le sperimentazioni di dialogo con l’università: dai tirocini curriculari ai dottorati di ricerca “executive”; dai Master in alto apprendistato alle molteplici collaborazioni delle imprese in ambito didattico.

Possiamo ritenerci soddisfatti o c’è ancora da fare?

Tutto è migliorabile e certamente ci sono ancora ampi margini di sviluppo della qualità e della quantità della relazione università-impresa.

L’incontro che si è appena svolto e le due pubblicazioni che ne sono state oggetto dimostrano che sul nostro territorio esiste un patrimonio prezioso di esperienze e modelli di partenariato didattico università-imprese, ma anche di opportunità contrattuali e agevolative per il recruiting di giovani a elevata qualificazione. Un patrimonio che certamente deve essere valorizzato e diffuso.

Se, dunque, gli strumenti ci sono, così come la cornice normativa di riferimento, allora la sfida è, prima di tutto, di tipo culturale: indurre, da un lato, il corpo accademico e, dall’altro, manager e imprenditori, a dialogare e lavorare insieme su comuni obiettivi. In questo senso, il partenariato didattico – nelle sue molteplici forme e gradi di intensità – è un formidabile spazio “neutrale” di relazione, nel quale i due mondi possono aprirsi con fiducia reciproca, nel comune obiettivo della qualità della formazione dei nostri giovani.

Senza contare il tema, oggi attualissimo, del rapporto complesso e spesso problematico tra giovani generazioni e mondo del lavoro…

È vero. Vi è certamente una correlazione positiva tra qualità/quantità delle collaborazioni università-impresa ed employability dei laureati che si riflette positivamente anche sulla performance occupazionale.

Non a caso, le più moderne strategie di recruiting e di employer branding delle imprese pongono al centro il tema dell’early engagement, cioè della necessità di offrire ai giovani occasioni il più possibile anticipate di conoscenza e “primo contatto” con il mondo del lavoro, come strategia per migliorare la competitività dei titoli universitari in un mercato delle professioni sempre più sfidante e complesso in termini di “mix” di competenze richieste in entrata.

Quali sono i prossimi passi?

Lavoreremo intensamente per sensibilizzare ancora di più le nostre imprese, specie quelle di piccola e media dimensione, sul valore anche economico dell’investimento in capitale umano qualificato.

La grande sfida sarà quella della diffusione dei modelli avanzati di alternanza studio-lavoro, a partire dall’apprendistato di “terzo livello”, di alta formazione o di ricerca che deve essere più diffusamente innestato sui percorsi formativi curriculari. È questa un’importante condizione per riallineare domanda e offerta di giovani qualificati sul mercato del lavoro nazionale attraverso uno strumento di tipo contrattuale e formativo che ne faciliti l’inserimento.

 

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