L'associazione

Una politica industriale per le imprese, locomotiva del Paese – di Pietro Senaldi

21 giugno 2017


Una politica industriale per le imprese, locomotiva del Paese – di Pietro Senaldi

di Pietro Senaldi, direttore, Libero Quotidiano.

Un giornalista non può permettersi di dispensare consigli sull’economia agli imprenditori, che sono il motore di qualsiasi Paese moderno. Da uomo di comunicazione, mi limito a augurarmi che nel suo mandato il nuovo Presidente di Assolombarda Carlo Bonomi oltre a rivendicare la centralità della questione settentrionale se si vuole rimettere in piedi l’Italia, si dedichi anima e corpo anche alla ricostruzione della figura di chi fa impresa nell’immaginario collettivo.

È una battaglia culturale fondamentale: il Paese ha raggiunto prosperità e benessere prima sul mito della ricostruzione, quindi puntando sull’orgoglio di avere più capannoni e più aziende di tutti in Europa, anche di Stati più ricchi di noi. I nostri imprenditori sono cresciuti avendo alle spalle la solidarietà e la stima di tutti i concittadini. Otto anni di crisi ci hanno fatto male, non solo economicamente, ma anche moralmente. La politica si è fatta a volte sorprendere e non sempre ha saputo stare vicino agli imprenditori. Al punto che l’obiettivo di molti italiani ormai non è più trovare un lavoro e magari un giorno mettersi in proprio, ma ottenere un reddito, meglio se di cittadinanza.

In questo scenario, Milano è riuscita a risollevarsi e a tornare faro dell’Italia nel mondo. L’industria lombarda si sta riscoprendo viva e vitale e la Regione, sia come servizi che come qualità della vita e livello imprenditoriale, ha dimostrato di non avere nulla da invidiare alle aree più sviluppate del Continente. Ora è necessario fare il salto culturale. Il più difficile nel nostro Paese, ma quello che permetterebbe di risolvere tutti i problemi che affliggono la nostra economia, dall’eccesso di burocrazia, ai tempi della giustizia, alla fiscalità. La concorrenza spietata, figlia della globalizzazione, ha reso evidente che non ci sono né tempo né denaro da sprecare. Il contatto sempre più frequente con businessmen che a Milano arrivano da tutto il mondo ci ha dato la consapevolezza di cosa deve cambiare nella scuola per formare le nuove generazioni e renderle competitive.

Ci sono tutte le condizioni perché l’intero Paese si ricompatti dietro il suo tessuto produttivo. Nelle parole di Bonomi, la Lombardia e tutto il Nord si candidano per tornare a essere la locomotiva del Paese, come è giusto che sia, visto che per riemergere bisogna fare leva su ciò che di forte e sano è rimasto. Tutto il resto seguirà e guarirà, se la spinta è forte. Da osservatore posso garantire che, dopo aver toccato il fondo, in Italia si respira una voglia di riscatto che mancava da decenni. Il 65% di chi inizia oggi un percorso formativo è destinato a fare un lavoro che ancora non esiste. Significa che la partita è tornata tutta da giocare.

A un’associazione di imprenditori, che ha sede in una città dove ci sono ben otto poli universitari, un professionista dell’opinione pubblica può solo chiedere, oltre agli affari, di non trascurare la semina dello spirito d’iniziativa che contraddistingue tutti gli iscritti: fatevi testimonial di voi stessi, promuovete seminari, fate capire che il benessere si può raggiungere. Il dato più sconfortante degli ultimi anni è che i ricchi diventano sempre più ricchi e il ceto medio diventa sempre più povero. Fate di tutto per riattivare l’ascensore culturale, spingerà più in alto anche voi. In bocca al lupo a Carlo Bonomi.

 

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati