Le imprese
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Una normativa bancaria per la crescita delle imprese

3 dicembre 2018


Una normativa bancaria per la crescita delle imprese

Il primo capitolo del volume propone una serie di spunti e suggerimenti a partire dallo scenario storico ed economico in cui ci troviamo a operare.

Le imprese, quando hanno necessità di finanziarsi, vanno ancora principalmente dalle banche. La dipendenza dal credito bancario si è infatti acuita durante e dopo la crisi economica. E nonostante siano molte le realtà che puntano sull’autofinanziamento, è alle banche che si rivolgono nel momento del bisogno. Assolombarda ha voluto mostrare che c’è un’alternativa a questo. L’ha illustrata nel libro bianco “Credito e Finanza per la crescita delle imprese”, il terzo di una serie di volumi dedicati ai temi ritenuti più strategici dal sistema imprenditoriale, prodotto in collaborazione con un panel di esperti del mondo finanziario e accademico.

È articolato in tre sezioni e la prima affronta proprio la “Normativa bancaria”: punta a esaminare il suo impatto sull’offerta di finanziamenti alle imprese e la possibilità di conciliare la stabilità degli intermediari con un sostegno vigoroso all’economia. Ma è bene fare un passo indietro, tracciando il quadro dove la normativa bancaria impatta.

Nel decennio appena trascorso, dallo scoppio della crisi del 2008, i regolatori hanno riformato il sistema finanziario globale con l’obiettivo di renderlo più resistente agli shock destabilizzanti. Le nuove regole tracciate dal Financial stability board e del Comitato di Basilea hanno interessato, in prima analisi, i gruppi bancari che sono attivi a livello internazionale. Il progetto di Unione bancaria europea ha propagato l’impulso riformatore ai sistemi creditizi nazionali dell’eurozona. Di quel progetto sono pressochè completi i primi due pilastri, ovvero i meccanismi unici di vigilanza e gestione delle crisi bancarie, ma resta incompiuto il terzo, ovvero l’assicurazione comune dei depositi.

A fronte di questo scenario, il libro bianco sul Credito dell’Associazione ha esaminato l’impatto della normativa bancaria sull’offerta di finanziamenti alle imprese e la correlata possibilità di conciliare la stabilità degli intermediari con un vigoroso sostegno all’economia. Tre i temi affrontati: normativa e vigilanza bancaria, trasparenza e correttezza nei rapporti banca-impresa e sistema delle garanzie.

Sul primo fronte, è condivisa la proposta avanzata dal presidente della BCE Mario Draghi di accentrare presso una stessa autorità europea le funzioni di assicurazione dei depositi e di gestione delle crisi bancarie. Un interlocutore che operi di concerto con le autorità e i fondi di tutela nazionali e che dovrebbe disporre di un robusto supporto finanziario pubblico nonché di poteri di monitoraggio e intervento precoce.

In questo modo si potrebbero rilegittimare gli interventi di risanamento delle banche, con utilizzo congiunto di risorse pubbliche e private.

L’enfasi sul cuscinetto di raccolta teso a garantire la “risolvibilità” di una banca di fatto ne complica i processi di funding e di erogazione del credito a fronte di benefici per la stabilità futura tutti da dimostrare.

Rispetto al Meccanismo di vigilanza unico, si avverte la necessità di precisare e rafforzare il principio di proporzionalità dei controlli rispetto alle dimensioni e alla complessità degli intermediari. I Paesi dell’Eurozona invece pretendono un percorso di riduzione dei rischi che preceda la loro condivisione. Per superare l’impasse non c’è alternativa a un dialogo che porti a concordare piani di riduzione dei rischi derivanti da crediti deteriorati ed esposizioni sovrane su orizzonti temporali realistici. Tutto in sinergia con programmi ambiziosi volti a superare inefficienze e ritardi strutturali.

Poi sono state analizzate le regole di trasparenza e correttezza da applicare nei rapporti tra banche e imprese. Questi due soggetti devono iniziare a comportarsi come partner, e non come antagonisti, se vogliono prevenire le controversie prima di dare inizio a procedimenti arbitrali e giudiziali. Per questo esistono degli strumenti come i servizi di accompagnamento nell’accesso al credito, come Bancopass di Assolombarda, e le iniziative per rafforzare l’expertise finanziaria con un’attenzione particolare verso le imprese difficoltà.

Infine, il libro ha toccato il sistema delle garanzie pubbliche e mutualistiche incardinate rispettivamente sul Fondo centrale di garanzia per le PMI e sui confidi. Si auspica una riorganizzazione del sistema dei confidi che porti all’affermazione di nuovi modelli di business, con aiuti pubblici che premino la qualità e innovazione dei servizi e il trasferimento dei benefici alle imprese. Quello che occorre fare è promuovere confidi di dimensioni adeguate mediante processi di aggregazione, come è avvenuto in Lombardia per Confidi Systema.

Il Fondo centrale di garanzia, oggetto di una recente riforma delle procedure di accesso, rappresenta il principale strumento di sostegno generalizzato al finanziamento delle PMI. Sarebbe opportuno che venisse presa in considerazione l’idea di ampliare al mid-corporate la platea delle imprese ammesse alla garanzia pubblica.

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