Le persone

Una famiglia alla ricerca di un nuovo ordine in “Ultima la luce” di Gaia Manzini

28 febbraio 2017


Una famiglia alla ricerca di un nuovo ordine in “Ultima la luce” di Gaia Manzini

Gaia Manzini è autrice di “Nudo di famiglia” e “La scomparsa di Lauren Armstrong” (selezione Premio Strega), entrambi editi da Fandango. 

Il suo ultimo romanzo è “Ultima la luce”, edito da Mondadori. Una sfida per l’autrice: sviluppare la storia dal punto di vista di un uomo.

Ivano, ingegnere idraulico in pensione, 68 anni, una vita solida sotto tutti i punti di vista, ha appena perso la moglie Sofia. Decide così di lasciare per qualche giorno Milano e andare a trovare il fratello Lorenzo che, dopo anni di lavoro nella finanza, si è ritirato a Santo Domingo. È il viaggio che Sofia avrebbe sempre voluto fare, ma Ivano, per un motivo o per un altro, si è sempre opposto.

Inizia così “Ultima la luce”, che scorre attraverso le continue rievocazioni di vita familiare che illuminano le crepe che quella vita tanto solida aveva nascosto. “Non mentiva mai, semplicemente non diceva – si legge nelle prime pagine del libro in proposito di Ivano -. Quanto a Sofia, lei non era in grado di capirlo. Capiva solo che lui le teneva nascoste molte cose, molti pensieri. E così lo spiava”.

Quella di Ivano è una borghesia che ha fondato tutto sul lavoro e sull’ambizione. Ivano stesso ha sempre progettato il futuro e ora, per la prima volta, si trova a voltarsi indietro, a scandagliare episodi sepolti nella memoria, alla ricerca delle prime crepe della sua vita. È una borghesia attenta più all’ordine che all’apparenza, e proprio il contrasto ordine-disordine è uno dei piani narrativi su cui si basa la storia.

Un ordine che si ritrova nella disposizione degli oggetti, nell’arredamento. Gli interni, infatti, sono costantemente presenti nel libro, diventano racconto di personalità e si incastrano bene con gli altri piani sui quali si sviluppa la narrazione. È proprio la casa a parlare costantemente di Sofia, a rimandare un’eco continua: Ivano arriva alla consapevolezza che proprio lei è stata un grande mistero senza soluzione. La mappa della sua esistenza non è più valida, ma l’uomo avrà accanto la figlia Anna, 36 anni e una vita vissuta senza prendere decisioni definitive, nella sua stessa condizione. Sarà questo il tempo di mezzo nel quale ricostruire un nuovo ordine.

Sullo sfondo c’è la città dove l’autrice è nata e cresciuta, e dove ha vissuto fino a pochi anni fa: la Milano delle tante città, una dentro l’altra. Una città che ama nascondersi e che va saputa prendere. Milano che, nelle sue strade e nelle sue architetture, lascia tracce stratificate da decifrare e da ammirare: “Una città antica, elegante e nobile – si legge nel libro – che in alcuni punti si faceva decrepita, abbandonata, occupata abusivamente, e che comunque ne custodiva un’altra rinascimentale (vecchi monasteri inglobati dentro palazzi, vere da pozzo in mezzo a cortili dove parcheggiare le macchine), e poi un’altra ancora, romana, vecchia millesettecento anni, con le sue torri, il circo, i rimessaggi per i carri, o quello che ne rimaneva, resti che sbucavano dai glicini, da muri di cinta, da cancelli, e che non notava nessuno”.

C’è anche la piscina Cozzi di viale Tunisia, che diventa uno spazio metafisico, stranamente vuoto, ma possente. Per Ivano, amante del nuoto, in quel blu si smarriscono i consueti punti di riferimento spaziali, così come si sono appena smarriti quelli della sua vita. E, in uno dei passi più profondi del libro, nuotando, a Ivano verrebbe la voglia di non risalire più a galla. Il protagonista, però, “sente la vita che gli esplodeva in mezzo al petto”, risale automaticamente ed è pronto, anche se sarà doloroso, a cercare un nuovo ordine delle cose.

 

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