Le imprese

Un Osservatorio Digitalizzazione per indagare l’adeguatezza dei servizi di connettività

17 novembre 2017


Un Osservatorio Digitalizzazione per indagare l’adeguatezza dei servizi di connettività

Articolo di Gregorio Papadia, Vice Presidente Gruppo ICT e Servizi alle Imprese e Presidente Sezione Telecomunicazioni Assolombarda.

Avere una Ferrari parcheggiata in garage ma non poterla usare perché tutte le strade intorno sono sterrate: non è una bella prospettiva ma è proprio questo il rischio che corrono alcune aziende nella Città metropolitana di Milano. Per utilizzare al meglio i macchinari 4.0 – la Ferrari – è infatti necessario che le infrastrutture di rete siano a banda ultra-larga e non delle anguste stradine di campagna, per quanto digitali. Ma non sempre questo avviene.

Assolombarda ha così deciso di avviare un Osservatorio che, insieme al grado di digitalizzazione delle imprese associate, indagherà anche sull’adeguatezza dei servizi di connettività. Non esistono ancora dati quantitativi, mappature e analisi territoriali da presentare, ma diversi imprenditori in alcune aree hanno segnalato situazioni di difficoltà e di carenza che non sono più accettabili.

D’altra parte Milano, che è la locomotiva economica del Belpaese e una delle aree più sviluppate di tutto il Vecchio Continente, non può certo permettersi di vedere la sua corsa ostacolata dalla mancanza di una infrastruttura digitale all’altezza delle più avanzate città del mondo. È quindi del tutto evidente che occorra uno sforzo importante di tutti gli operatori pubblici e privati coinvolti e un quadro strategico di riferimento condiviso.

Tutto ciò si rende necessario per non interrompere un circolo virtuoso che sta iniziando a dare i propri frutti, trascinando l’Italia fuori dal tunnel della crisi. Dall’inizio di quest’anno la congiuntura italiana ha infatti registrato un’accelerazione, che per la Lombardia (e per Milano) è stata ampiamente sopra la media nazionale. Nello specifico:

  • Nei primi nove mesi del 2017 la produzione manifatturiera lombarda in crescita del +3,2%, due volte e mezzo il ritmo di un anno fa (+1,3%). C’è tuttora un gap da colmare rispetto ai picchi del periodo pre-crisi e vanno analizzate a fondo le differenze di performance tra le diverse classi dimensionali di impresa (le imprese di maggiori dimensioni sono già ampiamente sopra, mentre, man mano che si scende nella dimensione, la forbice si allarga).
  • L’export lombardo è in crescita del +7,4% nel primo semestre 2017, una performance tra le più vivaci dei benchmark sia nazionali sia europei.
  • Infine, sempre nel primo semestre 2017, il tasso di disoccupazione è in diminuzione al 6,1% dal 6,9% di un anno prima.

Ci sono inoltre tutte le premesse affinché il buon momento prosegua, visto che anche gli indicatori di fiducia, che sono anticipatori, sono in netto miglioramento.

A tirare la volata sono i comparti che hanno beneficiato degli incentivi del piano Industria 4.0: in questo campo le aspettative sugli ordinativi delle imprese manifatturiere nei primi otto mesi del 2017 sono sui massimi livelli dal 2010.

Proprio il piano voluto dal ministro Calenda ha fatto ripartire con decisione gli investimenti dato che gli ordinativi interni delle imprese italiane in “Macchinari, Apparecchiature elettriche ed elettroniche e Riparazione, manutenzione e installazione macchine” sono cresciuti del +9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Si tratta di un buon segnale, visto che gli investimenti fissi lordi (al netto dei mezzi di trasporto) in Italia segnano oggi circa il -27% rispetto al picco pre-crisi ed è da li che passa il futuro a medio e lungo termine dello stato di salute della nostra competitività.

Anche in questo caso la Lombardia fa la parte del leone: le stime dicono che circa un quinto del totale nazionale degli investimenti fissi lordi sia sul territorio lombardo.

Secondo i dati Ucimu, inoltre, nel secondo trimestre 2017 si è registrato un incremento del 28,5% degli ordinativi di macchine utensili sul mercato interno rispetto allo stesso periodo del 2016, un valore che fa seguito al già positivo +22,2% del primo trimestre.

Tutti questi sforzi messi in campo dalle aziende potrebbero però non portare tutti i frutti sperati se le reti di comunicazioni non si dimostreranno all’altezza delle richieste dell’Industria 4.0. L’interconnessione delle macchine con il sistema aziendale di gestione della produzione e con la rete dei fornitori è infatti di fondamentale importanza. Senza le cosiddette autostrade di dati non può esserci Industria 4.0, o meglio, i singoli elementi ci sono (impianti di produzione, cellulari che raccolgono dati, sensori gps, etc.) ma la mancanza di connessione e interazione costante e veloce tra di loro li rende oggetti dai quali non si estrae tutto il valore aggiunto possibile.

Il fatto che esistano zone del Paese non sufficientemente servite dalle connessioni ultra-broadband non significa che l’Italia sia priva di una strategia per lo sviluppo. La strategia esiste ed è ben definita ma ha ovviamente i suoi tempi di messa a terra e, per quanto veloce possa essere la sua realizzazione, rischia di penalizzare le aziende che hanno già investito nella Fabbrica 4.0 ed hanno bisogno fin da subito di performance da parte delle reti.

Il piano per lo sviluppo delle reti digitali è partito nel 2014 e prevede 5 miliardi di euro di investimenti fino al 2020. Entro quella data l’85% della popolazione italiana dovrebbe essere raggiunta da almeno 100Mbps, con il restante 15% che dovrebbe arrivare almeno a 30Mpbs. Anche nelle aree industriali, inoltre, è prevista la banda ultra-larga.

A questi programmi già ben avviati, vorremmo poter portare ancor di più il nostro contributo, segnalando, indirizzando e correggendo il tiro (dove necessario). Vorremmo inoltre poter lavorare ad un piano specifico che, partendo da quelle aziende virtuose che non si trovano sui “tracciati” disegnati inevitabilmente a tavolino, proponga loro degli “strumenti ponte” che li traghetti fino alla tanto sospirata copertura ultra-broadband. Oggi sono quasi “condannate” a partecipare ad una parte degli investimenti in infrastruttura se devono poter accedere alle reti a banda ultra-larga per competere al meglio sui mercati nazionali ed internazionali.

Allo scopo, in particolare nell’area metropolitana di Milano e lombarda, per essere confortati sul “time to market” di questa strategia e fermamente convinti che non ci sia un problema di domanda ma soprattutto di offerta, non sarà necessario aspettare fino al 2020: l’Osservatorio che stiamo avviando sarà in grado di segnalare eventuali punti deboli della catena con anticipo. Confidenti e convinti che l’intervento degli operatori di telecomunicazioni da un lato e delle istituzioni tutte dall’altro sarà tempestivo.

È arrivato ora il momento di accelerare e poter viaggiare alla giusta velocità di crociera.

 

 

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