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Alternanza è...

Ti racconto l’alternanza. Parola di Serena

3 settembre 2018


Ti racconto l’alternanza. Parola di Serena

Serena Agostini è un’imprenditrice che ha seguito le orme del padre Eraldo, che ha fondato l’azienda nel 1972 e ancora oggi ne è alle redini anche se ha lasciato la gestione a lei. Ci accolgono insieme, padre e figlia, e il loro legame oltre alla passione per il lavoro e il fare impresa si intuisce da subito. Parliamo di Virma, tipica realtà brianzola specializzata nella produzione di minuterie metalliche per diversi settori tra cui quello automotive, elettrico, elettrotecnico e illuminotecnico.

Li abbiamo incontrati per farci raccontare una recente esperienza di alternanza scuola-lavoro: sono loro infatti ad avere ospitato Diego, lo studente diciassettenne che ha a sua volta ha condiviso con noi il suo viaggio nel mondo dell’alternanza. Abbiamo quindi chiesto a Serena il suo punto di vista lato impresa per avere così una panoramica completa del medesimo progetto raccontato dalla vivavoce di protagonisti: studente (Diego), docente (Maria) e, ultima ma non ultima, imprenditrice (Serena).

Alla luce della sua esperienza, l’alternanza è più onere o opportunità?

 

Questo progetto specifico è un po’ particolare nel senso che è nato da una conoscenza comune: i due ragazzi che abbiamo ospitato, di cui uno è appunto Diego, studiano nella stessa classe di mio figlio e così, parlando tra loro e conoscendoci tra genitori, abbiamo pensato di proporre alla scuola di poterli ospitare durante per la loro esperienza di alternanza obbligatoria. Virma - Alternanza scuola lavoroC’è stata quindi una proattività lato azienda e lato studenti. Ciò ha permesso di poter organizzare l’intero percorso secondo le rispettive necessità: abbiamo scelto di non fissare un tempo giornaliero da trascorrere in azienda e di coinvolgere i ragazzi in attività a valore aggiunto, al di fuori dell’orario scolastico in modo da offrire loro un’esperienza di qualità – aspetto a cui tenevo moltissimo – senza intralciare il programma scolastico. Bisogna infatti tener conto che, trattandosi di un liceo, fermare le lezioni d’aula sarebbe stato controproducente in quanto i ragazzi avrebbero poi avuto difficoltà a recuperare le ore non trascorse in classe.

Abbiamo così creato un vero lavoro di squadra che ha permesso di gestire con flessibilità l’intero percorso e il risultato è stata un’esperienza positiva per tutti: Diego e Carlotta sono soddisfatti di quello che hanno potuto capire del mondo del lavoro, noi siamo felici di aver ospitato due ragazzi brillanti e la scuola è stata facilitata nello svolgimento di quello che spesso vivono come un adempimento. La mia risposta quindi è: l’alternanza, se gestita nella maniera corretta in un’ottica di flessibilità, è un’opportunità per tutti.

Quali sono i vantaggi di co-progettare l’alternanza insieme alla scuola?

 

Come dicevo, se c’è comunicazione tra le parti e la volontà di venirsi incontro, si è a metà dell’opera. È abbastanza comprensibile che l’alternanza possa essere vissuta come un onere dalla scuola e anche per l’azienda è un impegno in termini di accoglienza, anche semplicemente per la gestione degli aspetti burocratici legati alla predisposizione dei documenti e dell’assicurazione. Virma sedeSi tratta di una decisione che l’azienda deve prendere con serietà e disponibilità anche riguardo al tempo dedicato a spiegare il funzionamento di dinamiche aziendali che possono sembrare semplici – perché abituali – per un lavoratore, ma che invece agli occhi di uno studente risultano nuove e non sempre chiare. Spesso infatti ci viene chiesto di spiegare più approfonditamente alcuni processi e questo è un bene, perché implica una curiosità da parte del ragazzo, la voglia di capire. Penso quindi che la dedizione sia un requisito fondamentale per un’azienda che decide di aprire le porte all’alternanza.

Nel nostro caso specifico, siamo brianzoli e metalmeccanici – o meglio meccatronici – due caratteristiche che si riflettono anche nel percorso di alternanza che abbiamo strutturato: in una parola, concreto. Crediamo nella traduzione del sapere nel fare. Così abbiamo cercato di capire, anche insieme alla scuola, quali fossero gli interessi dei ragazzi e, nel caso di Diego, che ha già manifestato una propensione per l’economia, abbiamo pensato a un affiancamento all’amministrazione per capire il funzionamento della contabilità aziendale e come si legge un bilancio. Inoltre hanno assistito a conference call in lingua straniera, hanno collaborato con l’ufficio controllo qualità e preso parte a riunioni interne per la risoluzione di un problema o l’organizzazione di un progetto o di una negoziazione importante con un cliente. In generale, hanno potuto vedere le sfaccettature di un’azienda in crescita.

Virma - L'alternanza scuola lavoro di DiegoPer tornare all’alternanza credo che per i licei ci vorrà ancora un po’ di tempo per strutturarsi nella maniera corretta e penso che potrebbe essere utile creare delle figure specifiche dedicate all’alternanza nelle segreterie delle scuole, per supportare i docenti e le aziende in tutte le fasi del progetto. Da una parte all’inizio è normale avere una resistenza fisiologica al cambiamento ma come ogni cosa va sperimentata e aggiustata nel tempo.

Attraverso l’alternanza l’imprenditore assume anche il ruolo di tutor formativo. Come è stato diventare anche un po’ insegnate?

 

La sfida per l’imprenditore è riuscire a catturare la curiosità del ragazzo perché quando riesci a trasmettere la passione per quello che fai e il ragazzo te la riflette, hai fatto centro. Esattamente come è riuscito mio padre a catturare la mia e a darmi l’impulso per proseguire l’attività di famiglia. Non è una cosa scontata, noi ad esempio siamo tre sorelle ma solo io ho scelto di proseguire il cammino iniziato da mio padre. Ed è giusto così, perché fare l’imprenditore è il mestiere più bello del mondo ma è anche molto impegnativo. Bisogna sentirlo dentro.

Inoltre, il fatto di riuscire a stimolare un ragazzo vuol dire anche riuscire a farlo anche nei confronti dei collaboratori e dei dipendenti perché, per una piccola azienda, affezionare al proprio lavoro è tutto. Saremmo persi se con i nostri dipendenti non ci fosse anche un rapporto personale e di coinvolgimento sugli obiettivi e sui pezzi lavorati, dando loro un riscontro. Farli sentire parte, quando si dice che la piccola azienda è anche una famiglia significa questo. 

Leggi anche il punto di vista degli altri protagonisti:

 

Diego Morao, studente diciassettenne, che ha svolto la sua esperienza di alternanza scuola-lavoro presso Virma

Maria Baio, professoressa di Diego, che ha seguito il progetto insieme all’azienda

 

 

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