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Alternanza è...

Ti racconto l’alternanza. Parola di Maria

3 settembre 2018


Ti racconto l’alternanza. Parola di Maria

Maria Baio è una professoressa. Insegna con passione filosofia e storia in un liceo scientifico della Brianza e tra i suoi alunni c’è Diego, lo studente di 17 anni protagonista del nostro viaggio alla scoperta di cosa voglia dire davvero “fare alternanza scuola-lavoro”. Insieme all’azienda Virma ha creato un progetto di alternanza studiato apposta per lui. L’abbiamo coinvolta quindi in una chiacchierata per capire meglio il suo punto di vista di docente.

Insegnare una materia umanistica in un liceo scientifico, frequentato per la maggior parte da ragazzi attirati da tutto ciò che appartiene al mondo dei numeri, della chimica e della scienza in generale, non è un mestiere tra i più semplici. Trasmettere il valore di ciò che è stato e che è parte integrante di ciò che saremo, è però la passione della Professoressa Baio, che abbiamo incontrato per avere la testimonianza di una docente attiva in prima persona nella creazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro.

Secondo la sua esperienza, l’alternanza è un onere o un’opportunità?

 

Voglio essere del tutto onesta: ammetto che in un primo momento è risultato particolarmente complesso inserire l’alternanza nel contesto di un liceo. Per sua natura infatti, prevede un percorso formativo che non ha come scopo l’inserimento diretto nel mondo del lavoro ma la formazione culturale necessaria per accedere all’università. In quest’ottica l’idea di togliere ore alle lezioni in aula per inserire una formazione pratica non meglio definita, quanto meno all’inizio, non era la prospettiva più allettante. Anzi, destava preoccupazione e posso dire che è stata una grande sfida per noi insegnati. Abbiamo dovuto capire come muoverci, perché non avevamo aziende con cui avevamo relazioni, come può essere nel caso degli Istituti Tecnici; abbiamo dovuto quindi creare una rete di imprese con cui strutturare accordi e a cui poter affidare i nostri studenti. Un mondo tutto nuovo, dunque, sia per gli studenti sia per il corpo docente.

A distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge posso affermare però che abbiamo vinto la sfida e l’obbligo si è trasformato in opportunità. Troviamo riscontro di ciò nei ragazzi: quando tornano a scuola dalle 200 ore di alternanza, hanno capito meglio cosa significhi lavorare e spesso hanno sviluppato il senso di disciplina e una maggiore precisione. Inoltre, cerchiamo di strutturare esperienze in linea con ciò che i ragazzi vorrebbero fare come mestiere nel futuro e così possono avere un’anteprima e scegliere il percorso di studi universitari che li preparerà per quel tipo di lavoro. Diversamente, è l’occasione per cambiare idea e aprirsi a un cammino diverso.

Quali sono i vantaggi di co-progettare l’alternanza insieme all’impresa?

 

Come dicevo, il Consiglio di classe si impegna per strutturare percorsi di alternanza sulla base delle caratteristiche e delle predisposizioni dello studente. In quest’ottica la collaborazione con l’azienda gioca un ruolo determinante perché bisogna considerare che anche noi docenti siamo nuovi dell’’ambiente impresa’ e dobbiamo capirne meglio le dinamiche. Quando le aziende sono attente e disponibili, come nel caso di Virma, si instaura una buona relazione e il lavoro è enormemente facilitato.

Diego-e-l'alternanzaNel caso specifico dei licei – che hanno un tempo-scuola impegnativo, il cui programma di studio non prevede interruzioni –  riuscire a impostare una collaborazione flessibile in termini di orari è un fattore fondamentale. Se si riesce a fare ciò, l’esperienza è positiva per tutti.

Nel caso dell’azienda Virma, ad esempio, i due studenti coinvolti in progetti di alternanza sono in classe con il figlio dell’imprenditrice e sono quindi tutti miei studenti. Grazie a questo rapporto è stato semplice declinarne la presenza in azienda in maniera mirata, senza un tempo fisso ma pur sempre nel rispetto del monte ore previsto. Con l’azienda abbiamo quindi progettato il loro coinvolgimento solo in alcune giornate in cui venivano pianificate attività di qualità e interesse per loro. Siamo così riusciti a conciliare le ore di alternanza con il programma scolastico fitto. Un vero lavoro di squadra.

Quali differenze ha notato nei ragazzi che rientrano da un’esperienze di alternanza?

 

Dipende da una combinazione di fattori: molto dal ragazzo e dal tipo di esperienza che ha vissuto in azienda, se è stato accolto nel modo corretto e se lui stesso ha saputo mettersi in gioco e imparare il più possibile. Purtroppo non sempre è così, l’esperienza di alternanza deve essere valorizzata anche dall’azienda ospitante, che deve investire tempo e risorse. Deve crederci.

Fino a qualche anno fa si dava per scontato che al termine degli studi, anche universitari, si fosse pronti per il mondo del lavoro. L’alternanza in questo senso ha aiutato a capire che non è così e anche la scuola si è attrezzata con attività più mirate e specifiche; penso ad esempio ai laboratori in cui insegniamo agli studenti di quinta a preparare il cv anche con l’intervento delle imprese. Credo fortemente che il nostro compito di docenti sia insegnare ai ragazzi anche il valore della pratica, oltre alla teoria.

 

Leggi anche il punto di vista degli altri protagonisti:

 

Serena Agostini, imprenditrice di Virma, che costruito il percorso di alternanza insieme alla Professoressa Baio

Diego Morao, studente della Professoressa Baio, che ha svolto la sua esperienza di alternanza scuola-lavoro presso Virma

 

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