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Testardaggine, flessibilità e talento: la ricetta per una startup di successo

16 dicembre 2016


Testardaggine, flessibilità e talento: la ricetta per una startup di successo

Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, allo startup day della Bocconi spiega agli studenti quali sono gli elementi che possono rafforzare un’idea di business innovativa e far nascere una startup vincente. “Passione e grandissima capacità di portare a bordo con voi dei talenti”, il binomio inscindibile.

Un passato in Apple prima, poi in Amazon, come vicepresidente, infine l’approdo qualche mese fa al timone del team per la trasformazione digitale del Paese. Diego Piacentini ha deciso di dedicare due anni “pro bono”, nel ruolo di Commissario straordinario per il Digitale, supportato da un Team per la trasformazione digitale (istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) per aiutare l’Italia nel processo di trasformazione digitale e contribuire alla semplificazione dei rapporti tra la Pubblica Amministrazione, i cittadini e le imprese. Nei giorni scorsi, Piacentini ha aperto lo Startup day dell’università Bocconi di Milano. Una delle prime uscite ufficiali in veste di commissario per la trasformazione digitale e un’occasione per parlare a studenti e giovani innovatori. Ai quali non ha fatto mancare una serie di dritte per creare una startup di successo.

Cosa serve? “Passione e grandissima capacità di portare a bordo con voi dei talenti”, è la ricetta. Per Piacentini significa circondarsi di “gente che ne sa più di voi in certi ambiti”, quelli che sono strategici per lo sviluppo del business della nuova impresa.

“Se dovete creare un nuovo modello di business, chi viene da quel settore vi insegna le vecchie cose”, osserva Piacentini. Insomma, non è disruptive, come si dice dalle parti della Silicon Valley, ossia abbastanza rottamatore per individuare nuovi modi di pensare.

“Bisogna essere testardi sulla visione di business, ma flessibili sulle strategie e rigorosi nella fase operativa”, prosegue il manager. Questo significa che l’ostinazione nel perseguire determinati obiettivi e progetti va accompagnata dalla capacità di modificare la via per raggiungerli.

“Siate capaci di rivedere le decisioni – aggiunge Piacentini nel suo discorso -. Nell’ambiente in cui sono è l’opposto. In politica ammettere di aver sbagliato è considerato come un errore alla propria personalità. E invece dovete sapere ripensare le decisioni”. Questo, insomma, rientra in quella flessibilità mentale che è un elemento strategico per far funzionare una startup. “Se la decisione è reversibile, prendete quella strada senza problemi – questo il consiglio del manager -. Al contrario, se è irreversibile, è meglio prendere una decisione dopo tanto tempo, una riflessione lunga con tutto lo staff”.

Metriche di valutazione. Parola grossa, per un pubblico di startupper, ma come evidenzia Piacentini fondamentale perché rientra in quella rigorosità da associare alla fase operativa. Quindi, stabilire da principio gli standard su cui misurare il business e avere capacità analitica. Un occhio critico, nel senso originario di capacità di discernimento, per distinguere ciò che funziona da ciò che, al contrario, non va.

L’attenzione al cliente, tradotta in termini aziendali, la “customer care”, è un elemento che deve essere attivo fin dai primi passi di vita della startup. È una serie di indicazioni “per chi sarà ancora sul mercato tra due anni – avverte il manager – perché molti di voi non lo saranno. Il fallimento è insito nel mondo delle startup”.

 

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