Le imprese

Telecomunicazioni, l’industria italiana torna a investire per portare il Paese nel digitale

4 novembre 2016


Telecomunicazioni, l’industria italiana torna a investire per portare il Paese nel digitale

La banda ultralarga è la grande infrastruttura nella quale stanno investendo gli operatori. La copertura è in costante crescita ma ancora mancano all’appello i clienti. 

E negli ultimi 5 anni si riducono i prezzi, specie del mobile.

Crescono i ricavi e gli investimenti delle aziende di telecomunicazione in Italia. A dimostrarlo è l’ultimo rapporto di Asstel, l’associazione di Confindustria che rappresenta il settore. L’anno scorso circa 6,6 miliardi di euro sono fluiti dalle casse delle aziende TLC in progetti di infrastrutturazione digitale del Paese. Circa il 21% dei ricavi del settore, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente.

La sfida è strategica. L’Italia deve colmare la distanza con altri Paesi europei che hanno già scommesso sugli investimenti del digitale e nello specifico della banda ultralarga. Ed è la stessa evoluzione dell’industria, che sta compiendo la sua transizione verso la formula 4.0, a spingere la costruzione di un’infrastruttura che regga le nuove frontiere della tecnologia.

“Dopo anni di forte calo, la filiera TLC ha registrato nel 2015 una stabilizzazione dei ricavi, passati dal -5% del 2014 a +1%, a cui si è affiancato un grande sforzo di investimenti da parte degli operatori nello sviluppo della banda ultralarga che ha raggiunto il valore più alto dal 2008 – afferma il Presidente di Asstel Dina Ravera – Fra i fattori principali che stanno concorrendo a produrre questo nuovo scenario, gioca un ruolo importante la crescente attenzione del governo sul tema, che ha condotto anche all’introduzione di misure per la semplificazione normativa per la posa in opera della fibra ottica, che gli operatori attendevano da tempo. A riprova che un quadro di certezze normative è essenziale per stimolare gli investimenti”.

I dati della Commissione europea promuovono l’Italia della banda larga fissa. A metà dell’anno scorso il 99,3% delle abitazioni era connesso. “Un dato superiore alla media europea – scrivono da Asstel -. È stato, quindi, di fatto raggiunto il primo obiettivo della Agenda digitale europea”.

Anche la banda ultralarga fissa, superiore a 30 Megabit al secondo, ha registrato nel 2015 il tasso di copertura più alto tra i cinque principali Paesi dell’Unione europea, complice il fatto che l’Italia dove recuperare il suo ritardo. “Nel corso del 2014 e del 2015 gli investimenti degli operatori sono stati significativi – spiega il rapporto Asstel -, permettendo di raggiungere il 44% delle abitazioni con banda ultralarga superiore a 30 Mbps a giugno 2015. Da dicembre 2013 a giugno 2015 la copertura è aumentata di ben 23 punti percentuali, segnando una velocità di crescita più elevata rispetto alla media Ue28 (+9 pp). Ora talloniamo la Francia, la cui copertura è pari al 45% delle abitazioni, mentre rimane il gap di copertura rispetto alla media Ue28 (71%) e verso i principali Paesi: Regno Unito (91%), Germania (81%), Spagna (77%)”. E nel primo trimestre del 2016 la banda ultrarga mobile ha raggiunto quota 95% della popolazione. Siamo secondi solo al Regno Unito. Come dire, ci sono tutti i presupposti per lanciare il Paese nella concorrenza del mercato digitale. A mancare, tuttavia, è la clientela.

I dati di Asstel dimostrano che per la banda larga fissa il “numero di sottoscrizioni sul totale popolazione, è pari al 24,1% contro una media europea del 31,6%, mentre se si considera la percentuale di sottoscrizioni per abitazioni, l’Italia risulta ultima in Ue con un valore pari al 53%, a fronte di una media europea del 72%”. Ancora più basso il tasso di abbonamenti per la banda ultralarga fissa, perché “a luglio 2015 le sottoscrizioni riguardavano appena l’1,3% della popolazione e segnavano un tasso di crescita di appena 0,8 pp rispetto all’anno precedente. Ciò a fronte di una media Ue28 che vede la percentuale di utilizzo al 9,5% con un tasso di crescita di 2,6 pp”.  Mentre per la banda ultralarga mobile la penetrazione delle sim 4G “per l’Italia è la più bassa tra i Paesi EU5 (11% contro una media Ue5 del 23%)”.

Sul fronte del traffico, il rapporto Asstel evidenzia che nel 2015 il traffico dati da rete fissa cresce del 27%. “I volumi di traffico dati da fisso valgono più di 10 volte i volumi di traffico dati mobile – evidenzia il rapporto – che comunque presenta trend in forte salita, superando nel 2015 quota 750 Petabyte (+44% rispetto al 2014). Dal 2010 ad oggi il traffico dati mobile è cresciuto di quasi il 500%”.

Cambiano però gli strumenti: gli sms crollano del 27% a favore di Whatsapp e affini. Anche le tariffe sono più convenienti. I dati Istat evidenziano un crollo dei prezzi tra il 2010 e il 2015: -13% per i prezzi del fisso e -37% per il mobile.

Scarica il Rapporto sulla Filiera delle telecomunicazioni in Italia – Edizione 2016  

Leggi l’Executive Summary – Rapporto sulla Filiera delle Telecomunicazioni in Italia – Edizione 2016

 

 

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