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Tasse, qualcosa è cambiato. Ma per un fisco più attrattivo la strada è ancora lunga

9 febbraio 2017


Tasse, qualcosa è cambiato. Ma per un fisco più attrattivo la strada è ancora lunga

Le riforme applicate al regime fiscale fanno sentire i propri effetti ma mancano ancora alcuni tasselli fondamentali e alcune società si trovano nel guado.

L’incertezza non aiuta lo sviluppo e rischia di penalizzare la battaglia a chi evade.

Le tasse non hanno mai buona accoglienza nei discorsi degli italiani, specie di chi lavora. Anche quando vengono tagliate se ne parla sempre con diffidenza, nel timore che si ripresentino e più salate di prima. Per l’imprenditore il problema è conciliare tasse con attrattività degli investimenti. Ciò che è dovuto, da un lato, con ciò che è concesso per far crescere la propria attività, dall’altro. In Italia qualcosa sta cambiando. Il governo ha messo in campo una serie di sgravi, ad esempio per chi investe nell’Industria 4.0, ossia la rivoluzione robotica e cibernetica applicata alla produzione manifatturiera.

Questi cambiamenti saranno sufficienti per dare gas all’imprenditoria italiana? “Il 2017 presenta novità fiscali che le imprese apprezzano, ma il cammino verso un sistema fiscale meno ostile alla crescita e di semplice attuazione è ancora lungo e accidentato – le parole di Gianfelice Rocca, Presidente di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza -. Certamente non aiuta il quadro complessivo della finanza pubblica che presenta margini d’intervento pari a zero se non si tocca la spesa. Infatti, la spesa corrente al netto degli interessi continua a crescere, sia pur con un andamento minore del passato: è a 692 miliardi rispetto ai 629 del 2008, mentre la spesa per investimenti aumenta da due anni ma resta ancora del 4,5% inferiore al livello del 2008.”

Rocca è intervenuto al convegnoL’evoluzione del sistema fiscale tra tentativi di attrattività e difficoltà di attuazione, organizzato da Assolombarda insieme ad Assonime. “Nell’ultimo anno molte misure hanno modificato le linee portanti del sistema tributario italiano nella giusta direzione, ma vi sono ancora ritardi nella definizione di istituti importanti, non tutti i risultati sono stati pienamente centrati e il disegno globale risente tuttora di ripensamenti e contraddizioni”, ha osservato Maurizio Sella, Presidente di Assonime.

Partiamo dalle luci. Cosa funziona nel nuovo sistema tributario italiano? “È positivo che il governo abbia disinnescato le clausole di salvaguardia per il 2017, ma nel 2018 ci aspettano aumenti automatici delle aliquote Iva per ben 19,5 miliardi”, ha osservato Rocca, che ha aggiunto: “Va riconosciuto al governo di aver puntato su significativi sgravi alle imprese: la riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24%, la proroga del superammortamento, l’introduzione dell’iperammortamento per gli investimenti collegati a Industry 4.0 e la rimodulazione del credito d’imposta per la ricerca e sviluppo”.

Per Assonime, inoltre, tra i lati positivi si possono annoverare gli interventi normativi in tema di certezza del diritto, introduzione dell’istituto della cooperative compliance, una più razionale sistemazione degli interpelli preventivi, ridefinizione del ruling internazionale, ampliamento dei termini per il ravvedimento operoso e rettifica degli errori commessi dal contribuente. Inoltre, per l’Associazione, anche la riforma del sistema di sanzioni penali, con la depenalizzazione dell’evasione cosiddetta interpretativa, è un passo in avanti.

Tra le riforme “pro business”, Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha ricordato “la nuova procedura degli accordi preventivi, estesa anche alle imprese estere prive di stabile organizzazione in Italia, e all’interpello sui nuovi investimenti, uno strumento che consente agli investitori di rivolgersi all’Agenzia delle Entrate per conoscere anticipatamente il corretto trattamento fiscale da applicare al piano di investimento e alle operazioni straordinarie”.

Cosa non funziona ancora? Alcuni esempi: non è possibile che non siano state ancora emanate le norme fiscali collegate alle novità in tema di bilanci delle società. Le aziende sono ancora in attesa di capire come calcolare con precisione le imposte per chiudere i bilanci 2016. A settembre 2015 è stato introdotto l’istituto facoltativo della branch exemption, ma da allora manca ancora la norma attuativa. Dal gennaio 2015 è entrato in vigore il nuovo Patent Box ma i primi accordi sono stati sottoscritti solo poche settimane fa. L’incertezza fiscale di fronte a novità annunciate impedisce alle imprese decisioni efficaci.

Infine, tra le note dolenti, Rocca ha precisato che “i nuovi adempimenti Iva comporteranno un aggravio dei costi per le imprese e un ulteriore appesantimento della compliance. È una misura finalizzata a contrastare l’evasione”. Ma bisogna ricordare che su 56 misure di lotta all’evasione varate negli anni 2008-2014, solo in 1 caso si è verificato il gettito effettivo rispetto al gettito atteso, in 28 si è avuto solo un aggiornamento delle stime originarie e in 27 neppure quello.

Anche per Assonime la strada è ancora lunga. Un punto interrogativo è quello della notitia criminis. All’Associazione risulta che gli uffici fiscali continuino a registrare notizie di reato per differenze nell’imponibile che, anche se superano i limiti previsti dalla norma, sono legati alle circostanze depenalizzate. C’è, insomma, uno scostamento tra quanto scritto nei codici e l’attività degli uffici pubblici. “Oltre ad appesantire il carico di lavoro delle procure – ha sottolineato Sella – ciò continua a produrre ingenti danni reputazionali per le imprese coinvolte”.

Per Sella, va precisato meglio anche il reato di autoriciclaggio, nella sua estensione a reati fiscali. E aree di incertezza restano sui temi della Cfc, della esterovestizione, delle stabili organizzazioni occulte, del beneficiario effettivo e dei prezzi di trasferimento. Ultimo capitolo, le multinazionali e nello specifico quelle che sfruttano i regimi fiscali più favorevoli di alcuni Paesi per risparmiare sugli utili sviluppati in nazioni dove il regime delle imposte è più oneroso. Una partita, però, che l’Italia non può giocare da sola, ma insieme all’Unione europea e all’Ocse, e quanto mai attuale all’affacciarsi della rivoluzione industriale 4.0, visto che proprio il digitale è tra i settori industriali che più beneficia di questa asimmetria fiscale.

 

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