responsabilità sociale d’impresa

Sulle onde tra condivisione, cura e responsabilità sociale d’impresa

1 giugno 2017


Sulle onde tra condivisione, cura e responsabilità sociale d’impresa

“Stile di vita, nutrizione e vela” è un progetto che unisce professionalità diverse con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone affette da sclerosi multipla grazie alla vela.

Una camerata per dormire, due barche a vela, gli scorci dell’arcipelago di La Maddalena e una settimana di forte condivisione, dal cibo alle esperienze. Insomma, vita da equipaggio. Ed è proprio questa esperienza a unire i protagonisti del progetto: uno staff medico composto da un neurologo, un fisiatra e un fisioterapista, 5 pazienti affetti da sclerosi multipla, uno staff di esperti di barca a vela, un nutrizionista e 7 volontari provenienti dai contesti più disparati.

Professionalità molto diverse si integrano tra loro nel progetto “Stile di vita, nutrizione e vela” sostenuto dal Rotary Club Milano San Babila, dal Comune di La Maddalena e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena: l’obiettivo è migliorare la condizione dei pazienti affetti da sclerosi multipla grazie ad un’attività apparentemente inaccessibile per persone con disabilità motoria. “L’idea è nata grazie ad amici conosciuti nel mondo nautico – racconta Antonello Tovo, che in prima persona affronta questa malattia –. Nel gennaio 2016 Andrea Camerino, presidente del Rotary Club Milano San Babila, sapendo dell’associazione ‘Acque Libere’ che ho contribuito a fondare, mi ha proposto di studiare assieme un progetto legato alla sclerosi multipla”.

È necessario, però, fare un passo indietro, fino alla nascita dell’associazione Acque Libere all’isola di La Maddalena. Tutto è partito dal restauro e varo di due imbarcazioni a vela adatte sia a normodotati che ai disabili: “Sono barche molto particolari che permettono a tutti di navigare con la massima sicurezza – racconta Tovo – La posizione che si deve tenere è simile a quella di una monoposto di Formula 1. Questa esperienza nasce da un restauro condiviso da molti amici e appassionati di barca a vela dell’isola e non solo. Tutti hanno contribuito, senza fermarsi di fronte a nessun ostacolo logistico, per permettermi di tornare ad andare in barca nonostante le mie difficoltà”.

Tornando ai primi mesi del 2016, Antonello Tovo coinvolge nel progetto anche Laura Mendozzi, neurologa che lo segue all’Ospedale Santa Maria Nascente della Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano. Con la collaborazione della dottoressa e dello staff medico il progetto, quindi, inizia a strutturarsi su tre pilastri: esercizio fisico, alimentazione e benessere mentale. Così dal 3 al 9 ottobre 2016 ventiquattro persone partecipano al progetto tra corsi di vela, regate in scenari incantevoli, esercizi di riabilitazione, un particolare regime di dieta da seguire e una vita di condivisione pernottando nella struttura messa a disposizione dal Parco Nazionale de La Maddalena sull’isola di Caprera. E i riscontri? “Sembrano essere molto positivi. I medici hanno notato indicazioni positive in termini di efficacia delle terapie grazie all’attività svolta”.

L’associazione, oltre ad organizzare settimane come quella che si è svolta nel 2016, punterà su attività utili per persone con difficoltà e molto formative per soggetti di qualsiasi tipo di organizzazioni, dalle associazioni alle aziende. “Ho lavorato nel settore della formazione manageriale e posso dire che l’applicazione migliore di una serie di strumenti è nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa – aggiunge Antonello Tovo – Portare delle persone all’interno di un ambiente come questo, caratterizzato da un coinvolgimento forte, è sicuramente formativo. Questo tipo di esperienze paga in termini di reputazione dell’organizzazione ma ancora di più in termini di esperienza”.  Mettere assieme per una settimana medici, marinai e, magari, manager di aziende in un’esperienza di condivisione così intensa può sembrare difficile. Era proprio questo all’inizio che intimidiva Tovo: “Invece, si è rivelato il punto di forza del progetto. E sta proprio lì la valenza formativa di un’esperienza come questa”.

 

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