Le imprese

Smart working, le ultime novità di un fenomeno in continua crescita

21 dicembre 2017


Smart working, le ultime novità di un fenomeno in continua crescita

Nel 2017 l’utilizzo dello smart working è cresciuto: con una specifica regolamentazione è così entrato ufficialmente nel panorama degli strumenti più utilizzati dalle imprese 

per gestire temi importanti come quello della conciliazione vita-lavoro.

La legge lo definisce “lavoro agile” e lascia così intuire che, sempre nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, ci sono elementi che cambiano in un’ottica di flessibilità. Quello che varia è principalmente l’organizzazione del lavoro che avviene “per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro”.

Vediamo in particolare alcuni aspetti pratici: l’orario deve sempre rispettare i limiti imposti dalla legge e dalla contrattazione collettiva così come il luogo di lavoro deve rispondere a criteri di sicurezza che possano prevenire eventuali infortuni. Una cosa è certa, oggi, la norma riconosce chiaramente che l’infortunio accaduto in una giornata di smart working -se ne ha i requisiti di legge- è considerato infortunio sul lavoro. La scelta del luogo rimane, comunque, uno dei temi più delicati che caratterizza questo tipo di contratto: deve, infatti, coniugare la libertà di scelta che la legge riconosce al lavoratore con le indicazioni fornite dal datore di lavoro in merito alla sicurezza. Ciò è reso possibile da un’apposita formazione che guida a una scelta consapevole e sicura del luogo in cui fare smart working.

La legge prevede che per “lavorare agile” sia necessario un accordo scritto tra azienda e lavoratore in cui sono contenute le principali regole organizzative/gestionali della modalità di lavoro, quali per esempio l’individuazione dei tempi di riposo, le misure per assicurare la disconnessione del lavoratore da pc o da altri dispositivi tecnologici e le forme di esercizio del potere disciplinare e di controllo.

La norma dello scorso maggio ha, inoltre, introdotto uno specifico obbligo di comunicazione dell’accordo per lo svolgimento della prestazione in modalità smart working.

L’intervento più recente è stato proprio relativo all’attivazione del canale tramite cui realizzare la comunicazione. Il Ministero, in tal senso, inaspettatamente, ha scelto di discostarsi dal canale ordinario delle comunicazioni obbligatorie e, dal 15 novembre 2017, ha reso disponibile un’apposita interfaccia dedicata solo allo smart working sul portale “clicklavoro”.

L’intervento, atteso da tempo, dà finalmente operatività ad un obbligo introdotto nel mese di maggio e rimasto per lungo tempo inattuabile. Va detto che andrebbero forse chiariti meglio alcuni aspetti operativi come, ad esempio, se la comunicazione in questa modalità riguarda solo le imprese che hanno dato il via ad attività di smart working dal novembre 2017, momento in cui è diventata concretamente operativa la relativa procedura o se questo vale anche per i rapporti precedenti.

Mentre il quadro di riferimento che regola lo smart working si sta quindi progressivamente definendo, stanno crescendo anche le aziende che utilizzano questo nuova modalità organizzativa al loro interno. Una recente ricerca dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano ha infatti rilevato come nel 2017 siano stati circa 305.000 i lavoratori che lo hanno sperimentato, segnando un incremento del fenomeno pari al 60% rispetto al 2016.

Possiamo dire che, seppur la crescita del fenomeno registrata non sia ancora ai livelli europei, l’osservatorio ci restituisce sicuramente un trend positivo.

Secondo lo studio, infatti, l’utilizzo intensivo di questo strumento (coinvolgendo il 70% dei lavoratori) potrebbe portare a un aumento di produttività di circa il 15% a persona, che a livello di sistema Paese significherebbero 13,7 miliardi di benefici complessivi.

Questi dati sono avvalorati dall’esperienza diretta delle aziende che stanno concretamente utilizzando lo strumento. Ad esempio, Sanofi, che ha introdotto in azienda lo smart working nel 2014, ci conferma la positività di questa modalità di lavoro: ad oggi conta su 300 “lavoratori agili” e per il 2018 l’azienda amplierà il numero di giornate che i dipendenti possono fare in smart working, passando da una a due giornate alla settimana.

Retelit, che conta circa 80 dipendenti, nel 2017 ha coinvolto dall’inizio il 100% della sua popolazione aziendale nel progetto di smart working e ha già in programma di prorogare l’iniziativa nel 2018 e di passare da una fase progettuale a una messa a regime nel 2019. Entrambe le aziende sono concordi nel riconoscere come lo smart working si sia rivelato uno strumento concreto a supporto della conciliazione vita-lavoro favorendo il clima aziendale nonché il coinvolgimento e la soddisfazione dei lavoratori.

Insomma, il fenomeno si conferma un motore di cambiamenti organizzativi in costante crescita.

 

 

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