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Sicurezza informatica, le aziende sono pronte: per i giovani un’opportunità di lavoro

19 gennaio 2017


Sicurezza informatica, le aziende sono pronte: per i giovani un’opportunità di lavoro

Il 45% delle società del Belpaese ha osservato un calo delle violazioni dei dati, una percentuale che non ha pari in Europa. Ma entro il 2020 il mondo rischia di essere a corto di 1,5 milioni di professionisti di cyber security, per questo bisogna investire sui giovani.

C’è un primato digitale dell’Italia poco noto. Eppure strategico per il futuro, perché riguarda la sicurezza informatica delle aziende. E, di conseguenza, del Paese. Perché come ha dimostrato il recente maxi-attacco degli hacker alla rete degli Stati Uniti, che ha messo ko colossi come Twitter. Spotify. Reddit, Ebay e Paypal, nessuno è al sicuro dai blitz dei pirati del web. Tuttavia, come emerge dal rapporto globale “The Security Imperative: Driving Business Growth in the App Economy, sviluppato dallo studio americano Coleman Parkes per Ca Technologies, negli ultimi 12 mesi il 45% delle aziende italiane ha osservato un calo delle violazioni dei dati.

È la percentuale più alta tra tutti i Paesi di Europa, Medioriente e Africa presi in esame dalla ricerca. Segno che gli investimenti in cyber security premiano. Secondo il rapporto internazionale, il 67% delle aziende del Belpaese ha deciso non solo di alzare barriere, ma di adoperare sistemi predittivi (ossia che permettano di prevedere l’arrivo di eventuali blocchi e/o attacchi) e proattivi, con segnalazioni e attività di difesa. Pur con i limiti della lentezza dello sviluppo della fibra ottica e un mercato digitale in via di sviluppo, gli imprenditori italiani si dimostrano tra i più previdenti dell’Occidente, tanto da aver già preso provvedimenti contro gli attacchi informatici. Non solo difesa, però. Per il 91% degli intervistati, la sicurezza informatica è un fattore abilitante del proprio business.

Può essere anche un’opportunità di lavoro. A decretarlo è Kaspersky, una delle principali aziende globali di antivirus. “I giovani con competenze in campo tecnologico potrebbero colmare un gap in espansione se i datori di lavoro cercassero di combattere le crescenti minacce del cyber crimine ed evitare che vengano rovinate vite pubbliche e private – spiegano dalla società -. Ma il settore non fornisce un percorso chiaro ai giovani per trovare lavoro, perfezionare le loro competenze e servire la società”.

Kaspersky Lab ha effettuato un sondaggio in Europa e Stati Uniti ed è risultato “che le persone sotto i 25 anni, altamente qualificate e suggestionabili, sono già abituate agli attacchi informatici su larga scala. La loro preoccupazione supera solo in maniera marginale la curiosità – e persino la loro considerazione – per queste tipologie di crimini. Infatti, il 64% degli italiani di età inferiore ai 25 anni considera l’hacking una competenza “notevole” e solo il 26% degli intervistati è preoccupato dalle persone che dispongono di competenze di hacking”. Il 43% dei giovani ha pensato di lavorare nel segmento della sicurezza informatica.

“Poco più della metà degli italiani di età inferiore ai 25 anni (54%) – prosegue la ricerca – parteciperebbe davvero alla lotta contro il cyber crimine; un numero significativo, invece, userebbe le proprie competenze per divertimento (18%), attività segrete (22%) e profitti finanziari (10%)”.

Per questo Eugene Kaspersky, presidente e amministratore delegato di Kaspersky Lab, consiglia: “Il settore della sicurezza e l’istruzione devono fare molto di più per reclutare la nuova generazione di cyber professionisti. I segnali di pericolo sono evidenti. La frequenza e il profilo di cyber attacchi condotti da adolescenti stanno aumentando di pari passo con le competenze di ogni generazione, nonché con la pronta disponibilità di ‘malware as a service'”.

Prevenire, insomma, è meglio che curare. Anche perché secondo il Global Workforce Survey, entro il 2020 nel mondo rischiamo di rimanere a corto di 1,5 milioni di professionisti della sicurezza informatica.

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