Le imprese

Quanto vale la bellezza dell’Italia?

17 maggio 2017


Quanto vale la bellezza dell’Italia?

La bellezza è un elemento identificativo della nostra Penisola che vale il 16,5% del prodotto interno lordo annuo, equivalente a 240 miliardi di euro, con un potenziale di crescita di ulteriori 130 miliardi.

“Non puoi farti davvero un’idea di che cosa sia realmente la bellezza se non visiti almeno una volta l’Italia”. Così scriveva Brahms nel 1881 a proposito del nostro Paese. In Italia, la bellezza – naturalistica, paesaggistica, storica e artistico culturale – è pressoché ovunque. Non a caso siamo il paese che maggiormente contribuisce a determinare il patrimonio dell’umanità stabilito dall’UNESCO, e non a caso ci chiamano il “Bel Paese”.

Ma che valore ha la bellezza italiana?

Definire la bellezza come una dimensione concreta e misurabile e trasformarla in una risorsa strategica di sviluppo economico e sociale è una sfida ardua e ricca di stimoli al tempo stesso.

A occuparsene è stato uno studio della Fondazione Italia Patria della Bellezza, realizzato in collaborazione con Prometeia e presentato ieri a Milano presso la sede di Assolombarda.

La ricerca inizia nel 2015 con una domanda preliminare: che cos’è la bellezza dal punto di vista economico? Quali sono i punti di incontro tra industria e bellezza?

Non è solo creatività, arte e cultura ma è anche innovazione industriale, attrazione turistica, beni di consumo belli e ben fatti. La prima parte dell’indagine si concentra sulla quantificazione del contributo della bellezza alla ricchezza del paese, identificando i comparti che la compongono e il valore da questi generato.

Il comparto dei beni di consumo di qualità, che include categorie come moda, alimentari e sistema casa, vale 44 miliardi di euro. Il settore dei beni tecnologici di ingegno, come elettronica, meccanica e mezzi di trasporto, produce ricchezza per un valore pari a 32 miliardi. Notevole il contributo dell’industria creativa con 61 miliardi, mentre il comparto del turismo ne vale 39. Concorrono al calcolo del valore economico della bellezza altri due fattori influenti: investimenti pubblici, con una quota stimata di 60 miliardi, insieme a “altruismo e mecenatismo” che, con le attività di volontariato e le donazioni, generano un valore pari a 3 miliardi.

Ne deriva che in Italia “l’economia della bellezza” vale 240 miliardi di euro, equivalenti al 16,5% del prodotto interno lordo. Un numero importante che potrebbe crescere ulteriormente con un sistema di politiche adeguate.

La seconda parte dello studio infatti, mette l’accento proprio su questi aspetti, prendendo in considerazione il potenziale di crescita del comparto della bellezza attraverso il confronto con le migliori esperienze europee e fornendo un’idea delle azioni da intraprendere per la sua piena valorizzazione.

Sono due gli scenari possibili: un’ipotesi di crescita coraggiosa che stima un potenziale di 52 miliardi, e un’ipotesi di crescita ambiziosa che arriva a 130. Il valore totale stimato è tra i 292 e i 370 miliardi: rispettivamente il 19,5% e il 25,4% del PIL.

Entrando nel dettaglio: per i beni di consumo di qualità si rileva un potenziale di crescita tra i 4,6 e i 7,5 miliardi. In questo caso, il Paese benchmark di riferimento è la Francia, che suggerisce tra le azioni da intraprendere uno sviluppo significativo dell’e-commerce, una più diffusa gestione strategica del brand e l’istituzione di una trading company nazionale per favorire l’accesso ai mercati esteri delle piccole e medie imprese italiane di qualità.

Per quanto riguarda i beni tecnologici, il margine di crescita risulta essere molto elevato: una cifra compresa tra i 20 e i 61 miliardi. Per avvicinarsi al modello tedesco l’Italia dovrebbe puntare a una maggiore qualificazione dei percorsi tecnico-scientifici promuovendo una cultura politecnica, alla riorganizzazione dei centri di ricerca pubblici a favore della loro concentrazione in hub di eccellenza specializzati e a un potenziamento degli strumenti di fintech e degli incentivi ai brevetti.

Margine ampio anche per l’industria creativa, con un valore compreso tra i 15 e i 42 miliardi in più. Azioni auspicabili ispirate al modello britannico sono la digitalizzazione dei mestieri creativi, la creazione di hub multidisciplinari della creatività e la costruzione di un sistema di rating per la valutazione delle idee e dei business plan delle giovani imprese.

Infine, il turismo. Valorizzare le bellezze nascoste del nostro Paese sviluppando itinerari verso mete meno note, rafforzare il brand Paese attraverso lo storytelling, identificare eventi attrattivi in grado di valorizzare il patrimonio storico e naturale diffuso sul territorio, consentirebbero all’Italia un’ulteriore crescita di 20 miliardi.

 

 

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
L'associazione
La nuova borghesia produttiva, un modello di capitalismo

2 febbraio 2016

Intervista a Mauro Magatti, autore del libro “La nuova borghesia produttiva”, che illustra un nuovo …
Le imprese
Il bello dell’Italia vale 240 miliardi di euro

16 dicembre 2015

Secondo il rapporto “Economia della bellezza” - commissionato a Prometeia da fondazione Italia Patria della …