Le imprese
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Quando i collaboratori partecipano al successo dell’impresa

4 dicembre 2018


Quando i collaboratori partecipano al successo dell’impresa

Terenzi S.r.l., azienda del Gruppo Meccatronici di circa 50 dipendenti, ci racconta perché condividere obiettivi e assetti organizzativi con i propri dipendenti è una carta vincente anche per le realtà di piccole dimensioni.

L’azienda è la prima PMI italiana ad aver avviato, secondo le nuove regole previste dall’Agenzia delle entrate, un processo di partecipazione su temi come il miglioramento dell’organizzazione delle aree produttive, dell’ambiente lavorativo, la prevenzione degli infortuni sul lavoro e l’individuazione degli indicatori del premio di risultato.

L’obiettivo di ogni impresa di successo è, infatti, il continuo miglioramento delle proprie performance e del proprio ambiente lavorativo, sulla base di obiettivi stabiliti. In questa direzione il nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici – non a caso ri-nominato “rinnovamento contrattuale” – propone alle imprese un cambio culturale nell’approccio alle relazioni industriali, che preveda una presa di responsabilità comune nell’approfondimento delle problematiche aziendali, nelle proposte migliorative e nell’implementazione delle stesse.

Questo cambio di approccio all’organizzazione aziendale è anche opportuno in ragione della quarta rivoluzione industriale che, con le nuove tecnologie legate alla digital transformation, rappresenta una nuova sfida per le imprese che vogliono continuamente innovarsi. In concreto la costruzione di progetti di partecipazione ha l’obiettivo di trovare nuove armonie nei processi di realizzazione delle attività produttive, fondate su un maggior coinvolgimento ed una migliore collaborazione tra datore di lavoro e lavoratore.

Tutto ciò è possibile se si costituisce all’interno dell’azienda una Commissione Paritetica, che altro non è che una formalizzazione di questa modalità di lavoro. Utopia o realtà? Funziona? Lo chiediamo a Eleonora Terenzi, Responsabile Comunicazione dell’azienda di famiglia – una piccola realtà metalmeccanica – che ha scelto di essere la prima tra le PMI italiane a istituire la Commissione.

In questo ambito siete apripista. Che consiglio darebbe ai colleghi imprenditori che guardano con curiosità a soluzioni di responsabilità partecipata?

Direi loro di non avere timore e di iniziare questo percorso. Recentemente abbiamo partecipato come relatori a un seminario del ciclo ‘Non sono cose da Grandi’, organizzato dalla Piccola Industria di Assolombarda – dedicato proprio al tema della partecipazione dei lavoratori – e abbiamo così potuto condividere la nostra esperienza con altri imprenditori. Riteniamo che andare nella direzione del modello partecipativo rappresenti una sfida culturale positiva e un passaggio indispensabile per la crescita della nostra azienda. Un approccio diverso com’è il modello partecipativo, può forse originare dubbi sull’esito o sulle modalità di realizzarlo, ma se ci si riflette a fondo, è un passo abbastanza naturale per tutte le aziende, come la nostra, dove il dialogo con i collaboratori è già in atto.

E, se da un lato la responsabilità partecipata richiede impegno e la giusta attenzione anche in termini di tempo dedicato, dall’altro restituisce all’azienda risultati tangibili sia negli obiettivi di produzione sia a livello di clima aziendale.

Come funziona nel concreto?

La Commissione è costituita da sei persone, tre rappresentanti aziendali e tre rappresentanti dei dipendenti (tra cui i 2 RSU), in numero volutamente paritetico. Sono persone che rappresentano molto bene l’azienda perché svolgono ruoli diversi e abbiamo così raggiunto una situazione ottimale. Ci sono riunioni cadenzate nell’arco del mese e audit mensili nei quali ciascuno di noi può dare un contributo e una valutazione dello stato e del miglioramento in atto. I risultati vengono resi pubblici a tutti i dipendenti, anche tramite il referente di reparto. Il dialogo è comunque continuo, anche perché la nostra realtà è relativamente piccola, quindi c’è sempre l’occasione di discutere di quanto riguarda la Commissione e il Piano di Innovazione.

Cosa vi ha spinti a procedere nella formalizzazione di questo progetto?

Nel nostro caso abbiamo deciso di proseguire per vari motivi. Prima di tutto, come dicevo, è stata l’evoluzione naturale di un percorso, in quanto era già in atto da tempo una fase di miglioramento continuo e abbiamo colto l’occasione per ufficializzare tale impegno. Tutto ciò è stato possibile grazie alla consulenza di Assolombarda, che ci ha guidati per mano tra procedure e documenti e ci ha aiutati a stendere il Piano di Innovazione.

Già prima del 9 febbraio 2018, data in cui abbiamo istituito la Commissione Paritetica, avevamo previsto la riorganizzazione degli ambienti con lo scopo di migliorare i processi produttivi e anche la nostra immagine. Eravamo consapevoli che, coinvolgendo il personale in questo cambiamento, i risultati potevano essere ottenuti più rapidamente e facendo in modo che ciascuno sentisse più propria l’azienda e si identificasse con quelli che erano gli scopi aziendali. L’intento è quello di creare un senso di appartenenza maggiore dei dipendenti nei confronti dell’azienda e renderli più consapevoli di quanto possa essere grande il loro contributo. Chiunque può proporre un’idea, che sarà discussa in Commissione.

Avete avuto già modo di valutare alcuni risultati della Commissione Paritetica?

Abbiamo già raccolto i primi frutti. La Commissione Paritetica ha elaborato un Piano di Innovazione, che contiene i nostri principali obiettivi: il miglioramento dell’organizzazione delle aree produttive e degli ambienti – con particolare attenzione alla prevenzione in ambito di infortuni – la riduzione degli sprechi e non conformità, per mirare ad una Qualità in continuo aumento che influenzerà un possibile nuovo sviluppo, competitività e redditività, senza i quali un’azienda non può sopravvivere. La riorganizzazione dell’ambiente e dei processi produttivi in modo ottimale porta inevitabilmente tutti a chiedersi ad ogni passo se quel processo possa essere fatto in un altro modo, più smart e con minor utilizzo di risorse, evitando gli sprechi e aumentando la sicurezza degli ambienti.

L’attuazione è stata accolta in modo molto positivo dai dipendenti, il dialogo è quotidiano e le basi per ciascun obiettivo sono avviate. Sostanzialmente quello di cui andiamo a discutere nelle riunioni sono questi macro obiettivi e il modo di perfezionarli.

In che misura questo strumento può contribuire alla competitività dell’azienda?

La partecipazione agli obiettivi produttivi è importante anche in ottica Industria 4.0 in una realtà come la nostra che si divide in reparti che affrontano tutti i processi. L’innovazione tecnologica permette di rendere le produzioni più razionalizzate, con costi inferiori e un’attenzione maggiore all’impatto ambientale.

Quando saranno raggiunti gli obiettivi prefissi dal Piano di Innovazione, integreremo anche altri obiettivi di percorso e trasformazione digitale perché è necessario aggiornarsi e rinnovarsi costantemente anche da quel punto di vista. Ci occupiamo di trasformazione di metalli e materie plastiche realizzando particolari tecnici o prodotti finiti per clienti tra cui grandi realtà, anche internazionali. Eseguiamo internamente tutte le fasi che partono dalla progettazione, vanno all’ingegnerizzazione, alla produzione sino all’assemblaggio delle commesse che realizziamo. Pur essendo una piccola realtà, come tante delle altre imprese italiane, non abbiamo timore di impegnarci in nuove sfide in cui crediamo.

 

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