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Politica industriale europea: quali scenari per il futuro?

28 marzo 2017


Politica industriale europea: quali scenari per il futuro?

Intervista a Elżbieta Bieńkowska, Commissario europeo per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le piccole e medie imprese.

Il suo motto è “Rimettiamo l’Europa al lavoro”. E d’altra parte Elżbieta Bieńkowska, attuale Commissario Europeo per il Mercato interno, industria, Pmi e imprenditorialità, ha fama di persona diretta. Già ministro (in Polonia) delle Infrastrutture e dello Sviluppo regionale, già vice premier nell’esecutivo di Donald Tusk, da Bruxelles ha chiesto maggior sorveglianza e controlli comunitari su Dieselgate e ha fatto la voce grossa con gli Stati quanto ai debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, invitandoli a rispettare le regole, a proteggere le aziende e a favorire la competitività. Nata a Katowice (in Slesia) nel 1964, la Bieńkowska ha un curriculum considerevole: Master in filologia orientale, diploma post-laurea conseguito presso la Scuola polacca della Pubblica Amministrazione e Mba alla Scuola di Economia di Varsavia. Si è occupata della gestione dei fondi strutturali dell’Ue e si considera una self made woman.

Elzbieta-Bienkoswka-articoloQuanto all’industria, crede che sia giunto il momento di una visione europea in materia. Pensa che sia necessario essere sempre all’avanguardia e che la produzione debba restare nel Vecchio Continente. Il fatto è che, in apparenza, l’agenda dell’Ue è, sul punto, ampia e ben delineata; individua la chiave della ripresa e del contrattacco rispetto alla concorrenza di paesi emergenti in tre fattori: competitività industriale, innovazione e imprenditorialità. Tuttavia, il traguardo del 20% per il 2020 – la quota del settore manifatturiero sul Pil europeo partendo dal 15,5% del 2012 – non sarà raggiunto, con tutta probabilità. Infatti l’asticella, due anni fa, si è fermata a quota 15,6%. Inoltre, la partita per l’industria è critica, perché l’evoluzione delle attività del settore secondario è legata a filo doppio alla digitalizzazione, alle tecnologie pulite e circolari e a un rapporto più stretto con i servizi. A che punto siamo? Quali sono le prospettive? Lo chiediamo, appunto, alla commissaria Bieńkowska.

Quale futuro si immagina per la politica industriale europea, in un momento in cui sembra scomparsa dalle agende della Commissione UE?

La politica industriale non è affatto scomparsa dall’agenda della Commissione Europea. Al contrario, la competitività dell’industria europea è al cuore della strategia europea per il lavoro e la crescita. In particolare, abbiamo “incastonato” la politica industriale all’interno dei diversi capitoli della strategia. Ogni nostra iniziativa contiene prima di tutto una valutazione dell’impatto sull’industria e sulla creazione di nuovi posti di lavoro. Inserendo la politica industriale all’interno dei diversi capitoli della strategia, possiamo massimizzarne l’impatto. Sono certamente consapevole che la strategia di politica industriale che si nasconde dietro le nostre iniziative non è sempre di immediata percezione fuori dai confini di Bruxelles.

Proprio per questa ragione, abbiamo realizzato per il 28 Febbraio la prima Giornata Europea dell’Industria, con la partecipazione del Presidente della Commissione Europea Junker, a conferma di quale livello sia la politica industriale fra le priorità della Commissione UE. Costruire una politica industriale europea vincente significa stare al passo delle più importanti trasformazioni industriali in atto, ma soprattutto farle funzionare concretamente per le persone che nelle fabbriche e con le fabbriche ci lavorano. Dobbiamo arricchire le nostre regioni, le nostre economie e i nostri cittadini della capacità di trarre i maggiori benefici possibili dai processi di digitalizzazione in atto, così come dai processi di sviluppo tecnologico e trasformazione e di ampliamento delle catene globali del valore.

Quali iniziative concrete sta sviluppando la Commissione UE per rafforzare la base industriale dell’economia europea, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese?

La Commissione Europea ha inserito una forte dimensione industriale all’interno delle sue iniziative più importanti. In particolare, abbiamo svolto azioni significative per aumentare il livello degli investimenti, con il Piano d’Investimento per l’Europa. Abbiamo sviluppato azioni nella direzione del completamento del mercato unico europeo, in quelle aree di maggior interesse per l’industria europea, come il mercato dei capitali, la digitalizzazione e l’unione del mercato dell’energia, compreso il nostro impegno nella ridefinizione delle regole di funzionamento dei mercati con maggiori leve per la crescita, come l’efficienza energetica e l’economia circolare.

In aggiunta, stiamo lavorando a livello europeo per facilitare gli investimenti sulle persone e sul capitale umano, per aiutare i nostri cittadini ad affrontare in modo appropriato i profondi cambiamenti in atto. Abbiamo sviluppato anche iniziative per armonizzare un sistema di regole che faciliti la crescita delle imprese più competitive e lo sviluppo di nuovi modelli di business per favorire le startup. Oltre a queste iniziative trasversali per migliorare il contesto della nostra base industriale, abbiamo preso anche iniziative specifiche di settore, come GEAR 2030 per il settore automobilistico, il Forum di Alto Livello sulla catena alimentare del valore, il Gruppo di Alto Livello sulle imprese ad alto consumo energetico, la strategia europea per lo spazio e il Piano d’Azione Europeo per la Difesa.

Come si orienterà la Commissione sul tema dell’innovazione dopo il 2020, anche a livello di stanziamento di risorse e strumenti finanziari?

Abbiamo appena cominciato a confrontarci sulle nuove prospettive finanziarie dopo il 2020. Ogni posizionamento al momento è prematuro. Dal mio punto di vista, dobbiamo assicurarci che le nuove prospettive finanziarie supportino adeguatamente il processo di trasformazione industriale in tutta Europa. I programmi UE dovranno concentrare ancora di più i loro sforzi sui fattori di maggior crescita, come l’innovazione, la decarbonizzazione, l’efficienza energetica e il capitale umano.

 

In sintesi, secondo la Bieńkowska l’industria è saldamente al centro dell’azione strategica europea. Del resto, va sottolineato che il settore manifatturiero rappresenta, nell’UE, 2 milioni di imprese, 33 milioni di posti di lavoro e il 60% della crescita della produttività. Secondo la Commissione, di fronte alla nuova rivoluzione industriale (tecnologie informatiche di nuova generazione come l’Internet of Things, il cloud computing, big data e analisi dei dati, la robotica e la stampa 3D) occorre aprire nuovi orizzonti per implementare l’efficienza, i processi e sviluppare prodotti e servizi innovativi. E pertanto, in ambiti determinati, l’impegno comunitario può essere quantificato: per esempio, il pacchetto di misure studiato dalla Commissione per sostenere e collegare le iniziative nazionali per la digitalizzazione dell’industria e dei servizi connessi – la cosiddetta Industry 4.0 – vale 50 miliardi di euro: 37 in innovazione digitale; 5,5 in innovation hub; 6,3 in componenti elettronici e altrettanti per l’infrastruttura cloud (ma solo due dal programma Horizon 2020;  i rimanenti 4,7 miliardi da investimenti pubblici e privati in cinque anni). Non stupisce, dunque, che la stessa Bieńkowska abbia affermato, l’anno scorso, che l’economia digitale coincide con l’economia reale, e che pertanto abbiamo bisogno di un ruolo di leadership in materia.

La consistenza dell’attuale momento di rilancio dell’industria in Europa dipenderà da quanto sia la Commissione che i suoi principali interlocutori e stakeholder europei sapranno mantenere saldo il timone sulle policy che attivano e spingono le leve per la competitività della nostra economia a livello globale.

 

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