Le imprese

Pagamenti, l’Italia si scopre digitale

1 giugno 2017


Pagamenti, l’Italia si scopre digitale

Complici le carte di credito contactless, il boom dello shopping online e nuove modalità dal telefonino, gli italiani si dimostrano sempre meno contante-dipendenti.

Scatta anche in Italia la corsa ai pagamenti digitali. La chiamata alle armi è suonata per tutte le società che stanno sviluppando sistemi di monetica virtuali, dal potenziamento della carta di credito all’aumento del raggio d’azione del telefonino fino ai portafogli in rete per saldare lo shopping via internet. È un movimento in atto in tutto il mondo, ma in Italia, roccaforte dei pagamenti in contanti, l’effetto è ancora più dirompente. Perché l’interesse di multinazionali della tecnologia o dell’e-commerce ad arrivare per prime sul mercato con la propria applicazione dimostra quante potenzialità ancora dormienti abbia il Belpaese anche in un segmento, quello dei pagamenti elettronici, considerato ancora estraneo alla maggior parte della popolazione.

Partiamo dai numeri attuali. “Nel 2016 i pagamenti digitali con carta in Italia sono cresciuti del 9%, raggiungendo i 190 miliardi di euro, pari al 24% dei consumi delle famiglie italiane. Assistiamo a una svolta nell’approccio da parte dei consumatori e degli esercenti. I possessori di carte contactless hanno acquisito maggior consapevolezza dello strumento che hanno nel portafoglio e gli esercenti hanno orientato il pos verso il cliente” osserva Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Questa crescita è ampiamente riconducibile ai new digital payment, che complessivamente superano i 30 miliardi di euro e valgono ormai il 16% del totale dei pagamenti digitali con carta” aggiunge Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce.

La spinta è duplice. Da un lato sono i clienti a familiarizzare con lo strumento e a chiedere mezzi più flessibili per poter pagare. Dall’altro sono le aziende interessate ad allargare il proprio raggio d’azione degli affari, assicurandosi una posizione anche nell’ambito dei pagamenti digitali. Secondo la ricerca di una società del settore, un europeo su quattro, con accesso ad internet, acquista prodotti o servizi online almeno una volta alla settimana. E le previsioni sono che queste spese cresceranno del 45% entro il 2018.

Nello specifico, l’8% degli italiani ha dichiarato agli intervistatori di fare acquisti quotidianamente, posizionandosi tra le percentuali più alte insieme a polacchi (9%), lituani (9%) e inglesi (8%). I ricercatori del Politecnico stimano che l’anno scorso in Italia l’acquisto di prodotti e servizi attraverso il telefono cellulare sia cresciuto del 63% fino a quota 3,9 miliardi di euro. A fare da traino è stato l’incremento del 63% di chi effettua l’intero processo di acquisto online, per un controvalore di 3,3 miliardi di euro.

I segnali arrivano anche dal pubblico. Di recente il Comune di Milano ha implementato insieme al Team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri un protocollo per migliorare gli standard delle procedure amministrative che i cittadini possono svolgere online. E le novità interessano anche i pagamenti. “Le funzionalità di pagamento saranno garantite grazie all’integrazione con il nodo dei pagamenti nazionale denominato PagoPA, sia online – via mobile e web – sia offline attraverso i punti fisici convenzionati sul territorio – si legge nella nota di Palazzo Marino -. L’integrazione sarà attiva a partire dall’estate del 2017”.

Cambia anche l’approccio in negozio, con il boom delle carte contactless. Il Politecnico di Milano calcola che nel 2016 in Italia sono stati effettuati più di 140 milioni di transazioni con carte “senza contatto”, per un controvalore di 7 miliardi di euro. “Numeri giustificati da una progressiva crescita dell’infrastruttura – 2 carte su 5 (40 milioni di carte a fine 2016, +100% rispetto al 2015) e 1 POS su 2 (1.000.000 a fine 2016, raddoppiati rispetto al 2015) sono contactless – e soprattutto da una maggior consapevolezza dello strumento da parte di consumatori ed esercenti”, scrivono i ricercatori. Tanto il “tap & go” non è stato utilizzato solo per i pagamenti sotto i 25 euro (per i quali non serve inserire il pin), ma anche per somme superiori, con uno scontrino medio che, a conti fatti, è di poco inferiore ai 50 euro.

E proprio a questo popolo crescente di pagatori guardano le multinazionali dei portafogli digitali, che hanno ormai messo in programma di sbarcare in Italia tra la seconda metà di quest’anno e i primi mesi del 2018. L’aspettativa, quindi, è che in due anni i sistemi di pagamento in Italia possano andare incontro a una rivoluzione radicale, che ridimensionerà notevolmente il contributo del contante.

 

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