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PA e digitale: Milano regge al confronto europeo ma i cittadini vanno educati

16 dicembre 2016


PA e digitale: Milano regge al confronto europeo ma i cittadini vanno educati

Positivo il confronto con Monaco e Barcellona. Imprese e utenti si connettono però al sito Internet del Comune solo per cercare informazioni per poi presentarsi allo sportello. 

È necessario sviluppare più attività in tandem con il privato e aprire la governance delle politiche digitali verso il basso.

I numeri innanzitutto: la città di Milano ha digitalizzato già 46 dei 60 servizi ritenuti più urgenti per imprese e cittadini. E circa il 47% delle aziende e il 61% dei cittadini utilizzano i siti del Comune, tuttavia nella maggior parte dei casi, rispettivamente nel 78% e nell’88%, solo per cercare informazioni su come svolgere una pratica off-line o a quale ufficio pubblico bussare. Il sito Internet, insomma, appare come una vetrina o un grande manuale, ma non come lo sportello digitale per cui è stato pensato. Cosa gioca a sfavore? Il numero dei portali, ad esempio: sei per le imprese e sette per i cittadini. Quando invece la regola aurea dei servizi su internet è quella dei “tre clic”: l’operazione si deve poter concludere in tre passaggi, così come si fa quando si acquistano i regali di Natale online.

Per questo una delle direttrici di sviluppo delle città del futuro è il capitolo smart. Come essere più efficienti e vicine al cittadino attraverso i servizi Internet. Assolombarda ha promosso una ricerca, condotta dalla Sda Bocconi School of Management, che ha messo a confronto le pratiche di Milano con quelle di Barcellona e Monaco e ha analizzato lo stato di salute della pubblica amministrazione in digitale del capoluogo lombardo.

Risultati: i milanesi, siano essi imprenditori o semplici cittadini, navigano in Internet per cercare informazioni su come svolgere le commissioni burocratiche, ma al momento di passare alla pratica, si torna alla vecchia maniera. Tuttavia, Milano si dimostra all’avanguardia in termini di logistica e sistemi di trasporto digitalizzati.

Nel dettaglio, secondo lo studio della Bocconi, a Milano il 70% delle risorse destinate allo sviluppo digitale proviene da risorse pubbliche ordinarie di bilancio, mentre Barcellona e Monaco hanno sviluppato un programma che integra gli impegni finanziari con investimenti o diretti da soggetti terzi, o attraverso forme di paternariato pubblico-privato. E anche la governance ha articolazioni differenti tra Milano, dove l’amministrazione pubblica tiene le redini, e le altre due città di confronto, che hanno sperimentato forme di collaborazione con i cittadini.

Secondo Rocca per Milano è il momento di investire su tre direttrici. “La prima riguarda un set di dati concreti da considerare come obiettivi e misuratori delle performance prioritarie da ottenere nel tempo: sussistono da anni nell’esperienza catalana e bavarese – osserva il numero uno di Assolombarda -. La seconda investe la ownership organizzativa dei progetti smart city: solo un modello misto pubblico-privato consente il massimo coinvolgimento di risorse finanziarie e di capitale umano intersettoriali. La terza infine riguarda anche la governance esterna: nessuno mette in discussione il ruolo di pivot degli attori politici, ma proprio le esperienze di Barcellona e Monaco mostrano che il coinvolgimento di imprese e cittadini va articolato sulla base di un modello di partnership e condivisione, non di mera leadership amministrativa top down”.

“Le scelte che Milano adotterà nei prossimi anni ne determineranno il successo di lungo periodo – osserva Stefano Venturi, componente del Consiglio di Presidenza di Assolombarda con delega all’Agenda Digitale e Startup -. A cominciare dal consolidamento di collaborazioni pubblico-private; dalla definizione di priorità e obiettivi condivisi con i cittadini e le imprese fino allo sviluppo di progetti strategici da tradurre in azioni concrete e operative”.

Secondo le valutazioni della ricerca Bocconi, solo il 22% dei cittadini ha usato il fascicolo sanitario elettronico e l’accessibilità ha ricevuto un voto di 4,33 punti su una scala da 1 a 10. Il 60% degli intervistati dichiara di conoscere i servizi di tesoreria online, ma li giudica appena appena sufficienti: 5,88. Appena il 10% delle imprese adopera lo sportello unico per le attività produttive online, mentre il 22% si affida a intermediari. E il 23% si connette a Internet per svolgere le pratiche di tesoreria.

Proprio per educare i cittadini il Comune di Milano ha avviato “In de per Mi – Faccio da solo”. In ogni municipio e almeno in una sede dell’anagrafe ci saranno tecnici che affiancheranno i cittadini in coda per capire che pratica sono venuti a svolgere e per mostrare loro, attraverso un tablet, come potrebbero farlo in digitale. D’altronde, il Comune di Milano ha calcolato che il 40% dei certificati all’anagrafe è inviato online, anche se la percentuale di cittadini che potrebbe beneficiare di questi servizi è l’80% della platea complessiva. Per questo Palazzo Marino si è dato tre mesi per valutare le reazioni degli utenti a “In de per Mi” e decidere come procedere.

 

 

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