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Ottenere di più con meno: la ricetta dell’innovazione frugale

19 gennaio 2017


Ottenere di più con meno: la ricetta dell’innovazione frugale

L’economista Jaideep Prabhu ha studiato modelli di business che puntano a risparmiare risorse ma ottengono risultati positivi. Esempi nati nei Paesi in via di sviluppo ma che stanno prendendo sempre più piede in tutto il mondo. Anche per aiutare le grandi aziende a migliorare il proprio business.

È l’epoca dell’industria 4.0. Macchine, robot, computer per analizzare grandi masse di dati. Si discute di rivoluzione e si pianificano investimenti. Ma c’è chi si domanda: si può fare innovazione a costi contenuti? Della serie: poca spesa, tanta resa? E soprattutto: si può fare nei Paesi in via di sviluppo? Là dove intraprendere un percorso di innovazione non è scontato.

Là è andato a guardare Jaideep Prabhu, professore di Marketing e di business alla Judge business school dell’università di Cambridge, che ha raccolto il frutto delle sue osservazioni in “Frugal innovation”, un libro in cui spiega come si possono rivoluzionare gli stili di vita a costi contenuti. Non è un consiglio solo ai giovani startupper o ai Paesi più poveri del pianeta, ma una guida anche per le grandi aziende che vogliono ottimizzare risorse, talenti e mercati.prabhu-jaideep-frugal-innovation

Pensiamo alle incubatrici negli ospedali. “Un modello in commercio oggi può costare fino a duecentomila dollari – spiega Prabhu – perciò è fuori dalla portata degli ospedali rurali di molti Paesi in via di sviluppo, che non se lo possono permettere né riescono a pagare la manutenzione”. Così Prabhu si imbatte nella storia di un “baby warmer”, una sorta di bozzolo per tenere il bambino a caldo. “Non è un incubatrice – spiega l’accademico – ma risolve gran parte dei problemi di quest’ultima che si trovano a fronteggiare i medici degli ospedali di Paesi in via di sviluppo”. L’hanno brevettata alcuni studenti di design, che l’hanno poi testata in Nepal e India e infine hanno trovato i venture capitalist che hanno finanziato la crescita della startup. Prezzo finale al cliente: 20 dollari. “E ora le stesse aziende che producono incubatrici costose per i mercati occidentali – prosegue Prabhu – hanno coinvolto questa startup per prodotti su misura per i Paesi emergenti”.

Non è solo una questione di costo, ma di mentalità. E la storia dell’incubatrice lo dimostra. In molte nazioni in via di sviluppo, i medici non hanno ambulatori fissi nei villaggi, ma dalla città si muovono in automobile da un paese all’altro per visitare i pazienti. “Non possono perciò portare con sé macchinari ingombranti, che richiedano grossi consumi di energia – osserva Prabhu -. Al contrario, serve qualcosa che stia in una valigetta”. Insomma, la lezione dell’economista indiano è utilizzare meglio le risorse a disposizione. “Pensare e agire con flessibilità, trovare opportunità nelle avversità”, aggiunge riferendosi al suo primo libro e a un concetto economico riunito nella parola indiana Jugaad. Parola intraducibile dall’hindi, che si avvicina alla nostra idea del pensiero creativo.

Tanto che, tornando proprio alla sua India, Prabhu ricorda la fortuna di un cellulare come il Nokia 110. Non proprio un esempio di un prodotto nato dal basso e da una piccola startup domiciliata in un garage. “Dal 2003 Nokia ha venduto 200 milioni di modelli di questo cellulare in India”, ricorda lo scrittore. Perché? Perché aveva una cover in plastica, che protegge la meccanica interna dalla polvere delle strade. E perché la piccola torcia applicata davanti allo schermo sopperiva all’assenza di luce in molti villaggi, era una sorta di lampada portatile.

È innovazione frugale, per Prabhu, anche quella delle Poste francesi, che hanno deciso di ottimizzare i servizi di consegna di lettere e pacchi. Come? Non facendo viaggiare a vuoto i furgoni sulla via del ritorno, ma trasformandoli in un mezzo di raccolta di cartacce e cartucce di stampanti. Per le grandi organizzazioni l’innovazione frugale può essere la via per avere un cliente più soddisfatto con meno sprechi e spese di risorse. Ora la parola passa ai governi. Se le aziende hanno già capito che il risparmio e la collaborazione con i propri utenti danno i loro frutti, tocca agli Stati aggiornarsi e sostenere questo cambio di mentalità. E sarà proprio questo l’oggetto del prossimo libro dell’economista.

 

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One thought on “Ottenere di più con meno: la ricetta dell’innovazione frugale”

  1. Giuseppe scrive:

    Un po’ di storia, per saccheggiare risorse e ricchezza nascono le colonie. La rivoluzione francese abolì la discriminazione razziale e la schiavitù abolendo le colonie il 4 febbraio del 1794 tutti erano cittadini Francesi con stessi diritti e doveri. L’Italia oggi è una colonia, quello che gli stati facevano con le armi, oggi lo fanno con i capitali, comprano le società Italiane, le saccheggiano (i lavoratori non hanno gli stessi diritti dei loro colleghi della casa madre) e poi vendono o chiudono lasciando le ricadute sociali alla nostra Italia. E’ grave, manca la divisione sociale del lavoro , un minimo di idea del bene comune, l’assoluta mancanza di una reazione etico-morale, l’assenza assoluta di un progetto politico, e da anni oramai una classe imprenditoriale senza un minimo di sano mecenatismo degno di questo Paese, hanno fatto sparire in Italia sia Homo Sapiens che sopratutto, Homo Faber per innovare e costruire bellezza, in compenso abbiamo tanti coglioni! ma SMART.
    Giuseppe

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