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Un territorio attrattivo per talenti e imprese

Osservatorio Milano 2018, lo sguardo puntuale alla città

26 giugno 2018


Osservatorio Milano 2018, lo sguardo puntuale alla città

Milano è attrattiva per talenti e imprese. Grazie al suo ruolo economico e produttivo, può guardare negli occhi città come Chicago, Monaco e Barcellona, ovvero poli economici a spiccata vocazione internazionale e senza un ruolo di capitale politica.

È questa la fotografia che emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Milano promosso da Assolombarda con il comune di Milano e presentato a Palazzo Marino alla presenza del sindaco Beppe Sala e del Presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi. Attraverso 221 indicatori, l’Osservatorio si pone l’obiettivo di misurare l’attrattività e la competitività del capoluogo rispetto ai principali benchmark internazionali. Nasce dal confronto e dalla sintesi dei principali Centri Studi ed esperti del territorio milanese, che hanno integrato conoscenze e competenze complementari per costruire una base numerica della città e, nell’ottica di promuovere il lavoro di ricerca e continuare a stimolare riflessioni di policy, da settembre fino a maggio 2019, si svolgeranno periodici incontri di approfondimento sui capitoli dello Scoreboard.

“Oggi più che in passato abbiamo bisogno di interpretare e rispondere tempestivamente ai rapidi cambiamenti in corso, per cogliere le nuove sfide globali, in un’interazione costante tra forze economiche e sociali del territorio e i vari livelli istituzionali e politico-decisionali. In quest’ottica si inserisce l’Osservatorio, un progetto di conoscenza al servizio dell’Amministrazione e di tutta la città – ha spiegato Bonomi – come Sistema delle Imprese, considerato il ruolo crescente dei territori e soprattutto delle città nell’economia globale, il nostro impegno trova concretezza in un obiettivo che è la sostenibilità economica, ambientale e sociale della nostra Milano; che è comune, naturalmente, all’intera società civile”.

Tra le novità di quest’anno, l’estensione della panoramica a livello globale. La volontà è quella di un confronto con i top player del calibro di New York e Londra per capire gli ambiti in cui Milano deve ancora crescere. Uno su tutti l’attrazione di turisti (capitalizzando su Expo, nel 2016 Milano raggiunge 2,2 turisti per abitante, ma è ben lontana dagli 8,8 di Berlino) ma anche di multinazionali (36 progetti greenfield di imprese estere a Milano nel 2016 contro i 384 a Londra).

Per altri ambiti Milano mostra, invece, una maggiore prossimità alla media globale, come nel caso dell’attrazione di talenti (33esima città universitaria al mondo secondo QS), ma anche della reputazione delle imprese e della partecipazione ai circuiti economici internazionali (12esima città globale secondo il ranking di Peter Taylor). Inoltre, rispetto all’anno scorso, Milano consolida la propria attrattività e, unica tra i benchmark omogenei europei (Barcellona, Monaco, Lione e Stoccarda), vede aumentare la propria reputazione complessiva.

“La città ne esce bene – precisa Bonomi – specificando come l’Associazione realizzi questo Osservatorio per impegno e responsabilità”. Responsabilità che si articola in tre filoni: “della crescita, e per crescere dobbiamo aumentare le nostre risorse perché attualmente stiamo sì crescendo, ma meno degli altri big europei. Poi c’è la responsabilità ambientale. Nel nostro territorio milanese ci sono 6 milioni di metri quadri da rigenerare. Che tipo di città vogliamo per il nostro futuro? Infine, una sostenibilità sociale, che deriva dal patrimonio unico del terzo settore. È necessario – dice Bonomi – chiudere il cerchio di alleanza tra pubblico e privato e pensare assieme un futuro che sia di traino per il Paese.

Questo approccio alle sfide del territorio è “il metodo Milano”, che “poggia su una fitta rete sociale di cui sono protagoniste le Istituzioni, le Imprese, il Sindacato, la Chiesa e il Terzo settore. Questo metodo è l’espressione più alta della democrazia a Milano che si alimenta di partnership virtuose tra pubblico e privato, di impegno e responsabilità condivisi.”

Dall’Osservatorio emerge che Milano è tra le prime cinque aree urbane in Europa in ognuna delle vocazioni identificate come prioritarie a livello internazionale e a elevato potenziale di crescita: scienze della vita, agroalimentare, manifattura 4.0, arte cultura e design, finanza. Per le attività legate a moda, design e creatività, Milano, per esempio, supera sia Madrid sia Barcellona sia Berlino. Inoltre, emergono segnali di un possibile cambiamento di tendenza in direzione di un maggior ruolo di Milano come piazza finanziaria. Un ulteriore ambito di grande competitività è quello delle scienze della vita, una filiera forte nel confronto europeo, in crescita e con elevate prospettive e potenzialità. Del resto, il fermento percepito nell’edizione dello scorso anno trova ora piena conferma nei numeri della crescita economica: a fine 2017 il Pil milanese si posiziona sopra i livelli del 2008 del +3,1%, a fronte di una Italia ancora sotto del -4,5%.

Dal punto di vista della sostenibilità sociale, alla crescente attrattività verso talenti e studenti internazionali si contrappone il rischio di una mancata valorizzazione del capitale giovanile locale, come traspare dai dati di disoccupazione giovanile, di abbandono scolastico e di incidenza del fenomeno NEET (not engaged in education, employment or training). In questo scenario è positivo rilevare come Milano sia da sempre città aperta all’accoglienza, che lavora per migliorare il fenomeno della povertà e con una tradizione ambrosiana di inclusione, che si fonda su un vivace ed efficiente volontariato e su un dinamico settore no profit. Infine, resta aperto il tema donne e lavoro: è importante contrastare il divario tra donne e uomini nel mercato del lavoro, ricercando maggior partecipazione femminile anche attraverso una maggiore offerta di servizi in grado di avvicinare esigenze di famiglia, vita e lavoro. “Siamo 10 punti sotto la media europea per occupazione femminile, anche se siamo ai vertici in Italia”, spiega Bonomi, mentre lato giovanile a Milano “la disoccupazione nel 2017 è al 26,6% contro una media italiana del 34,7%”.

La direttrice della sostenibilità è elemento anche per lo sviluppo territoriale urbano: Milano ha sperimentato nel recente passato un processo di sempre maggiore consumo di suolo, sia per i luoghi dell’abitare sia per gli spazi produttivi e per le infrastrutture di mobilità. Al contempo appare alla ricerca di un equilibrio sul fronte spazi verdi finalizzata alla ripresa di “naturalità”: si sono ridotte, seppur lievemente, le aree inutilizzate, degradate, marginali e quelle agricole, mentre sono aumentate le aree boscate. Al pari di quanto accade nelle più avanzate realtà urbane, anche a Milano la sostenibilità è sempre più pensata in chiave smart con crescenti investimenti sulle infrastrutture tecnologiche, sulla smart mobility e sulla capillarità della smart energy (attraverso il teleriscaldamento). Nel confronto europeo, dobbiamo puntare sugli ambiti di smart governance (soprattutto con riferimento agli open data) e di smart environment (rispetto al tema rifiuti e qualità dell’aria). Ma restano anche punti d’attenzione sull’accessibilità metropolitana, con ricadute sulla sostenibilità ambientale, così come su quella internazionale.

Sul fronte innovazione, continuano a crescere qualità della ricerca e brevetti e le startup innovative nascono e si sviluppano più che in passato.

Bonomi durante l’incontro ha rilanciato il ruolo della città: “Milano appare per certi versi più internazionale che nazionale. Da un lato, infatti, è sempre più impegnata a intensificare la sua proiezione nel circuito delle città globali e con queste si compara e misura il proprio grado di attrattività e competitività. Dall’altro lato, i risultati di Milano aprono a una riflessione circa la propria leadership e, al contempo, circa il proprio ruolo di traino solidale per il Paese. – inoltre, prosegue Bonomi – Milano non è, e non deve essere, “un’isola” ma deve pensare al proprio ruolo in chiave nazionale, ampliando sempre più la propria sfera di influenza e diffondendo così la propria forza propulsiva di ‘traino solidale del Paese’. L’Italia ha bisogno di Milano come Milano dell’Italia”.
In conclusione “Milano è al centro sia di trasformazioni globali sia di trasformazioni più locali, tra tutte la ridefinizione di importanti aree urbane. E in questo ambito sta pensando e pianificando se stessa in un orizzonte lungo, di 15-20 anni”.

Questa visione strategica sul futuro di Milano non può che essere “un’alleanza tra pubblico e privato perché si attivi nell’intero ecosistema un circolo virtuoso di creazione di ulteriore crescita e benessere e per tradurre le ottime performance economiche recenti nel traguardo di un solido capitale territoriale. Assolombarda su questo dà e continuerà a dare il suo contributo”.

Scarica il rapporto completo dell’Osservatorio qui.

I partner di Osservatorio Milano 2018 sono Ambrosianeum Fondazione Culturale, Assolombarda, Banca d’Italia, Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, Carlo Ratti Associati, Centro studi PIM, Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza, Gruppo CLAS, Intesa Sanpaolo, Politecnico di Milano, Giangiacomo Schiavi, Stefano Zuffi. Un ulteriore elemento qualificante e innovativo è che circa metà degli indicatori raccolti sono inediti, frutto di elaborazioni ad hoc da parte di soggetti privati che hanno aderito al progetto mettendo a disposizione il loro know-how: Cushman & Wakefield, EY, Fondazione Fiera Milano, Mastercard, Vodafone, Voices from the Blogs.

 

 

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