Le imprese

Minibond, in Italia sempre più aziende li scelgono

5 maggio 2017


Minibond, in Italia sempre più aziende li scelgono

Aumenta il numero delle piccole obbligazioni in Italia. L’anno scorso sono stati messi in moto 3,5 miliardi di euro. Nuove regole aiuteranno a sostenere questo strumento di raccolta di capitale.

Crescono in Italia le emissioni di minibond, le obbligazioni di piccolo taglio per fornire alle aziende credito alternativo alla banca. L’anno scorso le imprese dello Stivale hanno emesso 106 minibond, per un controvalore di 3,5 miliardi di euro. Nel complesso dal 2012, anno di istituzioni dei minibond in Italia, al 2016 si registrano 292 emissioni, di cui la maggior parte rivolta a finanziamenti di piccolo cabotaggio, perché 245 stanno al di sotto dei 50 milioni di euro. Delle 222 imprese che si sono impegnate con una piccola obbligazione, 104 sono piccole e medie imprese. I dati sono stati raccolti dalla School of management del Politecnico di Milano, che da tre anni raccoglie i dati sul segmento dei minibond.

Partiamo dai dati del 2016. L’anno scorso sul mercato hanno fatto capolino 88 minibond, di cui 74 per la prima volta. “In gran parte le emittenti del 2016 sono società per azioni (l’84%), ma sono rappresentate pure società a responsabilità limitata e cooperative – si legge nel rapporto -. Nel campione totale compaiono anche 25 imprese già quotate sul mercato azionario. Il fatturato delle imprese emittenti è molto variabile: la fascia più numerosa del campione si concentra fra 100 e 500 milioni di euro, ma compaiono anche ben 40 società con fatturato inferiore a 10 milioni. Nel 2016 è raddoppiato il numero di quelle con fatturato compreso fra 10 e 25 milioni”. Segno che per le pmi il minibond è una formula conveniente per aggirare il niet del canale bancario.

Nel complesso la maggior parte delle emittenti proviene dal settore della manifattura, anche se il Politecnico di Milano ha individuato aziende che operano nel commercio, nella finanza, nell’immobiliare, nell’informatica e nelle utilities. La Lombardia è la regione che ha registrato il maggior numero di operazioni, 29 in un anno, seguita dall’area del centro con 19 emittenti. “Il principale obiettivo del collocamento continua ad essere quello di finanziare la crescita interna dell’azienda (62% dei casi, soprattutto per le Pmi) – proseguono i ricercatori dell’ateneo -, seguito dall’esigenza di ristrutturare le passività dell’impresa, dalle strategie di crescita esterna tramite acquisizioni e dal bisogno di alimentare il ciclo di cassa del capitale circolante”.

Perché emettere un minibond? Per finanziare l’azienda, adoperando una forma di raccolta di capitale complementare al prestito bancario. Sono titoli di debito che possono essere emesse sia da società quotate in Borsa, sia non quotate. In generale i minibond si scambiano sul mercato Extramot Pro, gestita dalla stessa Piazza Affari, che ha procedure di ammissione semplificate, veloci e convenienti, adatte perciò anche alle tasche di piccole e medie imprese. L’uso di questa piattaforma permette un maggiore controllo sull’azienda a cui si presta denaro attraverso l’acquisto dell’obbligazione, visto che Extramot Pro a tutti gli effetti richiede una serie di informazioni “aperte” come per le aziende quotate, come la pubblicazione dei bilanci e di un documento di ammissione con dati sensibili. Un sistema che ha tutelato gli investitori italiani e ridotto i casi di insolvenza.

Due le novità all’orizzonte. La prima riguarda gli importi. “Nel corso dell’anno è stata prospettata la possibilità̀ di elevare da 1,5 milioni di euro a 2,5 milioni di euro l’importo massimo garantibile per singola azienda emittente di mini-bond da parte dello Stato – si legge nel rapporto, attraverso l’intervento del Fondo Centrale di garanzia per le piccole e medie imprese (ma al momento è solo un’ipotesi)”.

L’anno scorso, inoltre, si sono affacciati in Italia i piani individuali di risparmio, Pir, strumenti di risparmio incentivato già adottati in altri Paesi europei, come il Regno Unito. Obiettivo della legge italiana è far affluire capitali freschi nell’economia reale, godendo di esenzioni fiscali legati al capital gain. “È dunque prevedibile che l’industria dei mini-bond venga favorita da questa nuova opportunità – concludono i ricercatori del Politecnico di Milano -; come è noto, i mini-bond non possono essere oggetto di offerta al pubblico, ma trovano spazio adeguato negli Oicr (Organismi di investimento collettivo nel risparmio) e non a caso sono diverse le società di gestione che hanno annunciato l’istituzione di fondi dedicati ai Pir”.

 

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