Le imprese

Mini-bond, ecco come è andato il 2018

18 marzo 2019


Mini-bond, ecco come è andato il 2018

Sono aumentate le emissioni e le imprese emittenti, ma il controvalore collocato si è mediamente ridotto.

Il mercato delle emissioni obbligazionarie di piccola taglia è cresciuto anche nel 2018. Sono aumentate le emissioni e le imprese emittenti, soprattutto ne sono arrivate diverse nuove. Ma il controvalore collocato si è mediamente ridotto, determinando una contrazione nei volumi complessivi. È accaduto perché si è ridotta al minimo storico la dimensione media dei singoli collocamenti. Parallelamente, abbiamo assistito anche alla maggiore frequenza nella concessione di garanzie e l’incremento significativo del numero delle Srl emittenti. Mentre continua a scendere il numero di mini-bond quotati in Borsa e dotati di un rating ufficiale.

Questi i principali trend in atto di uno strumento finanziario importante, che ha dato la possibilità a 260 PMI italiane di raccogliere finora oltre 4,6 miliardi di euro, senza tenere conto di tutte le emissioni (anche di piccola dimensione) collocate da grandi imprese non quotate, che fanno comunque parte di quella ‘economia reale’ che in Italia rappresenta l’ossatura del sistema industriale, soprattutto manifatturiero, creando lavoro, innovazione ed esportazioni.

La panoramica completa sul tema è raccolta nel quinto Report italiano dell’Osservatorio Mini-bond del Politecnico di Milano. Al momento non esistono in Italia altre leve di finanza complementare che riescono a mobilitare volumi analoghi, su un numero consistente di aziende di piccola-media dimensione, come sono in grado di fare i mini-bond. Infatti, a fine 2018 il mercato ExtraMOT PRO – il listino più adatto per i mini-bond italiani – ha raggiunto la soglia dei 207 titoli quotati, il valore più alto mai visto.

La ricerca ha identificato 498 imprese italiane che alla data del 31 dicembre 2018 avevano collocato mini-bond; di queste, 260 sono PMI. Nel 2018 le emittenti sono state 176 (di cui ben 123 si sono affacciate sul mercato per la prima volta), con un significativo aumento rispetto all’anno precedente.

Inoltre, sono più che raddoppiate le Srl emittenti rispetto al 2017 (da 21 a 45). Il volume dei ricavi delle imprese emittenti è molto variabile: nel 2018 ben 42 emittenti fatturavano meno di 10 milioni di euro prima del collocamento. La fascia più numerosa era comunque costituita da emittenti con ricavi compresi fra 100 milioni e 500 milioni.

Per quanto riguarda il settore di attività, si conferma la netta supremazia del comparto manifatturiero (41% del campione totale); nel 2018 si è però assistito ad una maggiore varietà rispetto al passato, con un aumento nei segmenti meno rappresentati in precedenza.

La collocazione geografica evidenzia come sempre una netta prevalenza delle regioni del Nord; il 2018 ha visto un ruolo dominante della Lombardia con ben 50 emittenti (il 28% su scala nazionale).

Rispetto alle motivazioni, si conferma come dominante l’obiettivo di finanziare la crescita interna dell’azienda (nel 56% dei casi, soprattutto per le PMI). Al secondo posto emerge l’obiettivo di ristrutturare le passività finanziarie (soprattutto per le grandi imprese). Seguono le strategie di crescita esterna tramite acquisizioni e il fabbisogno di alimentare il ciclo di cassa del capitale circolante.

La redditività appare contenuta ma in leggero miglioramento appena prima del collocamento del mini-bond. In media si riscontra un buon aumento del fatturato già prima dell’emissione. Per circa un quarto delle imprese non si registrano però variazioni significative.

Il 2018 ha contribuito con 198 emissioni con controvalore totale 4,3 miliardi di euro (in diminuzione rispetto ai 12 mesi precedenti). La raccolta effettuata nel 2018 dalle PMI è stata pari a 668 milioni. Delle 198 emissioni del 2018, 179 sono sotto la taglia di 50 milioni (controvalore raccolto 1,3 miliardi). Il valore medio delle emissioni è al minimo storico (22,40 milioni nel secondo semestre, 20,85 milioni nel primo semestre).

Nel campione totale, il 54% delle emissioni è sotto la soglia di 5 milioni di euro e addirittura nel 2018 la percentuale sale quasi al 60%.

Per il 2019 le aspettative sono più conservative rispetto al passato, a causa dei primi segnali negativi che provengono dal ciclo economico, dell’incertezza sulle politiche di sviluppo interne e della possibile concorrenza delle operazioni di direct lending, che si vanno diffondendo sul mercato.

Si stima dunque che i volumi del 2019 saranno abbastanza simili a quelli del 2018. Nota positiva: nel 2019 partiranno nuovi fondi di private debt che potranno alimentare ulteriormente il flusso delle emissioni. E poi laddove i PIR non sono riusciti, grande speranza si nutre verso gli ELTIF nel canalizzare risorse verso le PMI non quotate e verso i mini-bond.

 

 

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