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Assemblea 2014

Milano, sprazzi di futuro

9 giugno 2014


Milano, sprazzi di futuro

È soprattutto uno stimolo al Governo e alle istituzioni l’intervento del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’Assemblea di Assolombarda.

Milano e Lombardia, ecosistema favorevole all’impresa

È un intervento ‘da milanese’, quello del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’assemblea di Assolombarda.

Che parte dai ricordi personali – «Qui c’è la mia azienda, questa è la mia città e la mia Associazione» – per calarsi in un batter d’occhio nell’attualità: «Qui sentiamo il respiro internazionale che ha la società e guardiamo a un’economia che vorremmo fosse più diffusa nel Paese. […] Qui possiamo vedere come si costruisce un ambiente culturalmente favorevole all’intrapresa e alla voglia di rischiare. Perché un ecosistema moderno e favorevole all’impresa qui c’è».

La distanza dai competitor e il ruolo dell’Europa

Con altrettanta franchezza, il numero uno di viale dell’Astronomia, riprendendo l’intervento Joan Trullén i Thomàs, vicepresidente esecutivo del Piano Strategico Metropolitano di Barcellona Visiò 2020, e la relazione di Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, affronta partendo dal tema della città metropolitana la questione della distanza che ancora «ci separa dai best performer in Europa e nel mondo».

Più di qualcosa si aspetta dall’Europa, Giorgio Squinzi, apprezzando la spinta che arriva dalla Bce di Draghi al rilancio degli investimenti con un’immissione di liquidità condizionata e auspicando la riapertura del confronto sugli eurobond e l’allentamento del rigore di bilancio «che ci inchioda a quel nefasto 3%».

La sfida delle riforme istituzionali

Ma è soprattutto al Governo e alle istituzioni italiane che il presidente di Confindustria rivolge il suo messaggio: «Si tratta di cambiare il Paese per metterlo in grado di stare al passo con la competizione globale».

La prima sfida da affrontare, per Squinzi, sono le riforme istituzionali. E lo dice con una metafora. «Sul passaporto di un imprenditore che va all’estero c’è un timbro invisibile che però tutti vedono: l’efficienza e la trasparenza delle Istituzioni del Paese di provenienza. Se vieni da un Paese dove le Istituzioni Pubbliche sono moderne, efficienti, trasparenti, rapide, alla tua qualità d’impresa, di prodotto, di marchio, si aggiunge il valore aggiunto, invisibile ma incommensurabile, della collettività cui appartieni. […] Il nostro passaporto d’imprenditori è abbastanza in ordine. Ovunque andiamo, veniamo ascoltati e spesso copiati».

Giorgio Squinzi riconosce con grande trasparenza che anche gli imprenditori possono fare meglio, che gli investimenti in innovazione e ricerca il livello medio delle competenze del personale devono crescere e che le imprese vanno patrimonializzate e attrezzate per i mercati esteri. Ma lamenta che «il passaporto delle nostre Istituzioni non è ancora in ordine». E parla di istituzioni pletoriche, inefficienti e costose, di tempi di esecuzione della Pubblica amministrazione assurdamente lunghi, del debito commerciale dello Stato verso i suoi fornitori e di una macchina statale elefantiaca che «ha ormai i piedi di argilla».

Ecco perché Squinzi chiede di mettere ordine nel Titolo V e di ridurre seriamente i costi di funzionamento della burocrazia, cancellando tutto ciò che sottrae valore ed efficienza e crea una rete capillare di nepotismo e di ruoli inutili. «È la densità di questa sostanza, fatta di leggi, regolamenti, enti, tutti controllati dalla politica, che fa prosperare la corruzione, l’evasione e il malaffare». E prosegue: «Non ci interessa sapere se gli imprenditori che corrompono lo fanno perché obbligati o per vero e proprio spirito doloso. Essi non possono stare tra noi», perché così «siamo noi i primi a essere danneggiati. […] Noi lavoriamo nelle regole e le rispettiamo e chi non lo fa deve stare fuori da casa nostra. Noi vogliamo un paese efficiente e trasparente».

Serve un patto fiscale tra Stato e contribuenti

La seconda grande questione, per il presidente di Confindustria, è il rapporto tra quanto lo Stato chiede e quanto restituisce. «Uno Stato inefficiente costa e chiede molto», e i valori di gettito dimostrano che l’Italia ha superato il punto del diagramma del prelievo fiscale in cui più si aumenta l’imposizione e meno si raccoglie, perché si consuma crescita, ci si impoverisce e si amplia la platea di chi non può pagare.

«Abbiamo costruito il contesto più agevole per chi le imposte non le paga o le elude», afferma Squinzi sottolineando la necessità di riformare un rapporto tra Stato e contribuente «costosissimo quanto complicato» e riconoscendo che «la delega fiscale è un buon primo passo in questa direzione».

Quello che occorre secondo Giorgio Squinzi è un patto generale tra Stato e contribuenti «in cui, a fronte di una drastica riduzione del prelievo, si faccia una altrettanto drastica caccia e condanna severissima agli evasori».

L’emergenza lavoro e la sfida dell’education

La terza ‘emergenza Paese’ è quella del lavoro e delle competenze delle persone che lo esercitano e che lo cercano. Qui, il numero uno di Confindustria invoca «il coraggio di varare una riforma radicale degli istituti passivi e attivi del mercato del lavoro, rispetto cui ci sono ancora troppe ancore conservative da parte sindacale. […] Un solido sistema di protezione nelle situazioni di ristrutturazione, e servizi aperti di orientamento e di collocamento, in concorrenza vera tra pubblico e privato, sono la risposta riformista che vorremmo: le nostre proposte sono pronte per essere discusse».

In parallelo, Squinzi punta a un sistema educativo «che prepari i cittadini e i lavoratori ai nuovi bisogni della società e della produzione, e che soprattutto lo faccia in un modo moderno, superando i vecchi modelli didattici»; un fronte sul quale, in autunno, Viale dell’Astronomia intende lanciare la sua proposta di riforma, fondata sui principi dell’autonomia, della valutazione del merito e dell’interazione attiva nell’apprendimento, a tutti i livelli.

Eliminare i colli di bottiglia

Chiama in causa anche le prestazioni amministrative (e in particolare quelle della giustizia civile) e l’inadeguatezza della dotazione infrastrutturale, Squinzi, tra i difetti da correggere perché l’Italia sia in condizioni di esprimere al meglio tutte le sue capacità. E per il livello territoriale guarda alla nuova stagione dei fondi europei come a una potenziale «occasione propizia per sciogliere alcuni colli di bottiglia che ostruiscono il pieno esprimersi dei potenziali del sistema della produzione, delle competenze e dell’innovazione della Lombardia e di Milano in particolare». A partire dal rafforzamento degli investimenti in ricerca e innovazione, pubblici e privati, «che continuano a essere troppo contenuti e distanti da quel 3% europeo che deve essere l’obiettivo di una regione leader».

Expo, acceleratore per la ripartenza

L’ultima riflessione, Squinzi la dedica all’Expo, che del nostro Paese «dev’essere l’acceleratore per la ripartenza, non la sua immagine guasta: con Expo dobbiamo rilanciare l’Italia verso il gruppo dei paesi migliori».

E ricorda che «a Milano ragioneremo con il mondo del bisogno primario dell’umanità, nutrirsi, ancora da soddisfare per due miliardi d’individui. Di come l’alimentazione condizionerà le prospettive di salute dell’uomo. Del prolungarsi della vita e di ciò che si determina nelle nostre società in termini di spazi, tempi, stili di vita, impatto sul welfare. Di sicurezza e di tecnologia, a viso aperto senza pregiudizi ideologici. Dell’industria connessa all’alimentazione, alla sicurezza, alla salute. Di opportunità e di rischi. Di futuro».

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