Milano si candida ufficialmente a ospitare l’Ema

25 luglio 2017


Milano si candida ufficialmente a ospitare l’Ema

Presentata a Palazzo Pirelli la candidatura della città per ospitare l’Agenzia europea del farmaco dopo la Brexit. Entro novembre è attesa la decisione dei vertici europei.

I punti di forza del capoluogo lombardo vanno dalle scuole internazionali al tessuto economico locale. Per Bonomi l’agenzia “deve tornare a essere una priorità nell’agenda del Governo nei rapporti con Bruxelles”.

Entro la fine del mese l’Italia depositerà la candidatura di Milano a futura sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), oggi a Londra. Da quando gli elettori del Regno Unito hanno fatto vincere il “Leave” al referendum sulla Brexit dello scorso anno, gli Stati membri hanno iniziato a farsi concorrenza sul destino delle agenzie europee ospitate a Londra, ossia l’Ema e Eba (che vigila sulle banche). Milano è stata indicata dal governo italiano come la sede più adatta per l’Agenzia del farmaco, complice anche l’investimento sulla riconversione dell’ex area dell’Esposizione universale in un polo delle scienze della vita, Human Technopole.

Lunedì 24 luglio a Milano il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha presentato ufficialmente la candidatura del capoluogo lombardo, all’ultimo piano di un edificio simbolo: Palazzo Pirelli. Sede del Consiglio regionale, il grattacielo inaugurato nel 1960 è stato offerto dal governatore lombardo Roberto Maroni quale nuova sede dell’Ema ed è già stato visitato nei mesi scorsi da emissari dell’agenzia. Ora, però, la corsa entra nel vivo e il premier ha assicurato che l’Italia gioca per vincere.

“Ema rappresenta una straordinaria opportunità non solo per Milano, ma per l’intero Paese – ha dichiarato il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, a margine della conferenza stampa -. Ed è per questo che deve tornare a essere una priorità nell’agenda del Governo nei rapporti con Bruxelles, unitamente agli altri temi oggi in discussione”. “In queste settimane – ha aggiunto – molti paesi europei hanno esercitato pressioni su Francia e Germania per vedersi riconosciuta l’assegnazione. È necessario che l’Italia torni ora a giocare un ruolo primario degno della sua importanza. Non dimentichiamoci, infatti, che siamo la seconda manifattura europea”. Per Bonomi, “l’impegno deve dunque restare elevato: dobbiamo ora moltiplicare gli sforzi e mettere a frutto le sinergie in una logica di squadra, consapevoli dei molti punti di forza della candidatura italiana. Il dossier che è stato presentato vede Milano assolutamente competitiva con la concreta possibilità̀ di arrivare fino in fondo”.

Lo scorso giugno sono state pubblicate le linee guida da soddisfare per poter ambire all’agenzia, dove lavorano 900 persone che dovranno traslocare con famiglia al seguito e almeno 500 bambini in età scolastica. Sono sei i criteri da rispettare: garanzia che l’agenzia possa funzionare entro la data della Brexit, ossia il 29 marzo 2019; accessibilità della sede (trasporti e hotel); scuole internazionali; accesso al mercato del lavoro e della sicurezza sociale per i parenti dei funzionari; continuità operativa; equilibrio geografico nella distribuzione delle agenzie tra i Paesi europei.

Enzo Moavero Milanesi, delegato dalla Presidenza del Consiglio a seguire Ema, ha spiegato che da agosto a metà ottobre la Commissione europea e le agenzie stesse valuteranno le candidature delle città e al consiglio europeo, in programma il 19 e 20 ottobre prossimi, informeranno i capi di Stato sulla decisione. A novembre giungerà il verdetto sulla prossima sede dell’Ema.

Milano ha messo in campo una sede di prestigio come il Pirellone, che per la squadra di governo può garantire la continuità operativa richiesta dalla Ue. La città, inoltre, con i suoi 1.300 voli settimanali diretti alle capitali dei 27 Stati membri e gli arrivi turistici che nei primi mesi dell’anno sono cresciuti del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, come ha ricordato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, può offrire un’accoglienza adatta ai 5-600 interlocutori che ogni giorno fanno visita all’Ema.

I dati del dossier di candidatura – predisposto dalla Presidenza del Consiglio con il supporto di Comune di Milano, Regione Lombardia e del gruppo di lavoro coordinato da Diana Bracco cui ha attivamente contribuito Assolombarda – sottolineano come Milano sia il cuore pulsante dell’industria farmaceutica italiana. Nell’area metropolitana ogni anno il settore produce 40 miliardi di euro di valore aggiunto e negli ultimi tre anni sono stati investiti 700 milioni di euro in studi clinici, che hanno fatto dell’Italia il terzo mercato in Europa con una quota di mercato dell’8% per i trial clinici commerciali e del 27% per quelli no-profit. La città vanta 17 IRCCS, quattro università dedicate agli studi medici, 56 facoltà di medicina e biotecnologie e 32 centri di ricerca.

Il Presidente Maroni inoltre ha ricordato che Human Technopole punta a diventare uno dei poli di studio della genomica più avanzati in Europa, mentre la Città della salute sarà un centro di riferimento per l’oncologia. Per Moavero la stessa Agenzia italiana del farmaco è una delle carte che l’Italia può giocarsi, visto che il Paese si è dimostrato all’epoca all’avanguardia nel dotarsi di un efficiente regolatore del settore farmaceutico.

 

 

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