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Milano metropoli possibile

16 febbraio 2016


Milano metropoli possibile

A un anno dalla costituzione della Città Metropolitana, il libro “Milano Metropoli possibile” riflette sul percorso intrapreso, sulle prospettive di sviluppo del territorio e sulle aspettative delle imprese.

Intervista a Rosario Bifulco, vicepresidente alla competitività territoriale di Assolombarda, che ha collaborato alla stesura.

Come nasce e con quale spirito un libro sulla Città Metropolitana?

In Assolombarda seguo il tema della Città Metropolitana da almeno due anni e in tutto questo tempo l’associazione si è spesa molto per sostenere l’avvio legislativo del nuovo ente e la sua attivazione. Il libro vuole essere un mezzo per raccontare il senso di questo impegno, le iniziative che abbiamo messo in atto per concretizzarlo ma non solo, è una riflessione d’insieme a un anno dalla sua nascita.

Con quali iniziative l’associazione ha contribuito?

Penso prima di tutto al lavoro di lobby e sensibilizzazione culturale fatto anche con la Rete delle Associazioni Industriale Metropolitane di Confindustria nei confronti del Governo e delle Regioni nella fase in cui la legge Delrio (che ha istituito le Città metropolitane nell’aprile del 2014) era in discussione in parlamento e nelle fasi successive quando bisognava dare al nuovo ente le competenze e le risorse necessarie per partire col piede giusto.

Ma penso soprattutto al lavoro fatto a Milano. Qui, come ci è stato riconosciuto da molti, l’associazione ha dato un contributo fondamentale al dibattito sulla Città metropolitana; è stata un centro di confronto aperto ai decisori e agli interlocutori, ha promosso ricerche, organizzato seminari di discussione, stimolato quel confronto che abbiamo avvertito necessario per accompagnare la nascita di questa istituzione.

È stata anche l’occasione per rafforzare il senso di comunità?

Infatti, il libro è proprio il frutto di questa esperienza di confronto: non contiene solo analisi e posizioni “nostre”, ma anche i contributi di alcuni “compagni di viaggio” che hanno condiviso con noi diversi tratti di questo percorso.

Quando si è trattato di manifestare il punto di vista e le aspettative del mondo delle imprese verso il governo metropolitano (ad esempio durante l’elaborazione dello statuto della Città metropolitana o durante l’iter della Legge regionale sulla Città Metropolitana) abbiamo fatto sentire la nostra voce, in particolare per chiedere attenzione prioritaria per i temi della competitività territoriale e della semplificazione amministrativa.

Ma, come scrive il Presidente Rocca nella prefazione al libro, per noi l’attivazione della Città Metropolitana è stata e tutt’ora è il banco di prova su cui misuriamo la nostra capacità di essere comunità produttiva consapevole anche del proprio ruolo civico.

Questo punto assume un significato particolare in questo momento, a pochi mesi dall’elezione del nuovo sindaco di Milano…

Certo. Questa volta i candidati sindaci sanno già che in caso di vittoria saranno anche sindaci metropolitani e ci aspettiamo che questa dimensione sia presente in modo esplicito nei loro programmi. Ci sono temi – primo fra tutti il trasporto pubblico – che non possono essere trattati adeguatamente se non su scala metropolitana. È necessario che il nuovo sindaco abbia una visione chiara di come intende sviluppare le funzioni di sviluppo economico che la legge attribuisce alla Città metropolitana.

Perché ritiene sia importante, in particolar modo per le imprese?

Siamo consapevoli – e questa è la convinzione che sta alla base del nostro libro – che la competitività delle imprese risente fortemente della competitività del territorio in cui operano e che i territori più competitivi a livello globale sono le grandi aree urbane. In Europa, i nostri benchmark di riferimento – Barcellona, Lione, Stoccarda, Monaco, Manchester in primis – si sono dotati di forme di governance metropolitana già da diversi anni. Se vogliamo giocare da protagonisti nella globalizzazione abbiamo bisogno anche noi di un sistema efficace ed efficiente, che sappia valorizzare i molti punti di forza del nostro territorio per posizionarlo in modo distintivo sullo scenario internazionale.

Su quali aspetti può contare la Grande Milano?

Credo che il suo principale punto di forza stia nel mix produttivo e nell’equilibrio tra i servizi localizzati nel centro cittadino e il tessuto imprenditoriale, in particolare manifatturiero, diffuso sul territorio. A questo vanno aggiunti le università, la presenza importante di studenti e ricercatori, la concentrazione di imprese multinazionali (un terzo di quelle italiane) e di imprese di grandi dimensioni (123 imprese con fatturato superiore al miliardo di euro, contro le 61 di Monaco o le 25 di Barcellona), le 12mila start-up. È un territorio ricco di idee, di stimoli e in continuo movimento.

E su quali si deve ancora rafforzare?

Sembra ancora mancare l’amalgama di questi elementi, la capacità di fare sistema, la visione unitaria e condivisa del futuro, l’attrattività del territorio in senso più generale: è necessario lavorare anche su questa mancanza. L’esperienza di Expo può essere d’aiuto in questa direzione perché ci ha insegnato a guardare la città con occhi nuovi; abbiamo visto che non è impossibile diventare “the place to be” a livello internazionale; abbiamo sperimentato, anche se con qualche affanno, una modalità di cooperazione tra istituzioni che ha funzionato. E, sorpresa, abbiamo imparato a vedere anche la bellezza di questa città, un aspetto fino ad ora poco presente nel nostro immaginario.

Ci siamo scoperti belli e affascinanti, insomma?

Forse abbiamo acquisito maggiore consapevolezza. Non è un caso che una delle visioni per le città del futuro che propone il libro sia proprio “Milano città della bellezza”, una prospettiva che fa leva sulla vitalità culturale del territorio, sulla presenza di istituzioni artistiche e museali di livello internazionale, sulla nuova architettura e anche sul rapporto tra industria e bellezza, che così fortemente caratterizza l’eccellenza milanese ad esempio nella moda e nel design.

 

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