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Milano, la start-up town dove nuove imprese vengono adottate dalle grandi

9 marzo 2017


Milano, la start-up town dove nuove imprese vengono adottate dalle grandi

Con Stefano Venturi facciamo il punto sul mondo delle nuove iniziative imprenditoriali e, anche, sui progetti di Assolombarda.

– di Filippo Astone.

«Le buone idee di rado nascono nel deserto. Piuttosto, proliferano in ecosistemi qualificati. In Italia, in Lombardia, a Milano ce n’è un grande bisogno. E ci sono le condizioni per farle crescere bene. Per questo motivo ho dedicato energie al progetto Start-up Town di Assolombarda». Parola di Stefano Venturi, membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, con delega all’Agenda digitale e Start-up nonché Amministratore Delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia.  Il riferimento è, appunto, alle start-up che, per definizione, non sono “imprese mature”, e pertanto devono sviluppare, nell’ambiente adatto, gli anticorpi per sopravvivere e progredire. Ed è Milano l’habitat più appropriato. Lo ha affermato, fra gli altri, anche il Financial Times, nell’articolo “Milan, Italy’s biggest start-up hub” di Rachel Sanderson.

Stefano_Venturi

Secondo il principale giornale economico del Regno Unito una combinazione virtuosa di circostanze evolutive contribuisce al successo meneghino: università di prestigio come la Bocconi, disponibilità di capitali, eccellenza industriale, impeto cosmopolita a seguito di Expo 2015 e altro.  Ma tanto si deve, quanto a terreno fertile, a “Start-up Town”, progetto lanciato nel 2014 grazie al quale Assolombarda offre alle start-up innovative, con un fatturato inferiore a 500mila euro, l’adesione all’Associazione e l’uso di tutti i servizi di consulenza e supporto gratuiti per i primi 4 anni. «La strategia – continua Venturi – è quella di incentivare le migliori start-up a collocarsi l’una a fianco all’altra, e vicino alle imprese, proprio nella Casa delle imprese, cioè Assolombarda. Per creare l’ecosistema si favorisce e accompagna la nascita di start-up (soprattutto nei settori innovativi) e si connettono iniziative sul territorio rivolte a tale scopo. Si tratta di aumentare il tasso di sopravvivenza delle start-up e, grazie al matching con queste, di promuovere l’innovazione nelle Pmi; infine, di attrarre investimenti favorendo exit di tipo “industriale”». Ora, a poco più di due anni dal lancio di “Startup Town”, sono 277 le start-up associate ad Assolombarda. Ma qual è la situazione, più in generale?

«In Lombardia – afferma Venturi – nascono più start-up che in altre regioni produttive d’Europa. Dal 2007 al 2013, la Lombardia ha registrato l’avvio di 12.121 start-up, il 23% del totale nazionale, contro le 10.408 del Rhône-Alpes e le 9.770 del Baden-Württemberg. Certo, è andata meglio alla Baviera (15.294) e soprattutto alla Catalogna (16.090), ma è di per sé un buon risultato, quello lombardo. Il tasso di natalità è però in declino. Nello stesso periodo, infatti, il numero di imprese ogni 100mila abitanti (popolazione 15-64) è passato da 29,8 a 22,3, mentre in Baviera è cresciuto da 23,5 a 25,6.  In ogni caso il problema delle start-up italiane è la fase Up con un tasso di mortalità più alto. Delle start-up nate in Lombardia solo il 77,9% sono sopravvissute, il 3,2% sono state acquisite e il 18,9% non sono più operative. Invece, la quota delle sopravvissute è pari all’88,4% in Baden-Württemberg, all’88,6% in Baviera, all’85,3% in Rhône-Alpes. Peggio di noi la Catalogna: 74,6%».

Va affrontato, poi, un “problema culturale”.  «In generale – continua Venturi – nel panorama italiano, si è rilevata meno forte, rispetto ad altri contesti, l’interazione tra chi ha idee e chi sa intraprendere, la contaminazione tra accademia e impresa. Da noi, poi, c’è una minore propensione al rischio: la start-up è una cosa per giovani, che non riguarda 40enni e 50enni con esperienze consolidate. All’estero, capita che siano le imprese a incoraggiare i propri tecnici, giù dotati di robuste competenze e portatori di idee innovative, a fondare una start-up raccogliendo sul mercato il capitale di rischio. Anche l’azienda investe sul progetto, mantenendo in genere il diritto di prelazione sull’acquisto. In Italia, invece, prevale la cultura del posto fisso. E poi, da noi, si fa poco per la “fase Up”: ci sono start-up che restano ai blocchi di partenza per troppo tempo. Inoltre, il Corporate Venture Capital sembra troppo concentrato su esperienze vicine dal punto di vista territoriale ma lontane quanto a settore di mercato. Questo fa in effetti supporre che la tendenza al mecenatismo, pur lodevole e produttiva di effetti positivi, prevalga sul business. Mentre sotto ogni punto di vista, le start-up devono contribuire al business, devono essere parte integrante dell’economia reale».

Anche per questo, l’impegno di Assolombarda. «Fra i risultati raggiunti con il progetto “Start-up Town”– continua Venturi –, al di là del supporto gratuito a 277 start-up innovative e associate (il 26% di quelle presenti sul territorio di competenza), uno dei più importanti è stata la messa in rete di 65 tra gli attori più significativi dell’ecosistema italiano in materia.  Settecento le consulenze erogate; e 19 start-up hanno ottenuto finanziamenti grazie a Bancopass (strumento che consente di presentare l’impresa a banche e finanziatori; ndr) per 7,5 milioni di euro complessivi. Infine, il coinvolgimento di oltre 230 start-up in attività di vario genere: abbiamo fatto tanto matching. E ora siamo il più importante polo aggregatore in Italia. Tirando le somme, il Progetto si è concluso in modo positivo: l’Advisory Board proseguirà i suoi lavori per la contaminazione dell’ecosistema. Di recente, peraltro, Assolombarda, Camera di Commercio e Comune di Milano hanno siglato (con Confcommercio, Confartigianato e Unione degli Artigiani) un accordo triennale che istituisce un punto unico di accesso a tutti i servizi offerti alle start-up dai sottoscrittori».

Per Venturi «grande rilievo è stato attribuito all’Open Innovation. Che è poi un modello in base al quale le imprese, per creare valore, non si basano solo sul lavoro dei centri di ricerca interni, ma ricorrono a competenze e idee che provengono dall’esterno. Si assiste all’integrazione tra fonti di idee. E ciò accade quando l’impresa strutturata ricorre all’attività della start-up o innesta quest’ultima al suo interno».

Start-up Town è parte di “Far Volare Milano”, 50 progetti in ambiti precisi, concreti, articolati. Fra poco l’iniziativa compie i quattro anni di vita che si era proposta, ed è tempo di bilanci, per poi ripartire con una seconda fase. «Ciò che mi rende più orgoglioso – continua Venturi – è che non c’è più bisogno di incubazione; Start-up Town è ormai un capitolo standard, grazie al quale insegniamo alle start-up a diventare grandi; e a evitare errori “mortali”. E poi, se la contaminazione consente alle imprese, come si diceva, di sviluppare nuove idee, al contempo permette alle start-up di fare un bagno nel mondo del business».

 

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One thought on “Milano, la start-up town dove nuove imprese vengono adottate dalle grandi”

  1. Qui l’osservatorio Open Innovation di Assolombarda, ItaliaStartUp e SMAU dedicato al rapporto tre imprese e startup:
    http://www.osservatorio-openinnovation.it

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