Le persone

Milano: la carica degli under 40

9 febbraio 2017


Milano: la carica degli under 40

La città si scopre più popolata e più giovane. I milanesi sono 1.368mila, la quota più alta da un decennio. E il merito va ai più giovani. Italiani e stranieri l’hanno scelta per studiare e lavorare. Il demografo Alessandro Rosina spiega i motivi dell’attrattività e delinea scenari. 

Di Filippo Astone e Giulia Cimpanelli.

Milano è nel mondo. È internazionale e innovativa. Pronta a entrare a pieno titolo nella rosa delle città europee più attrattive. O almeno così inizia a essere percepita. Parola di sociologi ed esperti. Ma la tesi è dimostrabile anche attraverso dati misurabili. Milano, infatti, torna a crescere nel vero senso della parola. Un doppio segno positivo consecutivo che, certificato dall’anagrafe comunale, ha fatto salire il numero dei residenti fino a un milione e 368mila: il dato più alto nell’ultimo decennio. E a ripopolare il capoluogo lombardo sono i giovani, gli under 40. L’area metropolitana nel 2015 ha attirato 16.240 residenti in più da 0 a 49 anni, con una forte concentrazione, l’88 per cento, tra i 15 e i 39. Un’inversione di tendenza anche rispetto alle altre grandi città italiane (Torino, Palermo, Genova) che tendono invece a calare.

Perché Milano, del resto, «è sempre stata precorritrice di nuove tendenze – commenta Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia nella facoltà di Economia dell’Università Cattolica -.  È la città che più di tutte anticipa i cambiamenti. Negli anni Ottanta, per esempio, è stata anche la prima a contare il maggiore impoverimento di giovani tra 15 e 24 anni».

Oggi Milano torna (più) giovane. La scalata ha preso il via nel 2015 e sembra non volersi arrestare. Tanto che, secondo uno studio del Cresme (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia) per Assimpredil Ance, l’Associazione delle imprese edili e complementari operanti nelle province di Milano, di Lodi e di Monza e Brianza, seguendo l’ipotesi più ottimista, la popolazione dovrebbe crescere del 30 per cento da qui al 2035, fino a superare quota 1,7 milioni.

Non è un caso che l’inizio della ripresa sia partito proprio in concomitanza di Expo: «L’esposizione internazionale – continua il demografo, che ha un sito attentissimo alla questione giovanile, non solo italiana – ha dimostrato che Milano può giocarsela con grandi eventi internazionali, senza fallire». E ha reso la città ancora più attrattiva. Ma quali sono gli altri fattori di questa attrattività? «Certamente il fatto che offra innumerevoli opportunità ai giovani, sia per quanto riguarda lavoro tradizionale e studio, ma soprattutto in settori innovativi e d’impresa», motiva Rosina, che aggiunge: «Non è più la Milano finanziaria, della borsa, è una Milano che spinge nuove modalità di innovazione creativa, una città in cui si sta diffondendo un tessuto innovativo fatto di Sharing Economy, Coworking, startup, innovazione tecnologica e culturale, nuove concezioni del lavoro flessibile e condiviso. Se hai un’idea buona e voglia di fare, a Milano puoi farcela». Proprio come accade nelle grandi metropoli europee come Londra o Berlino, ormai punto di rifermento per le giovani generazioni. «Per essere attrattivi è fondamentale che i giovani ritornino, che abbiano un buon motivo per volerlo fare. Le nuove generazioni sono flessibili e internazionali, così come lo è il lavoro. Per semplificare: se i giovani qui si trovano male, se ne vanno. Se rimangono vuol dire che Milano è comparabile alle altre migliori capitali europee».

Senza dimenticare la tendenza degli under 40 a essere “cittadini del mondo”: «I giovani ormai non fanno la scelta di vincolarsi con l’acquisto di una casa, così da essere più flessibili». Un punto a favore per Milano, che riesce a contrastare la nota dolente degli alti costi della vita: «Si tende a rientrare in città, in affitto o condividendo alloggi, piuttosto che collocarsi fuori da confini cittadini per motivi economici. – prosegue – Per i giovani è importante che in una città ci siano flussi, non solo abitanti residenti». Non ci sono più scelte definitive, ma esperienze di studio o di lavoro. Andate e ritorni. Arrivi e abbandoni. Dobbiamo imparare a non irrigidire o ingabbiare questa fluidità, ma neppure sperperare risorse (economiche) e perdere energie (umane). «Milano deve diventare un hub molto dinamico per giovani dinamici: che siano studenti o lavoratori, dovranno sentirsi parte integrante del tessuto cittadino. La città deve incubare senso di appartenenza a un network, alla comunità del futuro».

E che si sia sulla buona strada lo svela la presenza sempre più in crescita di studenti stranieri che scelgono di frequentare atenei e scuole milanesi. Sono uomini e donne che sempre più si trovano inclusi nei processi cittadini. Nel 2015 le iscrizioni di studenti stranieri al Politecnico sono aumentate del 40% (sono 6.000 gli studenti internazionali); in Bocconi la soglia è di +15% (oltre 1.800). «Una crescita di alto livello socio-culturale che porta a Milano giovani preparati. Sono proprio questi a poter avviare un circolo virtuoso», aggiunge Rosina.

Senza dimenticare la qualità della vita (che comprende decine di variabili: dall’accesso ai servizi ai trasporti, agli eventi culturali passando per la sicurezza) che in città sembra incrementare anno dopo anno.

Ma Milano può crescere senza Italia? Gli scenari li delinea ancora il professor Rosina: «Non è chiaro se giocherà da sola o se costruirà un modello di sviluppo di connessione con grandi città europee o se si farà portavoce avanzata del contesto nazionale. Se sarà capace di trascinare dietro il resto dell’Italia, il che è verosimile, ci saranno conseguenze positive per tutto il Paese».

Di certo, per la città attrarre giovani e imparare anche a tenerli all’interno del perimetro urbano potrebbe diventare l’antidoto al costante invecchiamento della popolazione. Assicurandosi il futuro.

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