L'associazione

Milano ecosistema vitale

20 dicembre 2013


Milano ecosistema vitale

Una forma di governance coraggiosa e innovativa, basata sulla coesione sociale, sulla negoziazione e sul confronto, ma anche su incentivi di mercato e al mercato, può far volare Milano affermando una nuova idea di ‘vantaggio sostenibile’.

La ricetta di Milano. crescita economica e progresso sociale e civile

Milano è un ecosistema vitale, è città che ha sempre saputo coniugare la crescita economica con il progresso sociale e civile.

Lo sviluppo economico non è tale se non è condiviso, e a questo risultato si tende con una collaborazione profonda fra i molti attori – privati e pubblici – che operano in uno stesso ecosistema. L’impresa privata traendone vantaggio vi contribuisce, la sfera pubblica si emancipa da superflua burocrazia diventando essa stessa attore fecondo di sviluppo, grazie ai fondi che riesce a mobilitare e alle iniziative che promuove.

Il tessuto produttivo milanese

Che il tessuto imprenditoriale milanese sia schumpeteriano e dinamico lo attestano i dati. Abbiamo sofferto durante questi anni di crisi, ma l’economia milanese ha una tasso di turnover netto positivo. Le imprese che nascono sopravanzano quelle che muoiono. Il tasso di crescita netta delle imprese registrate, in questi ultimi anni di dura crisi, sopravanza quello nazionale secondo multipli impressionanti.

Ciò avviene grazie anche all’elevato tasso di diversificazione delle nostre imprese. Nella Grande Milano il mix compositorio delle specializzazioni rappresenta sempre più un unicum mondiale. Una quota che resta significativamente elevata di manifatturiero convive con la più alta densità di servizi avanzati nel Paese, con una quota più concentrata di servizi finanziari, e con un settore no profit che storicamente è carattere peculiare dello spirito civile ambrosiano.

Moda e design, stile e made in Italy, vertici del credito nazionale insieme alla più alta densità di banche estere, solide presenze nell’high tech e nel medium high tech: tutto ciò va accompagnato e rafforzato perseguendo logiche di crescita sempre più significativa nelle scale di valore aggiunto.

Alla stregua delle più sviluppate aree economiche europee, a Milano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è enormemente superiore a quella del resto del Paese. Ed è salita dal 63,9% del 2008 al 66% nel 2013, rispetto al 53,6% della media italiana. Certo, Milano resta lontana dalla media germanica del 72,3%. Ma occorre moltiplicare le iniziative nell’ambito dell’autonomia d’impresa come nel welfare milanese, affinché la conciliazione dei tempi-lavoro e dei carichi familiari consenta di innalzare ulteriormente la partecipazione femminile.

Il ‘fattore organizzazione’ nelle imprese

Accrescere la vitalità dell’ecosistema Milano significa, per le imprese, proseguire sulla via del cambiamento, non dalla manifattura alla post-manifattura, ma dal vecchio modo di organizzare, produrre e vendere, a quello basato sulla conoscenza, che investe insieme manifattura e servizi.

Nella manifattura come nei servizi, l’organizzazione d’impresa affronta insieme una doppia sfida. Da una parte, un più alto grado di re-internalizzazione verticale di capacità e competenze. Dall’altra, l’esternalizzazione di funzioni non essenziali, ma potendo contare su un alto grado di reciproca affidabilità rispetto ai fornitori, riducendo i costi delle scorte e senza pregiudicare l’ottimizzazione dei tempi di servizio al cliente finale.

Il ‘fattore organizzazione’ nell’ecosistema Milano

Per garantire la crescita delle imprese esistenti e la nascita di nuove, un ecosistema vitale ottimizza organizzazione e procedure di allocazione del capitale e del mercato finanziario, volti a temperare e superare l’attuale sempre più grave ostruzione del canale del credito e dei capitali alle imprese, incentivando l’adozione di nuove best practice che premino l’innovazione knowledge-intensive, favorendo criteri in cui il collaterale del merito di credito sia rappresentato dal patrimonio di conoscenze piuttosto che dai beni fisici.

Per questa molteplicità di fini, è di importanza capitale che le stesse entità istituzionali e amministrative adottino il più possibile princìpi e procedure analoghe nel proprio modello funzionale-organizzativo.

Innovazione knowledge-intensive per la competitività del territorio

Le esperienze leader in Europa, dalla Baviera al Baden-Wurttenberg, vedono grandi aree metropolitane e regionali caratterizzate da modelli amministrativi che hanno avuto forza e volontà di evolvere secondo modalità knowledge-intensive.

Questo significa processi decisionali decentrati, bottom up invece che top down. Significa processi di comando-controllo con indicatori di performance verificabili nel tempo per aggregati qualitativi dei diversi servizi, e diversi dal semplice saldo contabile, in quanto espressivi dell’efficacia a parità di risorse pubbliche impiegate. Significa organizzazioni secondo reti invece che per unità rigide compartimentate.

Ma vuol dire anche flessibilità e attenzione costante alle esigenze del cliente-cittadino e del cliente-impresa. Vuol dire difesa e affermazione della sicurezza e della legalità in ogni ambito, dall’efficacia e rapidità nell’osservanza dei contratti civili e di lavoro, alla prevenzione prima che alla repressione penale, alla trasparenza e accountability nell’uso delle risorse pubbliche. E vuol dire controllo permanente secondo un cruscotto di indicatori di performance attrattiva e attuativa, rispetto non alle sole migliori pratiche nazionali, ma innanzitutto internazionali, tra grandi aree metropolitane comparabili e concorrenti su scala europea e mondiale.

La sfida per Milano e la proposta di Assolombarda

Il nuovo modello che altre realtà hanno già adottato e perseguito è la sfida complessiva alla quale Assolombarda intende cooperare.

Non è solo naturalmente definita dall’orizzonte degli interessi e della crescita delle migliaia di imprese associate che vedono ormai una progressiva uscita dalle difficoltà più pesanti di questi anni, con un terzo di esse che si avvia a chiudere l’anno con un fatturato in crescita fino al 10% sul 2012 e un altro terzo stabile, rispetto a un 2012 in cui più di metà registrava un calo.

È una sfida più ambiziosa. Come nei decenni di crescita più energica di Milano e della Lombardia, dall’Unità d’Italia in avanti, non c’è salto in avanti delle imprese e del mercato senza un’azione parallela e contestuale che al mondo dell’economia affianchi quello della società civile, quello dell’amministrazione, e quello delle policies.

Verso un nuovo modello di governance

La competitività territoriale è influenzata da condizioni esogene rappresentate dall’environment legale, dall’evolvere delle culture più diffuse, e da come tali forze interagiscono, producendo o meno risultati invece di freni e veti reciproci.

Nella sua lunga storia di sviluppo, Milano ha mostrato e prodotto il meglio di sé attraverso alcune forme di governance piuttosto che altre, talora seguite dall’Italia nel suo complesso.

Non è nel Dna della cultura, dell’amministrazione e delle imprese di Milano il modello di governance basato sulla gerarchia centralistica. E nemmeno quello che fa del carisma il motore di ogni impulso e decisione, un motore pesantemente esposto a trasformarsi in populismo e irragionevolezza.

Alla Grande Milano appartengono modelli di governance basati sulla coesione sociale, centrati sulla negoziazione e sul confronto, invece che sul comando.

A tutto questo Assolombarda propone di aggiungere una governance basata anche su incentivi di mercato e al mercato, che affermi una nuova idea di ‘vantaggio sostenibile’.

Il vantaggio sostenibile è quello che ricrea, sostiene e rafforza le condizioni richieste dalle migliori aree metropolitane top performers mondiali, per migliorare tecnologie e risorse umane, utilizzo dei suoli e delle risorse ambientali, livelli di reddito e benessere, legalità e integrazione delle culture.

È una strategia di integrazione e di interdipendenza. È l’evolversi delle partnership di rete metropolitana e regionale, d’impresa, della società civile e di soggetti istituzionali, che punta ad alimentare network transfrontalieri e transcontinentali.

Per costruire crescita e successo nella Grande Milano, e nel mondo dalla Grande Milano, e per di tutti coloro che decideranno, in forza della sua attrattività, di operarvi oggi e in futuro. A questo fine, sono volti i 50 progetti che Assolombarda si è prefissa come strumenti prioritari per creare risultati.

Vuoi approfondire?

Far Volare Milano

lascia un commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Articoli correlati
Le persone
“Rocca: ora serve discontinuità con uno choc per la crescita”

13 aprile 2017

Intervista a Gianfelice Rocca a firma di Giangiacomo Schiavi - Il Corriere della Sera, 6 …
Le persone
‘Alle imprese serve più agilità: il Sì sarà solo il primo passo’

1 dicembre 2016

Intervista a Gianfelice Rocca, Presidente di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza - La Repubblica.  
L'associazione
La Grande Milano e l’innovazione che serve

2 agosto 2016

Articolo di Gianfelice Rocca, Presidente Assolombarda e di Giovanni Azzone, Rettore Politecnico di Milano – …