L'associazione

Milano Città Metropolitana: che cosa serve per la competitività

9 giugno 2015


Milano Città Metropolitana: cosa serve...

Dalle risorse disponibili alla gestione dei servizi pubblici, facciamo il punto. E vediamo cosa sta cambiando per rendere più facile fare impresa e attrarre nuovi investitori.

La competizione tra grandi città: una questione vecchia (almeno) 150 anni

«I grandi centri gareggiano di vincersi e soperchiarsi nell’attrarre di preferenza intorno a sé le industrie, i commerci e le grandi amministrazioni». Sono parole di Giuseppe Mussi, consigliere comunale di Milano. Parole pronunciate nel 1871 per convincere il Consiglio dell’opportunità di allargare i confini comunali e creare una Milano più grande.

A quasi 150 anni di distanza, il concetto resta. E la risposta ‘moderna’ alla questione della competizione tra aree urbane si chiama Città Metropolitana.

Ma, per essere chiari, non basta cambiare nome e dare qualche potere in più alla vecchia Provincia.

Ecco perché ci siamo presi la briga di fare qualche analisi, partendo dal punto più concreto di tutti: le risorse.

Quanto spendono gli enti locali che operano nel territorio metropolitano?

Quanto spendono gli enti locali che operano nel territorio metropolitano milanese? Soprattutto, per fare cosa? Abbiamo cercato di metterlo in luce con una ricerca che abbiamo presentato l’8 giugno: il secondo appuntamento – dopo il seminario sulla Città Metropolitana che abbiamo organizzato il 5 dicembre – per chiamare a raccolta decisori e portatori di interesse e offrire un contributo utile al percorso di costituzione del nuovo ente.

La ricerca “Assolombarda la Città Metropolitana di Milano. Necessità di una gestione consolidata delle risorse” conferma senza ombra di dubbio quello che Assolombarda sostiene da tempo: oggi, non diversamente da 150 anni fa, abbiamo bisogno di una Milano più grande e integrata, di un’amministrazione locale meno frammentata per un territorio più esteso. La competizione per attrare investimenti e imprese si gioca a scala planetaria e, per stare in questa arena competitiva, serve più massa critica.

Quanto alle risorse, quale che sia il parametro considerato (entrate correnti e in conto capitale, uscite correnti, spese per il personale e per servizi), la Città Metropolitana controlla percentuali relativamente marginali delle risorse “mosse” sul territorio dalla pubblica amministrazione.

Il grosso delle risorse fa capo al Comune di Milano (per oltre la metà) e all’insieme degli altri Comuni. A ciò si aggiunga che la Città Metropolitana, dopo l’ultima Legge di Stabilità, ha subito un taglio di circa 30 milioni di euro e deve gestire un “buco” complessivo di circa 80 milioni. Bastano?

Che cosa serve a Milano città metropolitana

Di questa ‘situazione economica’, l’8 giugno hanno discusso il vicesindaco Metropolitano Comincini, il sottosegretario regionale alla Città Metropolitana Gallera, alcuni parlamentari del territorio, consiglieri metropolitani, sindaci, dirigenti delle amministrazioni pubbliche locali, rappresentanti delle associazioni di impresa e sindacali e del mondo della ricerca e consulenza.

La conclusione è stata praticamente unanime: per governare davvero il territorio milanese, per offrire servizi adeguati alle imprese e ai cittadini che vi vivono e lavorano, occorre – come anche Assolombarda ha chiesto più volte – che la Città Metropolitana disponga di risorse adeguate. E che alcuni servizi pubblici locali di importanza strategica siano riorganizzati su scala metropolitana per ottenere più efficienza e minori costi.

Trasporto pubblico locale, rifiuti, servizio idrico integrato: i modelli da cambiare nella gestione dei servizi pubblici

Partiamo dal trasporto pubblico locale. Il 51% degli spostamenti giornalieri dei lavoratori dipendenti all’interno della Città Metropolitana taglia completamente fuori Milano, mentre il sistema del trasporto pubblico locale resta fortemente “milanocentrico”, sia nel disegno strutturale, sia per quanto riguarda la capacità decisionale e di spesa.

Riflessioni analoghe valgono anche per altri servizi. Per la gestione dei rifiuti, ad esempio, i singoli comuni scelgono con ampio margine di libertà le forme e scale di gestione. Il servizio idrico integrato, a sua volta, è organizzato secondo un modello “a ciambella”, con un Ambito Territoriale Omogeneo di gestione che coincide con la Città di Milano e un altro che comprende il resto della Città Metropolitana.

Cosa sta già cambiando e cosa non ancora

Anche grazie all’azione di lobby svolta da Assolombarda su questi temi, le cose stanno iniziando a cambiare. Lo ha confermato il Sottosegretario Gallera, anticipando alcuni dei contenuti di un imminente Legge Regionale sulla Città Metropolitana e ringraziando l’associazione per gli spunti offerti al tavolo di confronto con le parti sociali promosso nelle fasi della sua elaborazione.

La Regione, oltre a riconoscere il ruolo fondamentale del nuovo ente per promuovere la competitività territoriale, introdurrà diversi elementi di semplificazione e razionalizzazione nel quadro dei servizi pubblici e della programmazione del territorio.

Su un altro punto tutti i soggetti intervenuti al seminario dell’8 giugno: ciò che ancora manca è un investimento forte su Milano e la sua area metropolitana anche da parte dello Stato. Un punto, anche questo, su cui Assolombarda sta lavorando molto, soprattutto attraverso la Rete delle Associazioni Industriali Metropolitane  e in collaborazione con Confindustria: se le aree metropolitane, a partire da quella milanese, sono i motori dello sviluppo economico in tutti i paesi del mondo, anche l’Italia dovrà dotarsi di una “agenda urbana” perché il rilancio dell’economia nelle città faccia da traino alla ripresa in tutto il Paese.

Vuoi saperne di più? Contatta Maria Elena Milanesi, tel. 02 58370662, e-mail: elena.milanesi@assolombarda.it.

 

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