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Milano città della conoscenza

20 dicembre 2013


Milano città della conoscenza

La concentrazione di conoscenza è un moltiplicatore di crescita per far volare Milano. Da sviluppare puntando su una formazione che coinvolga le imprese, nell’attrazione di flussi di capitale umano e nell’interscambio coi grandi hub della conoscenza europei e mondiali.

Assimilare il passato per disegnare il futuro

«Ho pensato di raccontare le meraviglie di Milano, in modo che i miei concittadini si dèstino e guardino e guardando conoscano la bellezza e la grandezza di questa straordinaria città». Le parole con cui Bonvesin de La Riva scriveva ai milanesi nel 1288 ben si adattano allo spirito del piano strategico di Assolombarda.

In un paese che per molti versi è in fuga, Milano rassicura mettendo al centro le sue meraviglie, assimilando il proprio passato per disegnare il futuro. La Grande Milano, energica e colta, ha una grande responsabilità verso se stessa e verso l’Italia. Siamo convinti che dalla nostra Milano, dal suo patrimonio di intelligenza operosa e di solidarietà, potrà ripartire un nuovo circuito virtuoso di crescita per tutto il Paese.

Delle tante meraviglie di Milano, che vanno considerate dei veri moltiplicatori di crescita insieme economica e sociale, tre rappresentano il punto di ancoraggio e di partenza del nostro Piano Strategico. Sono la conoscenza, l’apertura al mondo, l’ecosistema vitale. Ad essi si aggiunge lo straordinario evento di Expo, potenziale attivatore di tante energie locali e internazionali, da utilizzare al meglio per un grande balzo in avanti.

Milano motore della cultura e della scienza

Milano è città della conoscenza. Politecnica per natura e vocazione, ha sempre rappresentato un motore della cultura e della scienza, della ricerca di base e applicata, dell’innovazione tecnologica. Le sue sette grandi università e politecnici costituiscono magneti di saperi, di competenze e di talenti unici di straordinaria rilevanza nel panorama internazionale della scienza e della tecnologia.

La densità scientifica, cioè il numero di pubblicazioni scientifiche in scala alla popolazione, in alcuni settori di punta quali ad esempio la salute e le scienze della vita è superiore a Milano e in Lombardia rispetto alla Germania, e continua a crescere nonostante la crisi.

Tuttavia le nostre ricerche, di straordinaria qualità sul piano scientifico, non riescono a trasformarsi facilmente in brevetti e quindi a realizzare uno sviluppo industriale. La densità brevettuale in scala alla popolazione nel settore Biotech, ad esempio, malgrado veda Milano a una media pressoché doppia di quella italiana, resta significativamente inferiore alla media tedesca, e molto lontana da quella della grande area metropolitana di Monaco, di quattro volte superiore a Milano.

Costruire e attrarre capitale umano di eccellenza

Il miglioramento continuo delle risorse umane, nell’istruzione e nella formazione continua, nell’affiancamento dei percorsi tra impresa e mondo della formazione, nella ricerca di eccellenze formative nazionali e internazionali capaci di attirare crescenti flussi di capitale umano, è un capitolo essenziale del rafforzamento di Milano città della conoscenza. E della progressiva integrazione tra istruzione tecnica ed eccellenza della R&D di base e applicata, attraverso una collaborazione diretta tra imprese, scuola e università.

Bisogna puntare ad attrarre flussi maggiori di capitale umano dall’esterno, ad accrescere l’interscambio coi grandi hub della conoscenza europei e mondiali, a incentivare il successivo radicamento nel nostro territorio e nel nostro tessuto d’impresa delle professionalità che vengono dall’estero a formarsi e perfezionarsi qui.

È incoraggiante, sotto questo profilo, il trend di crescita degli studenti stranieri iscritti alle università della Lombardia. Il numero di iscritti stranieri è aumentato del 77% nel primo decennio degli anni Duemila, passando dal 2% a oltre il 3% del totale. Ma se, per esempio, osserviamo la provenienza dei flussi, è ancora insoddisfacente il mix che definisce l’attrattività di eccellenza delle punte avanzate dei sistemi anglosassoni e germanici: oltre il 20% degli studenti stranieri viene agli atenei milanesi da Africa e Sudamerica, più che dall’Asia, mentre bassissima è la percentuale da Nordamerica e Oceania.

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