Le imprese

Lotta alle infiltrazioni mafiose. Come proteggere le imprese?

20 ottobre 2016


Lotta alle infiltrazioni mafiose. Come proteggere le imprese?

Il 53% degli imprenditori dichiara di avere scarsa conoscenza o limitatissima del fenomeno mafioso, per questo l’associazione ha messo a punto un toolkit che consente di condurre una autodiagnosi del livello di protezione della propria impresa e, se necessario, prendere provvedimento.

Non è la mafia dei regolamenti di sangue quella che bussa alla porta degli imprenditori. Non la mafia con la faccia cattiva e le armi in pugno. È una mafia subdola, che indossa il vestito del manager e dialoga fluentemente di credito, di acquisti e di vendite, di business. Un veleno letale: perché dal momento in cui la mafia entra in azienda, il destino è segnato. L’impresa finisce nelle mani dei malavitosi. Per questo l’associazione ha deciso di scendere in campo ideando un manuale che possa aiutare gli imprenditori a individuare i punti deboli della propria azienda, quelli più a rischio infiltrazione, e a correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

“Riteniamo di essere un interlocutore istituzionale con responsabilità sullo sviluppo di Milano – spiega Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda con delega alla legalità e alla responsabilità d’impresa –. Siamo preoccupati per la crescita delle organizzazioni criminali nella grande Milano. A lungo si è parlato di infiltrazioni ma siamo d’accordo con Canzio (Giovanni, presidente della Corte di Cassazione, ndr) che la definizione di infiltrazioni è superata, per via di una presenza più allarmante della ‘ndrangheta e della mafia in settori in cui non c’erano, come le farmacie”.

D’altronde, la presenza delle organizzazioni criminali sulla piazza di Milano è una forma di concorrenza sleale alla maggioranza delle aziende pulite. “Le organizzazioni criminali sono un rischio pesantissimo che Milano corre in un momento in cui le dinamiche economiche si sono rimesse in moto e la città ha una responsabilità sullo sviluppo del Paese”, aggiunge Calabrò.

Il toolkit è il frutto di 500 incontri con gli associati e di oltre due anni di lavoro, a cui hanno contribuito la Fondazione Istud e il Centro di studi “Federico Stella” sulla giustizia penale e la politica criminale dell’Università cattolica del Sacro cuore di Milano, in collaborazione con Aldai (Associazione lombarda dirigenti aziende industriali), Fondirigenti e con il supporto dell’Associazione italiana internal auditors.

“Questo è uno dei 50 progetti di Assolombarda per Milano – spiega il direttore generale di Assolombarda, Michele Angelo Verna -. La Lombardia vale il 21,7% del Pil italiano e qua si registrano il 20% dei reati di concussione perseguiti in Italia e il 18% di quelli di corruzione. I beni confiscati alla mafia sono il 9,2% di tutti quelli su territorio nazionale. La battaglia campale va condotta in questa regione”.

Il toolkit ha proprio lo scopo di creare consapevolezza tra gli imprenditori. Tra le 700 piccole e medie imprese del campione esaminato, infatti, il 53% ha dichiarato di avere una scarsa o limitatissima conoscenza del fenomeno della criminalità organizzata.

Il manuale individua le aree a rischio in ciascuna delle funzioni aziendali: amministrazione e finanza; acquisti, appalti e subappalti; rapporti con enti pubblici e pubbliche relazioni; gestione delle risorse umane; sviluppo del business; assetto proprietario/struttura societaria; vendite e distribuzione; smaltimento rifiuti; produzione, gestione operativa e logistica; infine, sistemi informativi.

L’imprenditore può rispondere a un questionario online, che permette di mettere a fuoco i problemi di ogni singola area e rilevare se ci sono rischi per la propria azienda. L’associazione degli auditors ha fornito anche una serie di consigli pratici per intervenire immediatamente su eventuali sospetti o ombre, spiegando all’imprenditore come agire. “Nel momento in cui stabilisce questo contatto con la mafia, l’imprenditore ha consegnato per sempre la sua azienda – incalza Calabrò -. La coscienza sul tema non è diffusa come dovrebbe, riteniamo di avere una responsabilità di insistere su questo tema, continueremo a parlare con i nostri imprenditori”.

Il toolkit è disponibile online e aperto a tutti. Gli iscritti all’associazione, inoltre, si potranno rivolgere a uno sportello interno, con un collega legato da un rapporto fiduciario, a cui confidare la propria situazione per ottenere consigli e aiuto per uscire dai tentacoli della mala. Per il procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso, “il progetto va divulgato a 360 gradi, anche agli imprenditori non associati attraverso le Camere di commercio”.

 

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