Le imprese

Lo smart working è legge: tutto quello che un’azienda deve sapere

4 luglio 2017


Lo smart working è legge: tutto quello che un’azienda deve sapere

La legge 81 del 22 maggio del 2017 è appena entrata in vigore: la norma disciplina per la prima volta lo smart working in un contesto in cui alcune aziende hanno intrapreso già da qualche anno esperienze di lavoro agile. 

Secondo l’ultima ricerca “Smart working” dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sono 250.000 gli smart worker italiani, concentrati soprattutto nelle grandi aziende. Il lavoro agile offre comunque grandi possibilità anche per quanto riguarda le Pmi, tra le quali 1 su 3 si dichiara interessata al tema. La legge 81 del 2017 appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale è una norma snella che garantisce alle imprese flessibilità operativa anche se lascia ancora irrisolte alcune questioni e si inserisce in un panorama in cui alcune grandi aziende hanno già investito su progetti di questo genere nonostante non esistessero riferimenti ad hoc in materia. Tra gli obiettivi del legislatore si possono sicuramente ricordare la promozione delle possibilità offerte dallo smart working, l’incremento della competitività e una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. 

La parte della norma dedicata allo smart working va dall’articolo 18 al 23.

L’articolo 18, per prima cosa, definisce i confini del lavoro agile. In sostanza lo smart working è una modalità di svolgimento della prestazione di lavoro subordinato in parte all’interno e in parte all’esterno dell’azienda, possibile grazie all’uso di tecnologie informatiche in remoto, senza vincoli di luogo.

Lo smart working, così come viene precisato nella legge 81 del 2017, può essere organizzato per fasi, cicli ed obiettivi. Inoltre, non ci sono limiti di orario per il lavoro agile, l’unico limite da rispettare è quello del massimo di ore giornaliere o settimanali previste. 

Per intraprendere un percorso di smart working è necessario che l’azienda stipuli un accordo scritto con ciascuno dei dipendenti interessati. L’articolo 19 della norma definisce infatti proprio i contenuti sui quali azienda e lavoratore si devono accordare. L’accordo può essere a tempo determinato o indeterminato con la previsione di un preavviso nel caso di risoluzione anticipata e deve comunque necessariamente definire i termini dell’esecuzione del lavoro dall’esterno dei locali aziendali specificando le modalità di esercizio del potere direttivo e gli strumenti utilizzati. Con esso si devono precisare anche i tempi di riposo (almeno 11 ore consecutive al giorno) e le modalità che garantiscono la disconnessione.

L’articolo 21 della legge, invece, regolamenta il potere di controllo e gli aspetti disciplinari. Si rimanda comunque allo Statuto dei lavoratori, in particolare all’articolo 4, così come è stato modificato dal Jobs Act.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è quello della salute e sicurezza nel lavoro agile. A riguardo è bene ricordare che si applica anche in questo caso il Decreto Legislativo n. 81 del 2008, con particolare riferimento alla formazione del “lavoratore agile”, dei dirigenti e preposti; questo soprattutto in relazione alla modifica organizzativa e alla necessità di un diverso approccio culturale che questa nuova modalità di lavoro richiede.

Quali sono quindi gli adempimenti per le imprese? Accanto alla “informativa” (obbligo introdotto dalla Legge), sicuramente la formazione finalizzata alla responsabilizzazione e adozione di comportamenti corretti da parte dei soggetti coinvolti e l’aggiornamento del documento di valutazione dei rischi con specifico riferimento alle mansioni e non al luogo di svolgimento della prestazione lavorativa che, proprio per la natura dello smart working, non è predefinito. Ai lavoratori agili è richiesta anche una specifica cooperazione nell’attuazione delle misure di prevenzione impostate dalle aziende.

Il luogo scelto dal lavoratore, però, solleva aspetti assicurativi, in particolare per quanto riguarda i rischi elettivi. Vale comunque il criterio di ragionevolezza nella scelta del luogo da parte del lavoratore, mentre l’Inail si riserva di valutare ex post il luogo in caso di infortunio.

Per quanto riguarda, infine, gli aspetti organizzativi all’interno dell’azienda il diffondersi dello smart working ha contribuito alla nascita di nuove soluzioni nella work place strategy. Lo spazio di lavoro vive una vera e propria dilatazione e anche treni, sale d’attesa e spazi domestici diventano luoghi in cui lavorare. Lo smart working porterà quindi ad una vera e propria rivoluzione anche nella progettazione degli spazi aziendali.

 

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