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L’Italia può ripartire da Milano e dalla Lombardia

21 giugno 2017


L’Italia può ripartire da Milano e dalla Lombardia

Milano. Il Futuro dell’Italia parte da qui, anche se molto resta da fare. È un risultato frutto di diversi fattori: dal 76,3% delle imprese del territorio che esportano (il 56,1% verso i Paesi extra Ue) all’occupazione che torna in positivo, con 54mila occupati in più a fine 2016 rispetto al 2008. E tra di loro laureati e donne che fanno sentire sempre più il loro peso. In totale il tasso di occupazione è del 66,2%, superiore al 57,2% italiano e non così distante dal 74,7% della Germania. Con questo quadro incoraggiante, ma non scevro da sfide, si apre l’Assolombarda di Carlo Bonomi, che al Teatro alla Scala a Milano ha presieduto la sua prima Assemblea.

“Milano è la capitale del lavoro e dell’impresa. Il dato fondamentale è che l’occupazione cresce grazie alle aziende del territorio e può crescere di più”, così il Sindaco della Città Metropolitana Giuseppe Sala, intervenuto all’Assemblea Generale 2017 degli industriali. Secondo Roberto Maroni, Presidente di Regione Lombardia che ha una collaborazione di lunga data con Assolombarda, “Questa partnership è fondata in particolare su istruzione e formazione e su ricerca e innovazione. Con la Garanzia Giovani, il piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile lanciato nel 2014, abbiamo avviato 90mila ragazzi tra i 15 e i 29 anni al lavoro in 19mila aziende regionali”.

Da qui, da Milano e dalla Lombardia, l’Italia può ripartire. A patto di colmare le lacune che la crisi ha creato. Procedendo con coraggio sulla via europea e affrontando i problemi. “Rispetto al 2008 i prestiti bancari al quarto trimestre 2016 in Lombardia sono ancora a un -14%; i fallimenti d’impresa sono il doppio e gli investimenti fissi lordi segnano un -24,3%”, rileva Bonomi.

In questo quadro, il Presidente ha illustrato la sua ricetta fatta di tre ingredienti fondamentali. Il primo è la Quarta Rivoluzione Industriale, “ricalcando non il modello tedesco ma costruendola intorno alla piccola e media impresa italiana. Ma non è solo questione di investimenti e tecnologie, e di fare il miglior uso degli incentivi messi a disposizione delle imprese”. Così Bonomi intende mettere a disposizione delle imprese cantieri aperti in seno ad Assolombarda che “supportino i processi di automazione industriale, insieme a una piattaforma Assolombarda di selezione e accompagnamento dell’accesso al credito per gli investimenti super e iper agevolati, a fronte di piani concreti presentati da parte dei nostri associati”. Il secondo pilastro è la politica del lavoro giovanile: “bisogna creare ponti affinché le nostre aziende, Università, centri di ricerca possano avvalersi dei giovani che si sono spostati all’estero. Bisogna far avvertire loro che sono i nostri ambasciatori nel mondo, che l’automazione non distrugge il lavoro. Per i nostri figli dobbiamo volere un Paese dove si premino il coraggio, il merito, le opportunità”. E poi c’è il tema della finanza pubblica: “molto più esposta ai rischi di quanto si ammetta. Il total tax rate sulle nostre imprese è al 64,8%, in Austria al 51,6% e in Svizzera al 28,8%. Non possiamo permettere che la politica continui a dirci che la pressione fiscale sta scendendo, mentre le nostre imprese pagano decine di punti in più dei nostri competitor in Europa”. Infine, va affrontato il tema della stagnazione della produttività, del tutto assente nell’agenda nazionale delle priorità.

Temi complessi che comportano un cambiamento di approccio per essere affrontati e una assunzione di responsabilità di tutte le parti coinvolte. “Assolombarda si confronterà con tutte le territoriali del Nord in materie come le politiche attive del lavoro, il fisco, le partnership d’impresa. E si farà promotrice di una serie di iniziative volte a ridisegnare visione, capacità di proposta, incisività nell’agenda pubblica, in modo più adeguato alle nuove specificità che la questione settentrionale pone come sfida alle nostre imprese. Così da poter esercitare con sempre più forza la funzione di traino solidale del Paese, liberando le potenzialità delle imprese dai troppi vincoli che ancora le ostacolano”.

Tutto finalizzato a rafforzare la cultura industriale. “La Lombardia è un modello dove le imprese si sentono a casa – ha sottolineato Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria –. In questa regione che accoglie imprenditori e investitori deve crescere anche una cultura che contrasti la logica anti-industriale”.

“L’intervento sull’Industria 4.0 è stato sui fattori e non sui settori – ha proseguito Boccia –. E questo ha determinato le scelte conseguenti di una legge di bilancio con effetti immediati: c’è un incremento degli investimenti privati, dell’export e dell’occupazione”. In un momento, ha commentato il Presidente di Confindustria, in cui la crescita è pre-condizione per contrastare diseguaglianza e povertà, “Una politica economica fatta di fattori, post ideologica, è quello che serve. Allora l’iper ammortamento, il super ammortamento, cosa dicono? Che bisogna puntare sull’industria del futuro, ad alta intensità di investimenti e tecnologia. E dicono che non sono incentivi, ma sono linee di indirizzo della politica industriale del Paese”.

Una politica industriale che, secondo le parole dello stesso Ministro Carlo Calenda, è stata improntata sulle esigenze dell’offerta. “Quello che è mancato all’Italia è stata la capacità di immaginare che lo sviluppo e la prosperità non si costruiscono con scorciatoie, perché sono il frutto di condizioni che creano le imprese che assumono e investono”. Così il piano Industria 4.0 è nato come un sistema che coinvolgesse tutte le parti in gioco e come un sistema “dal basso, sviluppato sfruttando le eccellenze che ci sono sul territorio. Industria 4.0 è un processo aperto e tale rimarrà”.

E se il protezionismo è un nemico da combattere, come sottolineato, oltre che da Calenda anche da Bonomi e Boccia, per il Governo è però necessario adottare un “liberismo pragmatico: gli scambi internazionali sono vitali e noi siamo uno dei Paesi più aperti alla competizione internazionale, abbiamo i dazi più bassi in assoluto, ma dobbiamo andare avanti con una strategia di attacco e di difesa. Quindi mercato aperto”, conclude Calenda.

 

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