Le imprese
Imprese nel digitale

L’innovazione digitale delle imprese italiane passa per le startup

16 febbraio 2018


L’innovazione digitale delle imprese italiane passa per le startup

Secondo una ricerca condotta dal Politecnico di Milano, le aziende tricolori stanno investendo sempre più in innovazione, puntando sia sulle risorse interne, sia stringendo legami con società innovative, centri di ricerca e università.

L’innovazione digitale è ormai diventata un imperativo per un crescente numero di aziende italiane che, per restare al passo con la concorrenza, investono in risorse interne e stringono legami sempre più stretti con startup, centri di ricerca e università. È questo il quadro che emerge dalla ricerca degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence del Politecnico di Milano, secondo la quale nel 2018 ben un’impresa su tre (36%) aumenterà il budget destinato all’Ict. Le somme destinate all’innovazione digitale cresceranno a un tasso stimato fra l’1,8 e l’1,9% e verranno indirizzate soprattutto verso l’analisi dei Big data, la dematerializzazione di documenti e verso i sistemi di pianificazione delle risorse d’impresa (Enterprise Resource Planning – ERP).

Il 55% delle aziende, inoltre, ha attivato azioni di sensibilizzazione per modelli di imprenditorialità interna, mentre il 38% collabora già con startup. Solo il 28% di aziende ha però avviato sistematici progetti di Open Innovation, una percentuale ancora limitata, ma chi lo fa ne è soddisfatto e adotta metodi sempre più completi e sistematici, mentre un altro 32% è intenzionato ad avviarli a breve. Fra le iniziative per stimolare l’imprenditorialità interna spiccano la formazione (40% delle imprese), gli innovation lab interni (28%), i contest e hackathon interni (14%), la mentorship di startup di dipendenti (7%) e il supporto a startup di propri dipendenti (4%).

Infatti, secondo Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy, gestire efficacemente l’innovazione digitale significa ripensare l’organizzazione nel suo complesso, dalle strutture ai processi fino ai meccanismi di coordinamento. Il compito non è semplice perché spesso le imprese si ritrovano imbrigliate in inerzie organizzative e culturali, e ostaggio di modelli operativi burocratici, ma sono molte quelle che si stanno impegnando in questa trasformazione, da un lato sperimentando organizzazioni interne collaborative, coinvolgenti e interdisciplinari, dall’altro aprendosi a un nuovo ecosistema di partner capaci di rispondere in modo flessibile e veloce al bisogno di innovazione.

Insieme agli investimenti in Ict, cresce poi l’interesse verso l’Open Innovation: le aziende ricercano modalità di collaborazione più agili e veloci. Le indicazioni per il prossimo triennio prospettano un calo per quasi tutte le fonti tradizionali di innovazione e un deciso aumento per quelle finora poco utilizzate. I vendor e sourcer di tecnologie si attesteranno al 27%, in calo di nove punti percentuali rispetto all’ultimo triennio, mentre le società di consulenza scenderanno dal 33% al 26%. Troveranno spazio le startup, che passeranno dal 9% al 26% e centri di ricerca e le università, entrambi in crescita di sei punti percentuali. Tuttavia, nonostante la crescente attenzione, in Italia il numero di imprese che adotta consapevolmente e in modo sistematico progetti di Open Innovation è ancora limitato, pari al 28%, di cui solo il 7% da più di tre anni. Ma chi lo fa ne è soddisfatto: non abbandona l’iniziativa e la struttura con metodi sempre più completi e sistematici. A questo dato si aggiunge un 32% di aziende che non ha ancora adottato progetti di innovazione aperta ma è intenzionato a farlo a breve, mentre il 20% non conosce il fenomeno e un altro 20% non è interessato a sviluppare questa tipologia di iniziative.

Solo il 38% delle imprese oggi ha collaborazioni già attive con startup, di cui il 7% da più di tre anni: un numero modesto ma in crescita di otto punti percentuali rispetto allo scorso anno e che sale fino al 63% se si considerano le grandi imprese (mentre si riduce al 21% se si guarda alle aziende di medie dimensioni). Il 23% intende avviare una collaborazione a breve, l’11% non sa se la propria azienda collabori con startup e il 27% non è interessato. Soltanto l’1% che ha cooperato con startup in passato ha deciso di abbandonare questa pratica. Fra le imprese che non hanno ancora lavorato insieme a una startup, l’80% indica come principale ostacolo alla cooperazione la mancanza di risorse e di condizioni che permettano di aprirsi a questa fonte di innovazione, una su due (51%) anche la scarsa strutturazione e preparazione delle funzioni aziendali. Solo l’8% la riconduce allo scarso orientamento B2B delle startup.

Nella maggior parte dei casi, le imprese che collaborano con le startup le utilizzano come fornitori a cui richiedere un prodotto o un servizio una tantum (54%), ma già un buon 37% ha intrapreso partnership in ricerca e sviluppo per la co-creazione di prodotti o servizi. Fra le altre modalità di collaborazione, ci sono le forniture di lungo periodo e le partnership commerciali legate ai nuovi modelli di business (entrambe nel 19% dei casi). Oppure le startup possono essere partner per la co-creazione di innovazione nel modello di business (13%), mentre l’11% acquisisce direttamente la startup incorporandola nel proprio assetto proprietario.

Leggi anche “Open Innovation, la mappa di un fenomeno in crescita”

 

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