Le imprese

L’importanza di chiamarsi Meccatronici

18 aprile 2017


L’importanza di chiamarsi Meccatronici

L’associazione lancia il piano triennale per raccontare l’evoluzione ed il valore della meccanica. A cominciare da uno spettacolo teatrale che ha fatto dialogare i grandi della letteratura con le nuove frontiere tecnologiche.

Dimenticate i “Tempi moderni” di Charlie Chaplin e le grandi macchine che fagocitano l’attore. La rivoluzione 4.0, oggi, si misura in sensori e in quell’intelligenza sempre più miniaturizzata che pervade processi e prodotti. È la meccatronica. La meccanica del futuro, come recita il nuovo messaggio con cui il settore si vuole presentare al grande pubblico.

Per questo Assolombarda ha varato il piano #ItaliaMeccatronica. Un progetto strategico promosso dal Gruppo Meccatronici dell’Associazione per rilanciare un’industria chiave dell’economia nazionale, far conoscere l’evoluzione della meccanica e promuoverla nelle scuole.

I dati di Federmeccanica, d’altronde, evidenziano come questo comparto sia strategico per l’economia nazionale. Nel 2016 la metalmeccanica ha visto crescere la produzione del 2,4% rispetto all’anno precedente. Genera un valore aggiunto di circa 100 miliardi di euro e l’82% della produzione è considerata ad alta e media tecnologia. Ha cumulato esportazioni per 200 miliardi di euro e dà lavoro a 1,6 milioni di persone. È quindi un settore che vuole essere più attrattivo per i giovani e che ha nel ricambio generazionale un passaggio strategico per mantenere la propria competitività al passo coi tempi. È l’evoluzione meccatronica, ossia la convergenza di meccanica, elettronica e informatica. “Dobbiamo evolvere dalla metalmeccanica alla meccatronica, la meccanica del futuro”, il messaggio chiave di Diego Andreis, Presidente del Gruppo Meccatronici di Assolombarda, Vicepresidente di Federmeccanica e Presidente CEEMET, la Federazione delle imprese europee attive nei comparti della meccanica, dell’ingegneria e della tecnologia.

“Il nostro comparto – ha spiegato Andreis – riveste in Italia un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista quantitativo ma anche, e soprattutto, per la funzione strategica che assolve per la crescita del Paese e il mantenimento dei livelli di competitività̀ dell’intero comparto industriale. Purtroppo però l’immagine del settore è ancorata a vecchi stereotipi e alle connotazioni negative con cui è percepito il comparto metalmeccanico. Questa immagine non rispecchia il valore, l’importanza del settore e l’evoluzione compiuta dalle imprese e dalle sue persone”.

Il primo passo di questo programma triennale è andato in scena nei giorni scorsi al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, dove il Gruppo Meccatronici ha presentato uno spettacolo di teatro, “L’importanza di chiamarsi Meccatronici”, dedicato alla propria attività quotidiana. Una forma alternativa di racconto, che ha portato sul palco attori in carne e ossa e robot, artisti e imprenditori, filosofi e ricercatori. Visioni diverse di uno stesso soggetto: la manifattura avanzata. D’altronde, di pagine sull’industria e sulle fabbriche la letteratura abbonda. Primo Levi, ad esempio, scrittore e chimico, ne “La chiave a stella” narra episodi di vita in fabbrica. Ma lo stesso Oscar Wilde, che pure è lontano dal lavoro in azienda, durante un suo viaggio negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze resta affascinato dai movimenti dei macchinari industriali e ne prende nota nei suoi diari.

Due autori, Levi e Wilde, richiamati proprio durante lo spettacolo messo in scena al teatro Studio. Insieme al portoghese Samarago e ad Adriano Olivetti, che si domandava se si potessero fare fabbriche anche belle. E insieme a immagini di Escher, di Jackson Pollock e allo “Sposalizio delle Vergine” di Raffaello. “L’importanza di chiamarsi Meccatronici” ha fatto dialogare l’arte della danza con i movimenti dei robot, ha portato alla ribalta le esperienze degli studenti della Fondazione Its Lombardia Meccatronica e ha raccolto i contributi del filosofo della scienza, Stefano Moriggi, e del ricercatore dell’Istituto italiano di tecnologia, Paolo Ariano.

Il piano pluriennale per il rilancio della meccatronica si articola su quattro motori. Il primo è l’Uomo Meccatronico, ossia il riconoscimento che sono i talenti e le competenze di coloro che lavorano a fare la differenza. Il secondo è rappresentato dall’Impresa Meccatronica, ossia la dimostrazione che questa rivoluzione non interessa la sola produzione industriale, ma l’intero assetto della fabbrica, dall’organizzazione alla gestione della sicurezza. Il terzo motore è l’Ingegno Meccatronico, che valorizza l’apporto creativo dei lavoratori. Infine c’è l’Universo Meccatronico, che rappresenta la rete di connessioni, relazioni e attività che sono alla base di questo settore industriale. A quest’ambito Assolombarda dedicherà uno studio, il Rapporto di Comunità della Meccatronica, che si prevede di presentare entro la prima metà del prossimo anno.

Nel frattempo è online il sito di #ItaliaMeccatronica (italiameccatronica.it), che vuole contribuire a diffondere conoscenza sul settore, che sarà affiancato da una pagina su Facebook e da un profilo Instagram, su cui in particolare saranno pubblicate immagini delle imprese per dimostrare la bellezza dei santuari della meccatronica.

 

 

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