Le imprese

Lego, la rivincita del mattoncino: il gioco che è diventato un fenomeno

22 dicembre 2016


Lego, la rivincita del mattoncino: il gioco che è diventato un fenomeno

Ci hanno fatto mostre d’arte, film e anche un metodo di educazione per i bambini. La forza del gioco brevettato in Danimarca è inscalfibile. 

Solo dieci anni fa, l’azienda si era impantanata, ma innovando ha recuperato mercato.

Nel 2004 Lego, l’azienda che aveva legato le sue sorti al mattoncino giocattolo brevettato nel 1958, era sull’orlo di un buco da 100 milioni di dollari. In dieci anni, dal 1993, il gruppo danese, nato per volontà di Ole Kirk Kistriansen nel 1932 come falegnameria e diventato negli anni un colosso del divertimento dei bambini, aveva innescato una spirale discendente. Eppure, poco più di dieci anni dopo quel salto del millennio che ha coinciso con il capitolo più critico della storia della Lego, l’apertura a Milano del più grande negozio d’Italia, affacciato sulla centralissima piazza San Babila, fa dimenticare quegli anni bui. Lunghe code fuori dallo store, 270 metri quadri distribuiti su due piani, un paradiso per i bambini, ma anche per i grandi.

Innovazione. Questa è la chiave con cui Lego è uscita dalle secche della crisi e grazie a cui oggi è considerata la seconda azienda di giocattoli al mondo. Stime ufficiali dicono che a ogni essere umano corrispondano oltre ottanta pezzi di Lego, che i cosidetti Afols (Adult Fans of Lego) siano almeno 250mila e che le vendite crescano a ritmi sostenuti. Video, gif, installazioni, il Lego è di moda.
The Art of the BrickA Milano oltre che nel negozio ufficiale, la gente fa la coda per The art of brick, una mostra di 100 sculture realizzate con oltre un milione di mattoncini e firmate dall’artista Nathan Sawaya.

Per recuperare terreno, Lego ha guardato innanzitutto al cinema: Batman, Il Signore degli Anelli, Guerre Stellari, Harry Potter, Pirati dei Caraibi, Indiana Jones, i supereroi della Marvel. Gli accordi commerciali con le grandi case di produzione hanno riportato i Lego alle luci della ribalta, con una serie di prodotti che hanno sfruttato l’onda lunga del merchandising di questi blockbuster mondiali.

Poi il salto nel digitale: ossia i videogiochi. L’azienda ha studiato una serie di prodotti up-to-date, videogame ispirati proprio agli stessi film in cartellone, creando così un’offerta completa e adatta a tutti i gusti. E poi il coronamento, due anni fa, con la pellicola “Lego Movie”, in cui il protagonista è proprio un omino giallo dell’azienda.

Risalire la china è costato anche sacrifici: l’azienda danese ha tagliato i costi e sforbiciato una serie di prodotti, come le linee femminili, che non avevano trovato il favore del mercato.
Lego-2

Nominato due volte gioco del secolo, oggi Lego è un marchio che detta i tempi. Ad agosto di due anni fa Lego ha presentato dei set gioco con una chimica, una paleontologa e un’astrofisica. Donne scienziate, come aveva chiesto una bambina di sette anni, e non le principesse più vacue che non avevano garantito rendita. E in Danimarca la sua idea di inventare, costruire, smontare, progettare, è stata inclusa tra i giochi intelligenti de “Il metodo danese per crescere bambini felici”, nuovo manuale appena tradotto anche in italiano. D’altronde Lego, nome che arriva quasi quindici anni dopo dalla fondazione della falegnameria, significa “Leg godt”, ossia “gioca bene”.

 

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