Le imprese

Le competenze digitali come chiave d’accesso a Industria 4.0

27 giugno 2018


Le competenze digitali come chiave d’accesso a Industria 4.0

Considerate fondamentali per la maggior parte delle aziende, le competenze digitali rappresentano un’opportunità per i giovani e una sfida per lavoratori di esperienza 

che si trovano alle prese con le trasformazioni richieste dalla rivoluzione 4.0. Ma quali sono e quanto valgono sul mercato?

Sempre più richieste e ricercate dalle imprese, le competenze digitali hanno progressivamente acquisito valore fino a diventare fondamentali nel mondo del lavoro.

Ma quali sono quelle che servono di più? E poi: sono un fattore considerato nelle politiche retributive o vale di più l’esperienza? Per rispondere a questi importanti quesiti partiamo da un’analisi con dati raccolti dal Centro Studi di Assolombarda in collaborazione con le Associazioni di Torino, Brescia, Bergamo, Vicenza e Cuneo, grazie a cui è stato possibile confrontare “sul campo” i livelli retributivi di mercato di cinque profili lavorativi che possono svolgere le proprie mansioni sia in maniera tradizionale sia con le nuove tecnologie utilizzando competenze digitali.

I profili analizzati sono: progettista, responsabile di produzione, tecnico della manutenzione, tecnico di assistenza e specialista della logistica. L’indagine li ha rilevati in 350 aziende che contano 80mila dipendenti: di questi, 4.000 svolgono le mansioni prese in analisi e, tra loro, 500 possiedono le competenze digitali richieste dalle nuove tecnologie.

Innanzitutto un breve sguardo alle tecnologie abilitanti di Industria 4.0.

La più diffusa tra le nostre imprese è la Cyber security, fondamentale per contrastare la vulnerabilità dei sistemi tecnologici con cui le imprese lavorano. Molto diffuse sono anche Big data/Big analytics, che sfrutta i dati in rete per ottimizzare la produzione aziendale, Cloud manifacturing (che assicura lo scambio di informazioni tra diversi reparti aziendali) e IoT (Internet of things) l’interazione di apparecchi attraverso sensori. Abbiamo poi i robot collaborativi (Advanced robotics), forse la rappresentazione più frequente nel nostro immaginario collettivo delle nuove tecnologie produttive, l’Additive manufacturing (le stampanti 3D, un altro emblema di Industria 4.0) e gli smart product, prodotti con processori e sensori incorporati che consentono lo scambio di informazioni con l’utente, il produttore o anche con altri prodotti.

Le altre tre tecnologie hanno un diretto impatto su alcuni dei profili selezionati: integration, la tecnologia che rende possibile l’integrazione delle informazioni lungo la catena del valore, dal fornitore al consumatore (attraverso ad esempio il tecnico di assistenza), la simulazione (utilissima ad esempio ai progettisti cui permette di ottenere rappresentazioni virtuali delle informazioni) e infine l’Augmented reality ovvero sistemi di visione per guidare gli operatori – pensiamo ai manutentori – nello svolgimento delle quotidiane attività di produzione o di servizio.

Qual è il profilo tipico di un lavoratore che sa utilizzare queste tecnologie? Dai dati risulta essere più giovane dei colleghi privi di competenze digitali, con un grado di scolarizzazione superiore e, trattandosi di un lavoro meno fisico, più spesso donna.

E qual è il suo stipendio? Stando ai dati raccolti, le competenze digitali di cui è in possesso gli assicurano – quantomeno in Lombardia – un vantaggio retributivo intorno al +2%, che arriva al +16% al netto dell’effetto-anzianità (ovvero eliminando la progressione retributiva legata all’età): questa percentuale rappresenta una stima piuttosto realistica del valore economico delle competenze digitali. Ed è un riferimento fondamentale per le aziende al fine di impostare le loro politiche di retention/attraction: infatti rappresenta l’elemento da valutare – il cosiddetto costo-opportunità – nella scelta di formare una risorsa all’interno ovvero acquisirla dal mercato.

Leggi anche: I lavori dell’IT più richiesti nei prossimi anni

 

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