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Il lavoro che cambia

Lavoro in somministrazione, una brusca frenata

20 novembre 2018


Lavoro in somministrazione, una brusca frenata

Nei nostri territori segna un -37% nel terzo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le cause da ricercare negli effetti del Decreto Dignità.

Dietrofront. Il lavoro in somministrazione inverte la rotta. Dopo un periodo di espansione sostenuta, che proseguiva dal 2016, nel terzo trimestre del 2018 si assiste a una frenata: -37% rispetto al terzo trimestre del 2017. Il numero delle richieste pervenute a Milano, Monza e Brianza, Lodi torna ai livelli di quattro anni fa, ovvero del secondo trimestre del 2014.

È quanto emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio Assolombarda sul trimestre luglio-settembre 2018, realizzata in collaborazione con le principali Agenzie per il Lavoro sul territorio della Città Metropolitana di Milano e nelle province di Monza e Brianza e Lodi. Alla rilevazione partecipano 10 tra le più importanti Agenzie per il Lavoro: Adecco Italia, Etjca, Gi Group, In Job, Lavoropiù, Manpower, Men At Work, Quanta Italia, Synergie e Umana.

Come si spiega questo brusco stop? Da un lato la difficoltà delle aziende a far rientrare le scelte delle organizzazioni nei nuovi limiti di legge introdotti dal Decreto Dignità. Dall’altro, una comprensibile cautela dovuta alla mancanza di chiarezza delle norme.

Il Decreto Dignità ha infatti cambiato il quadro normativo relativo alla somministrazione assimilandolo a quello sul contratto a termine, così come modificato dalla riforma, con particolare riferimento al tema delle causali. Non solo. Ad aumentare sono anche i costi: il nuovo sistema normativo prevede un contributo addizionale per ogni rinnovo in somministrazione. Altro tema sono i limiti quantitativi: la riforma ha introdotto un tetto del 30% come massima percentuale di contratti a termine e in somministrazione. Anche le incertezze interpretative giocano un ruolo importante. Alcuni passaggi del Decreto lasciano un certo margine di discrezionalità nel caso di contenzioso. E questo non incentiva le imprese.

È bene specificare che non si tratta di un fenomeno locale, ma diffuso. Per fare un esempio: una ricerca analoga a quella qui presentata, svolta dall’Associazione Industriale Bresciana, mostra un calo della domanda di lavoro in somministrazione del -26% anche a Brescia. Gli effetti del Decreto Dignità si fanno sentire ovunque.

Tornando al nostro territorio, osserviamo che alcuni settori registrano un calo maggiore. A svettare sono i tecnici con -63%. Con conseguenze di natura addirittura strutturale, visto il ridimensionamento della categoria sulla domanda totale (dal 21,5% al 14,6%). Ma c’è da valutare un altro fattore. Ricoprendo un ruolo centrale all’interno dei processi produttivi, la figura del tecnico è considerata come una sorta di barometro del quadro economico. E il fatto che abbia subito la contrazione più forte degli ultimi 5 anni, non è un segnale da sottovalutare. Non solo i tecnici però. Sono anche altri i settori a essere colpiti. Segno meno per gli addetti al commercio (-37%), per il personale non qualificato (-24%) e gli impiegati esecutivi (-20%). Riduzione più contenuta per operai specializzati (-10%) e conduttori impianti (-7%).

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