Le imprese
Le nuove 'imprese' in economia e finanza

L’anno d’oro dei mini bond

1 marzo 2018


L’anno d’oro dei mini bond

L’Osservatorio Mini-Bond del Politecnico di Milano ha rilevato che nel 2017 questo strumento è cresciuto: la raccolta totale è stata pari a 5,5 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi è finito nelle casse delle PMI.

L’industria nazionale dei mini bond continua a crescere, gradualmente ma senza cedimenti. Sono 103 le imprese italiane, in gran parte PMI, che per la prima volta hanno raccolto capitale di debito attraverso il mercato mobiliare con emissioni inferiori a 500 milioni di euro, opportunità fino a qualche anno fa appannaggio praticamente esclusivo delle grandi imprese e delle società quotate in Borsa. A evidenziarlo l’Osservatorio Mini-Bond del Politecnico di Milano.

Ha rivelato che la raccolta totale effettuata nel 2017 attraverso i mini bond è stata di 5,5 miliardi di euro, di cui quasi 1,4 miliardi verso le PMI. Il database dell’Osservatorio può oggi contare su 467 emissioni (di cui 398 sotto i 50 milioni) effettuate da 326 imprese, di cui circa la metà, ovvero 154 (di cui 77 nel 2017), classificabili come PMI.

Per il 2017 si parla di 170 emissioni, 147 delle quali sotto i 50 milioni. Le piccole e medie imprese hanno raccolto finora 2,9 miliardi di euro.

Il mercato Extr Mot Pro, il listino più adatto per i mini bond, ha visto una crescita: a fine 2017 i titoli quotati erano 201 per un controvalore totale di 10,5 miliardi di euro; il 2017 ha visto anche la nascita di 2 segmenti dedicati ai green bond e social bond (4 titoli emessi da grandi aziende).

Ma chi sono le emittenti? Si diceva che le PMI superano la metà del totale: sono il 56,6% per la precisione. Raddoppia inoltre il numero di emittenti con fatturato tra i 100 e i 500 milioni e tra i 2 e i 10 milioni di euro. A livello settoriale invece, è stato l’anno del manifatturiero, che è cresciuto anche sull’anno precedente. Analizzando invece la cartina dell’Italia, la maggior parte delle emissioni è stata fatta al Nord. Tra le regioni svetta la Lombardia, anche se l’incidenza percentuale sul totale delle emissioni, per area geografica, diminuisce.

Le emissioni condotte da società già quotate su un mercato borsistico azionario sono una minoranza: si tratta di 53 collocamenti (11,3% del campione, di cui 24 nel solo 2017), mentre la maggioranza dei mini bond è stata emessa da imprese non quotate (414 casi, pari all’88,7%). Il valore medio del collocamento effettuato dalle PMI è di 12,1 milioni, mentre quello effettuato dalle grandi imprese è pari a 62,2 milioni: la media complessiva sulle 467 osservazioni è di 36,2 milioni.

Nel 2017 c’è stato un notevole flusso di emissioni di importo inferiori ai 2 milioni. Non vengono emesse solo in Italia, ma anche su altri listini (soprattutto per le grosse).

La maggioranza (275, pari al 58,8%) è stata quotata sul segmento ExtraMOT PRO mentre 145 (pari al 31,0%) non sono stati quotati su alcun listino. In realtà, se si considerano solo le emissioni del 2017, le non quotate sono 71 (il 41,8%, percentuale in forte aumento rispetto al 29,2% dell’anno scorso) e le quotate su ExtraMOT PRO sono 72 (il 42,1%, in forte riduzione rispetto all’anno scorso). Si rafforza dunque la tendenza, già emersa dal 2015, verso una relativa minore propensione alla quotazione del titolo. Completano il quadro 47 emissioni quotate su altri mercati esteri, come Austria, Lussemburgo, Irlanda (di cui ben 27 arrivate nel 2017).

La maggioranza relativa dei mini bond prevede una scadenza compresa fra 4 e 5 anni (il 20,5% del campione), ma con una certa dispersione: ben 69 titoli hanno scadenza fino a un anno mentre 88 sono i titoli con scadenza superiore alla soglia dei 7 anni. Il valore medio complessivo è quindi di 5,4 anni.

La quasi totalità dei mini bond del campione paga una cedola fissa: solo 58 emissioni (il 12,4% dei casi) ne prevedono una variabile.

Nel corso del 2017 si è assistito a un ulteriore decremento del costo del capitale. La cedola media si è attestata sotto il valore del 5% per il secondo anno consecutivo (4,74%) e la maggioranza relativa dei titoli (55 su 170, pari al 32,4%) mostrava un coupon pari o inferiore al 4%.

Le motivazioni delle emissioni sono diverse. La principale? Finanziarie i processi di crescita interna ed esterna dell’impresa. Si scelgono i mini bond anche per diversificare le fonti di finanziamento, per allungare la durata delle passività oppure per un aumento delle competenze e conoscenze interne: hanno permesso di portare all’interno delle organizzazioni degli elementi di governance di cui non si era a conoscenza.

Infine, è interessante notare come i fondi di private debt stanno chiudendo il loro primo ciclo di investimento e si stanno preparando per nuovi finanziamenti alle imprese attraverso la creazione di nuovi fondi.

Per quanto riguarda invece i PIR, non c’è alcuna evidenza che abbiano influito sul settore dei mini bond: fino ad oggi l’interesse dei fondi PIR è stato per la maggior parte nel settore azionario. Ma siamo solo al primo anno dalla sua nascita!

 

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