Le imprese

L’Alternanza Scuola-Lavoro tra primi bilanci e consigli utili

19 ottobre 2017


L’Alternanza Scuola-Lavoro tra primi bilanci e consigli utili

Una ricerca fa una prima ricognizione a due anni di distanza dalla legge che l’ha resa obbligatoria per le scuole ed evidenzia i buoni esempi da seguire.

A due anni dall’entrata in vigore della legge 107/2015, che ha reso obbligatoria l’attuazione di programmi di alternanza scuola-lavoro per gli studenti del triennio conclusivo delle scuole superiori (400 ore per i tecnici e i professionali, 200 ore per i licei), è possibile tracciare alcune prime considerazioni.

La ricerca Ricognizione, analisi e valutazione della modalità di gestione dell’Alternanza-Scuola Lavoro nelle scuole, promossa da Assolombarda in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Lombardia, è stata l’occasione per una indagine e analisi delle pratiche adottate da 361 scuole lombarde (circa un terzo del totale), con uno sguardo che ha coinvolto anche l’intero territorio nazionale.

Dalla ricerca è inoltre scaturita l’elaborazione di una guida pratica all’alternanza per scuole e aziende. Si tratta di uno strumento concreto pensato per valorizzare le esperienze che già funzionano, nell’ottica di mettere a disposizione di scuole e aziende concrete soluzioni applicative.

La ricerca è stata presentata e discussa durante il convegno “Facilitare l’alternanza – Soluzioni pratiche per scuole e imprese”, durante il quale il Vice Presidente di Assolombarda con delega a Università, Innovazione e Capitale umano, Pietro Guindani, ha sottolineato come i progetti di Alternanza Scuola-Lavoro siano importanti per le aziende e per la crescita dei ragazzi, per il loro orientamento e per imparare a muoversi nel mondo del lavoro. In tema di alternanza scuola-lavoro infatti, sostiene Guindani, la parola chiave deve essere collaborazione, intesa come cooperazione tra scuola e impresa in quanto occorrono tempo, persone e investimenti, sia delle imprese sia delle scuole.

Cosa ci dicono, invece, i dati dell’indagine qualitativa condotta da Assolombarda e USR? A che punto sono scuole e imprese lombarde? La grande maggioranza degli istituti (88%, pari a 318 scuole su 361) realizza prevalentemente l’alternanza combinando attività a scuola e periodi di tirocinio in azienda. Negli altri casi, invece, si utilizza l’impresa formativa simulata (13) o il project work (18), mentre residuale è il numero degli istituti scolastici che dichiarano di effettuare visite aziendali o altre attività (12). Il tirocinio si attua prevalentemente durante l’anno scolastico (55%) o nel periodo compreso tra le ultime settimane di scuola e le prime di vacanza (35,5%). In circa il 9,5% dei casi il tirocinio è effettuato nel periodo estivo, riproponendo in sostanza il precedente modello dello stage, senza una vera intersezione con la programmazione didattica curricolare. In due terzi dei casi (212 scuole), gli studenti fanno in tirocinio un numero abbastanza consistente di ore, superiore alle 80 sia nel terzo sia nel quarto anno. Sono meno di una cinquantina le scuole in cui la permanenza in azienda non supera mai la durata di un paio di settimane.

L’Alternanza Scuola-Lavoro ha quindi un impatto consistente sull’organizzazione scolastica, che richiede di essere governato per evitare effetti collaterali, in particolare la “resistenza” di quei docenti che vedono nell’Alternanza un possibile ostacolo alla didattica disciplinare ordinaria e un conseguente peggioramento del profitto scolastico per gli studenti con maggiori difficoltà di apprendimento (non considerando invece gli esiti positivi che un differente approccio didattico potrebbe avere proprio su tale tipologia di studenti).

Già nella guida “Fabbrichiamo competenze per il futuro – Suggerimenti per un’alternanza scuola-lavoro efficace” i progetti di alternanza scuola-lavoro erano stati definiti “win-win”. In che modo tutti guadagnano da queste esperienze? Le scuole possono migliorare la propria offerta e arricchire i propri programmi didattici, oltre ad aiutare gli studenti nell’orientamento post diploma. Le aziende, invece, hanno la possibilità di contribuire a sviluppare competenze tecniche e trasversali dei potenziali futuri lavoratori già nel periodo degli studi, creare un rapporto privilegiato con le scuole del territorio e avere anche un buon ritorno in termini di attrattività, employer branding e responsabilità sociale di impresa.

Per quanto riguarda la burocrazia, nel caso in cui non siano previsti stage, serve solo una convenzione in cui sia ben visibile la ragione sociale dell’azienda, il nome del legale rappresentante, il codice fiscale o partita Iva, il monte ore complessivo delle attività previste dalla collaborazione e, da ultimo, le competenze che si intendono potenziare attraverso tali attività. Nel caso, invece, sia previsto un periodo di presenza dello studente presso l’azienda, saranno necessari anche un Progetto Formativo Individuale e la valutazione del tirocinante a cura del tutor aziendale. In entrambi i casi la scuola è tenuta a valutare e certificare le competenze apprese nell’ambito dei percorsi di alternanza.

 

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