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L’Africa e le nuove frontiere di business: che cosa serve per la crescita?

27 giugno 2017


L’Africa e le nuove frontiere di business: che cosa serve per la crescita?

L’Italia è il terzo Paese per investimenti in Africa, ma quali sono le opportunità economiche, le sfide dei 54 Stati del continente e le criticità principali? L’African Economic Outlook prova a rispondere a queste domande.

Il Rapporto African Economic Outlook, frutto della collaborazione fra African Development Bank, OECD Development Center e UNDP, copre le 54 nazioni che compongono il continente e offre approfondimenti e statistiche, evidenziando come la presenza attiva nelle politiche industriali dei paesi africani di imprenditori ed imprese ad alto potenziale possa aiutare il continente a raggiungere i propri obiettivi di mercato e portarli avanti fino al 2030.

La presentazione della 16esima edizione dell’African Economic Outlook è stata organizzata per la prima volta a Milano da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, Fondazione E4Impact, Confindustria e con il patrocinio dell’OCSE e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Italiana.

Licia Mattioli, Vice Presidente per l’internazionalizzazione di Confindustria, ha aperto i lavori partendo dalle necessità delle mille imprese italiane presenti nei 54 Stati africani e di quelle potenzialmente interessate: riforme per favorire gli investimenti esteri, nascita di nuove zone industriali, infrastrutture, snellimento della burocrazia e crescita dell’imprenditoria locale. A tal proposito uno degli obiettivi di Confindustria è quello di favorire gli investimenti in Africa delle pmi italiane a seguito delle grandi aziende già presenti.

“L’accesso ai mercati esteri per le imprese italiane continua a essere una delle principali fonti di crescita: l’Italia può essere dunque la porta naturale dell’Europa verso l’Africa e può portare molto, soprattutto in tema di infrastrutture”. Lo afferma Enrico Cereda, consigliere di Assolombarda per l’Internazionalizzazione e l’Europa e Presidente e amministratore delegato di IBM Italia. “Questo evento è un’occasione importante per fare il punto su quanto l’Africa possa essere interessante per l’economia italiana: come Assolombarda vogliamo fare sistema e creare valore per le nostre imprese che vogliono esplorare le enormi potenzialità del continente africano. La Lombardia, che esporta e importa verso l’Africa volumi per 6,8 miliardi di euro, rappresenta il 22% del PIL nazionale ed è uno dei quattro motori d’Europa e, con le sue imprese manifatturiere, rappresenta il territorio ideale per fare impresa”, conclude Cereda.

Stando al Rapporto, l’Italia nel 2016 è stata il terzo maggiore investitore in Africa con un totale di 11,6 miliardi di dollari, alle spalle della Cina con 38,4 miliardi e degli Emirati Arabi con 14,9 miliardi. Si prevede che nel 2017 i flussi di capitale dall’estero verso i Paesi africani arrivino a 179,7 miliardi di dollari rispetto ai 177,7 miliardi del 2016 (+1,1%). Gli investimenti diretti verso l’Africa, invece, quest’anno dovrebbero arrivare a 57,5 miliardi di dollari grazie soprattutto agli afflussi da Estremo e Medio Oriente. Le rimesse dei migranti invece sono stimate a 66,2 miliardi di dollari.

Uno dei focus principali dello studio punta sulla grande crescita demografica in corso in Africa, basti pensare che la forza lavoro dovrebbe aumentare di 910 milioni di persone nel 2050 rispetto al 2010. Un dato da leggere come una grande opportunità e allo stesso tempo un grande rischio: come verranno assorbiti nel mondo del lavoro le decine di migliaia di giovani che ogni giorno vi si affacciano?

Secondo Mario Pezzini, direttore del Centro di sviluppo Ocse, la direzione da seguire sarebbe quella della creazione di poli industriali con ingenti investimenti esteri, ma allo stesso tempo le piccole e medie imprese locali hanno bisogno di un sostegno sia per evitare le cosiddette cattedrali nel deserto, sia perché i settori scelti dagli imprenditori locali spesso non hanno grandi capacità di crescita, come quelli dei servizi alla persona.

Viene rilevato comunque un certo dinamismo imprenditoriale da parte degli africani, anche se sono da sottolineare due dati: nel 33 per cento dei casi si parla di “imprenditori di sussistenza”, che scelgono il lavoro in proprio perché non hanno alternative, mentre il 44 per cento è costituito da imprenditori “per opportunità”, cioè portatori di una significativa innovazione di prodotto o processo.

 

 

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