Le persone

La via per la felicità: gli insegnamenti del Dalai Lama a Milano

9 novembre 2016


La via per la felicità: gli insegnamenti del Dalai Lama a Milano

La più alta autorità del buddhismo tibetano ospite nel capoluogo lombardo ha esortato i più giovani: “ora è il vostro turno: voi avete davvero la possibilità e la responsabilità di creare un mondo 

migliore, non per rispondere ad un precetto morale, ma nel vostro stesso interesse”.

La “giusta” filosofia di vita, se così si può definire, è ricordarsi “di essere uno dei 7 miliardi di individui che popolano questo Pianeta. Noi siamo tutti uguali, abbiamo tutti dei problemi: voi avete i vostri e io ho i miei, ma la mia mente è calma. Quindi vado in giro per il mondo e sorrido a tutti, e se qualcuno non ricambia, allora gli faccio il solletico”. Parola di Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lamaospite nei giorni scorsi a Milano per un ciclo di conferenze e incontri con studenti e cittadini.

La più importante autorità religiosa del buddhismo ha regalato alle centinaia di persone accorse ad ascoltarlo pillole di saggezza. Consigli su come affrontare con la filosofia la vita, per arrivare alla felicità. “I problemi ci sono, ma il modo di affrontarli può cambiare – ha spiegato il Dalai Lama, affrontando il rapporto tra uomo e sofferenza – così ci sono atleti che compiono sforzi fisici incredibili, ma sopportano la fatica con gioia perché hanno un obiettivo, un fine da raggiungere. Un addestramento mentale adeguato, inoltre, può portare alla calma anche nel mezzo delle difficoltà: se puoi affrontare il problema, non aspettare e agisci per risolverlo, se invece non puoi, non dovresti preoccuparti perché non puoi fare niente».

Ai circa 1.800 studenti delle università milanesi, Bicocca, Statale, Politecnico, Bocconi, Cattolica, Iulm, San Raffaele e Humanitas, che ha incontrato al Teatro degli Arcimboldi, il Dalai Lama ha lanciato un’esortazione: «Il XX secolo è passato e ora è il vostro turno: voi avete davvero la possibilità e la responsabilità di creare un mondo migliore, non per rispondere ad un precetto morale, ma nel vostro stesso interesse. Anche perché i problemi creati dagli esseri umani, logicamente, possono essere risolti solo dagli esseri umani».

«Dobbiamo essere ottimisti – ha aggiunto il più alto monaco del buddhismo tibetano – e ci sono stati segnali di miglioramento rispetto al secolo scorso, quando le guerre fra gli Stati vicini venivano dichiarate con una frequenza allarmante. Non è possibile risolvere i conflitti con altri conflitti. Le violenze di oggi derivano da errori di ieri, del secolo passato, e dalla distinzione erronea, quasi ossessiva, fra “noi” e “gli altri”: il sistema educativo potrebbe avere un grande ruolo nell’intervenire su questo problema e rendere le persone più consapevoli».

Nella sua tappa milanese, che è culminata nell’assemblea pubblica del 21 e 22 ottobre alla fiera di Milano, il Dalai Lama è ritornato sul concetto buddhista di interdipendenza. Uno spunto di riflessione sul rapporto equilibrato con gli altri, poiché secondo i principi della religione orientale “ogni fenomeno esiste solo dipendendo da un altro. Dal momento in cui essa appare fino alla sua cessazione, l’esistenza di tutte le cose si fonda su una continua relazione con qualcos’altro. Niente e nessuno esiste in modo autonomo o indipendente. Di conseguenza, tutti i fenomeni mancano di un’esistenza intrinseca, ma al tempo stesso esistono. Questo pensiero ci permette di ottenere la saggezza capace di percepire la natura ultima delle cose, ovvero la vacuità, superando la nostra ignoranza innata che ci impedisce di vedere la realtà”.

Insignito della cittadinanza onoraria di Milano, il Dalai Lama ha commentato: “Adesso vorrei sapere quali sono i miei diritti e i miei doveri, anche se preferisco i diritti”.

 

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