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La trasformazione digitale e il lavoro che cambia

13 marzo 2018


La trasformazione digitale e il lavoro che cambia

In un mondo del lavoro sempre più liquido, che ruolo gioca la digital transformation? Sta impattando sia sull’operatività e la produttività dei singoli sia sullo spazio di lavoro. Vediamo come.

Mobilità, orari flessibili, workplace che si trasforma in workspace: in una parola, il lavoro diventa liquido. Secondo uno studio condotto da IDC, uno dei maggiori analisti IT del mondo, la trasformazione digitale sta modificando completamente il modo di svolgere le proprie mansioni. Un’autentica rivoluzione che può essere fotografata attraverso tre numeri: nei prossimi cinque anni in Europa il 25% dei processi transazionali nelle imprese non vedrà alcun intervento umano; la produttività aumenterà del 15% grazie alla collaborazione tra essere umano e macchina; il 66% dei manager riterranno “naturale” comunicare con i propri collaboratori senza vincoli legati allo spazio fisico di lavoro e al tempo.

Alla fine del 2017 il mercato ICT aveva raggiunto i 30 miliardi di euro soltanto in Italia, e la trasformazione digitale, complice anche la ripresa economica, promette di essere uno dei temi più importanti e a maggiore valore aggiunto anche per il 2018. Il 66% delle imprese, infatti, prevede di mantenere stabili gli investimenti in innovazione e il 17% è pronto ad incrementarli. In questo secondo gruppo si trova ad esempio la Pubblica Amministrazione, che da sola rappresenta quasi il 15% della spesa complessiva italiana in ICT e che per il 2018 dovrebbe aumentare i propri investimenti oltre i 4,3 miliardi del 2017.

A livello mondiale, sempre secondo dati IDC, la spesa mondiale in tecnologie per la trasformazione digitale arriverà a sfiorare i 1.300 miliardi di dollari già quest’anno, con una crescita del 16,8% rispetto al 2017, mentre per il 2019 si prevede di arrivare a toccare i 1.700 miliardi di dollari. L’anno prossimo 400 miliardi saranno investiti nelle quattro tecnologie della cosiddetta “terza piattaforma”, ovvero cloud, mobility, big data & analytics e social. Si tratta di pilastri fondamentali per la realizzazione non solo di una digital transfomration che – entro il 2021 – avrà completamente scardinato i paradigmi delle aziende mondiali, ma anche di una nuova concezione del lavoro e delle modalità di eseguirlo. Il cloud, ad esempio, ha visto crescere i suoi investimenti del 27,8% rispetto allo scorso anno, dimostrando che le aziende che hanno voglia di cambiamento lo fanno con un occhio di riguardo alla sicurezza dei dati e alla facilità di raggiungerli in qualsiasi momento.

Ma a cambiare, al di là degli ovvi concetti relativi alla tecnologia, è proprio il posto di lavoro. Il workplace, infatti, è quello che sta subendo le trasformazioni maggiori. Con la diffusione dello smartworking il lavoro non è più limitato a un luogo e a una postazione stabilita ma è invece sempre più orientato al raggiungimento di obiettivi professionali di qualità e sempre meno all’orario di lavoro tradizionale. La legge sullo smart working prevede che il tempo dedicato all’impiego sia lo stesso di chi lo svolge dall’ufficio, ma la verità è che il lavoro in mobilità avvicina molto a quella promessa dell’anytime&anywhere productivity che è diventata realtà grazie ai moderni mezzi di comunicazione e alle infrastrutture di rete sempre più performanti come nel caso del cloud.

Nessuna novità per quanto concerne il lavoro da remoto, ma sta prendendo sempre più piede l’equiparazione di un’esperienza di lavoro simile tra casa e ufficio. L’accesso ai dati da qualsiasi tipo di piattaforma o di device è l’esempio del valore aggiunto che le moderne tecnologie hanno portato ai lavoratori. Il lavoro liquido, però, apre nuove frontiere anche in materia di sicurezza e di policy, oltre che di protezione della privacy dei lavoratori. Avere la possibilità di accedere alle informazioni aziendali in qualsiasi momento, non necessariamente avvalendosi dei device “sicuri” può esporre le imprese a rischi che vanno ponderati attentamente. Inoltre, è fondamentale tutelare il dipendente anche quando non si trova in ufficio, garantendogli una sicurezza che solo le più moderne tecnologie possono offrire.

Le caratteristiche del moderno luogo di lavoro, secondo IDC, sono cinque: essere l’interfaccia principale tra dipendente e azienda; deve funzionare in ambienti multi-device e multi-OS; deve essere robusto e offrire servizi di alto livello; deve essere sicuro e potrebbe essere dato in outsourcing. Per questo, la trasformazione aziendale deve seguire quattro direttrici: l’approccio che metta al primo posto la sicurezza, attraverso una transizione verso servizi di sicurezza gestiti; passare a un approccio olistico, che riguarda tutti i lavoratori e non solo il luogo di lavoro; un focus che si sposta dalla tecnologia all’utente; una sicurezza resiliente e proattiva.

L’ufficio tradizionale tende a trasformarsi in workspace liquido, in cui tutti hanno la possibilità di “affacciarsi” in qualsiasi momento e da qualunque luogo. E la trasformazione del luogo di lavoro in uno “spazio” senza più confini impone alle imprese anche, se non soprattutto, di ridisegnare i processi di business. Lo smart working, infatti, consente di operare in modo maggiormente produttivo e flessibile, in un contesto confortevole e producendo più idee e valore aggiunto.

 

 

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