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La tassazione del reddito d’impresa secondo Assolombarda

24 ottobre 2018


La tassazione del reddito d’impresa secondo Assolombarda

Ridurre l’imposizione fiscale sugli utili reinvestiti e sopprimere gradualmente l’Irap: questa è la proposta di Assolombarda per un “fisco del futuro” che riconosca il ruolo centrale delle imprese per lo sviluppo e la crescita della società.

Assolombarda ha raccolto nel libro bianco “Fisco, imprese e crescita” alcune proposte di riforma del sistema fiscale, per un “fisco del futuro” che ridia slancio all’economia italiana e metta al centro le esigenze prioritarie delle imprese e del lavoro. Si tratta di una proposta di riforma organica, che si concentra sulla fiscalità d’impresa e sul rapporto con l’Amministrazione finanziaria, ma che non trascura le regole di tassazione delle persone fisiche, in modo da disegnare un sistema fiscale equilibrato e coerente nel suo insieme.

Partiamo dalla proposta di riforma dell’imposizione sul reddito d’impresa, per approfondire le altre misure nelle prossime settimane.

Nella graduatoria “Paying Taxes 2018” di PwC e World Bank, che monitora il carico fiscale sulle imprese in 190 Paesi, l’Italia compare al 112° posto: una posizione inaccettabile se si pensa che la Francia è al 54°, la Germania al 41° e la Spagna al 34°. Come possono le nostre imprese competere nei mercati internazionali con un fardello sulle spalle di queste dimensioni? E le imprese estere, come possono essere invogliate a investire nel nostro Paese?

Serve un cambio di rotta. Da qui l’idea di Assolombarda di una nuova imposta sul reddito d’impresa, concepita come parte della politica industriale e leva per lo sviluppo. Partiamo da questo presupposto: le imprese sono il principale strumento di produzione di ricchezza per il Paese. Sono le imprese che attraverso nuovi investimenti creano occupazione e ulteriore ricchezza, innescando un circolo virtuoso a favore dell’intera società. Un ordinamento tributario orientato alla crescita economica dovrebbe quindi considerarle parte attiva della strategia di politica economica e premiare quelle che decidono di reinvestire i loro utili nell’attività produttiva.

In quest’ottica l’Associazione propone un modello di tassazione del reddito d’impresa a doppia aliquota, basato su due momenti impositivi diversi: una prima imposizione al 17% è applicata sul reddito prodotto e reinvestito in azienda e una seconda imposizione al 7% sul reddito distribuito. Rispetto al sistema attuale che prevede una tassazione al 24%, questo nuovo modello, da un lato, lascerebbe invariato il prelievo sulle società che distribuiscono la totalità degli utili, che continuerebbero a subire una tassazione del 24% (17% + 7%), dall’altro, produrrebbe un vantaggio fiscale per le società che decidono invece di non distribuire dividendi. Il vantaggio sarebbe massimo per le società che trattengono la totalità degli utili in azienda in quanto pagherebbero il 17% contro l’attuale 24%.

Il modello proposto non prevede dei vincoli sulle modalità di impiego degli utili trattenuti: lo “sconto fiscale”, infatti, scatta per la semplice scelta di reinvestire gli utili nell’attività produttiva. Questi ultimi possono essere destinati, per esempio, all’acquisto di macchinari e fabbricati, a nuove assunzioni, alla formazione del personale, alla chiusura di posizione debitorie e così via, a seconda delle esigenze economiche della singola impresa. Il tutto senza la complicazione di dovere calcolare valori incrementali o di capire se l’investimento che si intende effettuare ha le caratteristiche per essere agevolato o di ottenere certificazioni dei costi: tutti gli utili reinvestiti, qualunque sia la loro destinazione, possono beneficiare della tassazione ridotta.

A questo nuovo sistema di prelievo fiscale si accompagna, inoltre, la proposta di abrogare gradualmente l’Irap, un’imposta controversa che, essendo basata sul valore della produzione netta, colpisce anche le imprese che sono in perdita.

Questa, in sostanza, è la proposta di Assolombarda sulla tassazione del reddito d’impresa per un fisco che riconosca il ruolo centrale delle aziende per la crescita dell’economia e dell’intera società. Un fisco, però, che sia anche “responsabile”, perché soltanto una politica fiscale che garantisca l’equilibrio di bilancio e il rispetto dei vincoli derivanti dall’appartenenza all’eurozona può renderci credibili agli occhi dell’Europa, dei mercati e delle agenzie di rating.

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