Le imprese

La sfida di rigenerare le città del futuro

20 ottobre 2017


La sfida di rigenerare le città del futuro

La trasformazione del patrimonio edilizio obsoleto rappresenta un’opportunità per rispondere ai nuovi bisogni di imprese e cittadini, sperimentando nuove tecnologie e nuovi processi costruttivi.

Rigenerare è la nuova sfida per la città del futuro.

È una sorta di pozzo di petrolio a cui nessuno ha ancora attinto. I calcoli del World Economic Forum stimano in 1.600 miliardi di dollari il valore nascosto all’interno dell’edilizia non più produttiva. Edifici dimenticati, non da ricostruire ex novo, ma da ristrutturare e aggiornare ai nuovi standard tecnologici. La rigenerazione urbana è uno degli snodi di sviluppo dei prossimi anni. Non è tanto un’operazione di maquillage estetica, ma un ripensamento dal profondo delle caratteristiche di una metropoli. In termini di sostenibilità ambientale, ad esempio, visto che le emissioni degli immobili rappresentano il 40% del totale rilasciato in atmosfera dalle attività economiche e sociali in Italia. Ma anche sul versante dell’intelligenza, visto che la costruzione della smart city richiederà di trasformare l’edilizia in un attore attivo della raccolta dati e informazioni nella metropoli. E sono un’opportunità economica, come è emerso al convegno La città del futuro”, promosso da Assolombarda e REbuild.

“La convention del 18 ottobre e, più in generale, il percorso di collaborazione avviato con REbuild offrono a Milano l’occasione per ripensare all’approccio con cui è stata gestita la trasformazione della città – ha dichiarato Stefano Venturi, Vicepresidente di Assolombarda con delega all’Attrazione degli Investimenti e Competitività Territoriale e Amministratore Delegato Hewlett Packard Enterprise Italia. Le opportunità fornite da digitalizzazione e nuove tecnologie possono incrementare l’attrattività di Milano nei confronti delle altre Città Globali. In questo quadro, Assolombarda sta giocando un importante ruolo propulsore anche promuovendo occasioni di confronto e di lavoro su questo tema tra i tanti attori coinvolti”.

Per l’Italia, infatti, la rigenerazione è la strada maestra per rimettere mano a un patrimonio edilizio in ‘età avanzata’. Il 76% degli edifici ha più di quarant’anni e l’85% ha una classe energetica D. Anche in una città come Milano, che in questi anni si è qualificata come un laboratorio di trasformazione urbana, con interventi come Citylife o Porta Nuova che hanno cambiato l’aspetto della metropoli, il patrimonio immobiliare necessita di una messa a punto. Uno studio del Cresme del 2016 ha rilevato che nel capoluogo lombardo sono presenti 4.717 uffici e che gli immobili destinati a terziario si estendono per 3,2 milioni di metri quadri, tuttavia per numero di edifici in classe A il capoluogo è molto indietro rispetto ad altre metropoli europee, come Londra e Parigi.

Assolombarda guarda con attenzione al tema della rigenerazione urbana e al ruolo di Milano come piazza per sperimentare nuovi modelli e nuove tecnologie. L’impatto maggiore è determinato dai maxi-cantieri, come quello della città della Salute nell’ex area Falck, la trasformazione del parco dell’Esposizione universale di Milano in un campus della scienza, la riattivazione degli scali ferroviari. C’è poi un versante altrettanto strategico, quello delle micro-trasformazioni, un mercato altrettanto redditizio e che potrebbe essere reso più efficiente, con ricadute sul tessuto delle piccole e medie imprese, non solo edilizie.

Quali sono le regole per trasformare le città? Per Assolombarda la sfida si gioca su cinque assi. Il primo consiste nel mettere al centro il contenuto rispetto al contenitore. In quest’ottica si muove anche la legge 12 del 2005 di Regione Lombardia, che riconosce il concetto di indifferenza funzionale ed elimina la pianificazione per zonefunzionali. Solo il Comune di Milano, però, ha fatto proprio questo principio, che permetterebbe di allargare il raggio degli interventi edilizi di rigenerazione. Il secondo asse è il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera. Il terzo è la facilitazione delle procedure per il riuso. Per Assolombarda servono norme che permettano di modificare in modo semplice, veloce e a costi contenuti le destinazioni d’uso di un edificio. Deve cambiare anche l’idea di progetto: non più statica, ma aperta alla possibilità che, conclusa una fase di vita, se ne possa aprire una seconda con altrettanta flessibilità. Il quarto asse consiste in strumenti di finanza agevolata per promuovere il restyling delle città. Infine Assolombarda chiede agli enti pubblici un cambiamento di mentalità, valutando i progetti su parametri qualitativi che comprendano il piano finanziario, i costi di manutenzione e gli impatti sociali.

Al futuro della rigenerazione urbana contribuiscono anche le nuove tecnologie applicate all’edilizia. Al posto della costruzione tradizionale prende piede il modello industriale, basato su prefabbricati, elementi modulari e una filiera della produzione che si avvicina a quella più avanzata dell’industria 4.0. Questa pratica edilizia accelera i tempi, permettendo di consegnare in tempi ridotti edifici la cui destinazione d’uso si può modificare senza interventi onerosi. In questo senso l’Italia tenta di replicare anche nel settore del mattone i modelli propri della produzione manifatturiera, in cui l’Italia è seconda solo alla Germania in Europa.

 

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