Le imprese

La sfida di rigenerare il patrimonio industriale

22 marzo 2018


La sfida di rigenerare il patrimonio industriale

Nelle aree a forte connotazione industriale è in corso un processo di trasformazione legato a fattori economico-produttivi e a processi di globalizzazione del mercato che hanno determinato una profonda metamorfosi territoriale. In questo contesto il dibattito sulle possibili strategie di rigenerazione del patrimonio industriale diventa una questione fondamentale.

L’Italia è un paese in cui il comparto produttivo vale circa il 16% del PIL. Nel nord d’Italia – pensiamo soprattutto a Milano, alla Lombardia, all’Emilia, al Veneto e al Piemonte – l’incidenza dell’industria supera il 20%. Si tratta di un dato molto significativo, se consideriamo l’obiettivo del 20% che pone l’Unione Europea nel 2020. Ciò spiega come il nostro Paese sia un luogo in cui lo sviluppo, l’innovazione, il lavoro, il miglioramento della qualità della vita sono legati alle imprese e alle fabbriche.

L’Italia è anche il paese delle aziende diffuse sul territorio. Un territorio caratterizzato da una molteplicità di presenze che rende il tessuto urbano ed extra-urbano molto articolato e complesso: come valorizzare le testimonianze industriali che si sono via via costruite nel tempo?

Oggi assistiamo a un processo di riscoperta e di rivalutazione della parola “fabbrica” che va oltre quello che è sempre stato l’immaginario dell’opinione pubblica, al punto che quando parliamo di eredità culturale un complesso industriale può avere lo stesso valore testimoniale di una chiesa barocca. Per questo motivo, quando è possibile, è necessario pensare a interventi di recupero e riqualificazione innovativi e diversificati per restituire parte di un patrimonio culturale collettivo al territorio.

Se una delle strade percorribili può essere il passaggio dall’economia manifatturiera all’economia della conoscenza attraverso la destinazione d’uso delle vecchie strutture industriali a centri di arte e di attività culturali, l’altra ipotesi è quella di rivitalizzare questi luoghi con attività di nuova manifattura, attribuendo loro una funzione economica direttamente legata alla produzione.

Il volume Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale a cura di Cristina Natoli e Manuel Ramello, partendo da queste riflessioni e focalizzandosi sulla casistica di Biella e del suo territorio, sviluppa il tema della riqualificazione industriale attraverso quattro tematiche strettamente connesse tra loro: Heritage telling, Creative factory, Temporary use e Business model.

La cultura d’impresa rappresenta un significativo vantaggio non solo per le aziende ma anche per i territori su cui sono sorte: musei e archivi di impresa non sono soltanto straordinari mezzi di business in termini di marketing e comunicazione ma sono anche strumenti di conservazione di una memoria che dialoga col tessuto di cui è parte, creando un turismo tematico che racconta quei luoghi da un punto di vista diverso: quello del saper fare e della cultura industriale.

In questo complesso sistema di gestione del patrimonio produttivo anche il Temporary use può avere una funzione importante: mantenere alta l’attenzione su un bene con interventi transitori è un modo per non farne perdere la memoria incentivando l’attenzione di eventuali investitori e può essere utile per arrivare alla stabilizzazione delle attività.

Per fare ciò sono necessarie idee forti e l’intervento di competenze miste relative al bene da riqualificare. La sfida è legata alla capacità di integrare la tradizione con l’innovazione, la conoscenza con la progettualità: la memoria deve vivificarsi in un progetto creatore di nuovi valori e deve integrarsi nelle dinamiche evolutive dei territori proiettandosi verso il futuro.

 

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