Le imprese

La Russia apre le porte delle sue zone economiche speciali

30 novembre 2017


La Russia apre le porte delle sue zone economiche speciali

Mosca cerca di attirare investimenti esteri con condizioni di particolare vantaggio fiscale e zero dazi.

Interessi per i settori delle energie rinnovabili, dell’automotive e del farmaceutico. Firma con Assolombarda di un memorandum of understanding per sugellare la collaborazione.

Assolombarda e le Zone economiche speciali della Russia hanno siglato un memorandum of understanding per promuovere la collaborazione tra gli imprenditori lombardi e queste aree a tassazione vantaggiosa nel gigante dell’Est Europa. L’accordo si inserisce all’interno di un programma di collaborazione tra l’Associazione e Confindustria Russia, iniziato due anni fa con il progetto Action for Russia, all’indomani del vasto piano di reindustrializzazione del Paese varato dal Cremlino.

Un tassello di questo piano è rappresentato dalle Zone economiche speciali (ZES), nate come piste di atterraggio degli investimenti esteri e come calamite di impianti produttivi stranieri in Russia. Al momento nel Paese esistono dodici ZES, all’interno delle quali lavorano 600 aziende. In occasione della firma del memorandum of understanding, è stata presentata alla comunità di imprenditori di Assolombarda la ZES Stupino Kvadrat. È la prima zona economica speciale ed è la più vicina a Mosca, a una distanza di 70 chilometri, e a quaranta minuti dall’aeroporto internazionale di Domodedovo. Fondata nell’agosto del 2015, la ZES privata si estende per 1.200 ettari, con un’area residenziale per i lavoratori degli impianti e 850 ettari di spazi commerciali.

Le ZES presentano condizioni fiscali di rilevante vantaggio. Nel caso di Stupino Kvadrat, ad esempio, l’imposizione sugli utili è del 3%, ma potrebbe scendere al 2,2% l’anno prossimo, per i primi otto anni. Nei sei successivi sale all’8% e infine al 15,5%, comunque inferiore al 20% che viene applicato alle altre aziende dal governo russo. Le imposte sugli immobili e i terreni e sui trasporti sono a zero, rispettivamente contro l’1,5% e il 15% fuori dai confini della ZES. Infine non si applicano né Iva né dazi doganali. Queste condizioni di vantaggio possono dimezzare il costo di un progetto di investimento. Le zes offrono corsie preferenziali nella concessione dei permessi di costruzioni, aiuto dalle istituzioni locali e consentono di applicare il marchio made in Russia sui prodotti finiti.

Per il Cremlino le zone economiche speciali sono una formula per rispondere al gelo calato sui rapporti commerciali tra il gigante russo e l’Europa nella battaglia incrociata di sanzioni e controsanzioni. Di fatto le aziende che avevano in Mosca un partner di rilievo sotto il profilo delle esportazioni si sono trovate frenate. Il progetto Action for Russia di Assolombarda e Confindustria Russia propone proprio una formula che guardi alla Russia non più solo come un mercato di vendita, ma come una destinazione in cui localizzare stabilimenti produttivi. Questo permette di aggirare il blocco commerciale, ma non solo, considerata l’alta affezione che i russi hanno per i prodotti realizzati nella madrepatria, apre a un marchio un più ampio e consolidato mercato. Al made in Italy, che resta uno status symbol per i nuovi ricchi e per la borghesia russa, si affianca il made with Italy, che permette di allargare il raggio degli investimenti.

Le zone economiche speciali richiedono un investimento di minimo due milioni di euro per partire e una tassazione privilegiata per 49 anni. Conditio sine qua non per accedere a una ZES è diventarvi residente. La Russia richiede un deposito di 200 euro, residenza nel municipio in cui ricade l’area di business e ammette fino a due amministratori delegati per la stessa azienda. Se un’azienda straniera non vuole installare la propria attività in queste aree, può ricorrere al nuovo contratto speciale di investimento, una formula pensata dal Cremlino per gli operatori esteri. In questo caso, però, i vantaggi sono limitati: l’investimento minimo deve essere di almeno 12 milioni di euro, la tassazione privilegiata dura per dieci anni e l’applicazione del marchio made in Russia è consentita per un periodo predeterminato. Tuttavia è possibile combinare i due contratti.

In questo momento il Cremlino è a caccia di tecnologia straniera nei settori delle energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico), del farmaceutico e dei dispositivi medici, dell’automotive e dell’oil&gas. Oltre ai vantaggi offerti da Mosca, le imprese italiane possono avvalersi degli strumenti nazionali per avviare un percorso di internazionalizzazione. Il ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha stanziato 26 milioni di euro per le piccole e medie imprese che vogliono assoldare un temporary export manager che pianifichi la loro strategia per vendere all’estero. Il Mise sostiene questo impegno con un contributo a fondo perduto sotto forma di voucher per ridurre l’impatto dei costi dei piani di export.

 

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