Le imprese
La manifattura che cresce

La manifattura che cresce: i punti deboli da migliorare

9 novembre 2015


La manifattura che cresce: i punti deboli da migliorare

Tutti gli aspetti da tener d’occhio per non prestare il fianco alla crisi e continuare a crescere.

Uscire dalla zona di comfort

La tua azienda sta andando bene? Ha superato la crisi in un modo o nell’altro? Complimenti, ottimo lavoro!

Ma, anche se avete trovato un equilibrio e il solito tran tran, tutto sommato, funziona abbastanza, c’è una domanda fondamentale che devi farti: quali sono i punti deboli della tua impresa?

Migliorare comporta sempre lavoro e fatica, correggere i difetti non è per niente facile e a volte si tende a lasciare che le cose vadano da sole. Sbagliato: bisogna prendere il toro per le corna e uscire dalla propria zona di comfort, quell’insieme di abitudini appunto comode ma che possono limitarti.

Il solito tran tran? Pianificazione!

Le medie imprese manifatturiere in Italia sono spesso gestite da manager molto impegnati nella gestione ordinaria dell’azienda. Il che significa sottrarre tempo a un’altra attività fondamentale: la pianificazione.

Avere una visione strategica sul medio e lungo periodo per un’impresa è prioritario: dove vuoi essere tra 5 anni? Come vuoi che sia la tua azienda tra 10? Quali sono i punti deboli che vanno migliorati o cambiati?

Questo deve essere il tran tran quotidiano del management e della proprietà: meglio delegare ad altri la gestione ordinaria, che è altrettanto importante ma meno strategica.

I punti deboli su cui lavorare

Quali sono allora i punti deboli su cui concentrarsi? Possiamo raggrupparli in tre grandi gruppi, gli stessi che avevamo analizzato per i punti di forza delle medie imprese manifatturiere.

  1. Strategia. Come detto prima, guardate lontano, molto lontano. Dovete saper leggere le possibili evoluzioni del vostro comparto e della vostra azienda, definendo quindi strategie ad hoc che tengano conto dell’obiettivo finale.
    I vostri punti deboli? La dimensione ridotta rispetto ai grandi competitor multinazionali, anche a fronte di fatturati importanti. Quindi la mancanza di un diffuso utilizzo di organi di governance, che valutino anche eventuali alleanze e fusioni. E poi la resistenza delle imprese a valutare strumenti finanziari alternativi e linee di comando poco chiare per via dei passaggi generazionali in famiglia.
  2. Management. Spesso le imprese medie manifatturiere fanno fatica ad attirare bravi manager di valore provenienti da contesti multinazionali, a volte anche per una sorta di reciproca diffidenza. Questi limiti vanno superati, lavorando per migliorare l’incontro tra domanda e offerta.
    A questo si aggiunge una profonda conoscenza delle tecnologie alla base dei propri prodotti ma, paradossalmente, una certa ignoranza delle dinamiche tecnologiche digitali e di business, che possono essere rivoluzionarie.
  3. Network. La finanza, questa sconosciuta: eppure c’è un ampio range di possibili contributi che possono arrivare da questo settore, ma spesso le imprese sono restie a valutarle. La crisi poi ha rafforzato questa diffidenza da parte degli imprenditori, che ricorrono sempre meno a strumenti come l’apertura del capitale e la private equity.

Il rischio? Meglio conoscerlo

Come ti sembra l’elenco di punti deboli? Riguarda anche la tua impresa? Pensi che ci siano margini di miglioramento sui quali lavorare?

Indipendentemente dalla risposta, proviamo a guardare al futuro aprendo il sipario su una serie di minacce che potrebbero riguardare anche la tua realtà aziendale.

In primis, il mondo sta cambiando sempre più rapidamente: molte imprese però non hanno le dimensioni sufficienti per valutare i contesti geopolitici e i mutamenti che potrebbero avere ripercussioni anche sul loro lavoro.

In secondo luogo, l’innovazione: è uno dei punti di forza delle medie imprese manifatturiere ma dipende ancora troppo dalle richieste che arrivano dalla clientela. In questo caso qualunque ostacolo in grado di far saltare questo flusso rischia di compromettere lo sviluppo dell’azienda. Meglio sarebbe avere politiche di sviluppo prodotti e servizi che, almeno in parte, prescindano dal rapporto specifico con i clienti.

Infine, tecnologia: monitorate costantemente ciò che succede intorno a voi perché spesso le scoperte più rivoluzionarie non vengono monitorate dagli imprenditori. Una volta che avete individuato qualcosa che fa per voi, fate uno sforzo per investirci: viceversa, se siete stati voi a sviluppare qualcosa che potrebbe essere rivoluzionario, proteggetelo con il segreto industriale o una serie di brevetti.

Leggi anche:

– Il comunicato stampa “Innovazione, internazionalizzazione e capitale umano: driver di crescita delle imprese M3

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